La parola d’ordine per il Regno Unito è ora “riallineamento” con l’Unione europea. Il Primo ministro britannico, Keir Starmer, c’ha insistito particolarmente. Non si tratta di rivedere completamente la Brexit – ha detto – e neppure smontare le politiche recentemente introdotte per limitare la libera circolazione delle persone. Ma è certo che – a suo avviso – il Regno Unito deve considerare la riduzione della distanza creata con il mercato Ue, quando è nell’interesse britannico.
Non mancheranno certamente le discettazioni se c’è da considerare il cambio di politica come un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Quel che è certo è che i nuovi governanti di Londra devono porre rimedio ai guasti provocati dall’abbandono dell’Unione europea che ha avuto conseguenze molto pesanti soprattutto per l’economia dell’Arcipelago britannico. Le materie più direttamente coinvolte sono quelle dell’alimentazione e dell’agricoltura che sono quelle che maggiormente hanno risentito dell’uscita ufficialmente il 31 gennaio di sei anni fa.
Starmer ha parlato anche della libera circolazione dei giovani da e per l’Europa. Il cui blocco ha provocato non poche lagnanze da parte di una generazione più che mai aperta al mondo ed interessata, in particolare, alle vacanze, al cibo ed allo stile di vita dei coetanei d’Oltre Manica. Ha così confermato il ritorno Uk al progetto Erasmus “affinché i giovani possano studiare, fare scambi e fare ricerca in un modo molto migliore di quanto non avvenga ora”.
Per i conservatori, però, ne ha parlato la Ministra “ombra” agli esteri, Priti Patel, si ci troverebbe dinanzi al “tradimento della Brexit” da parte del partito laburista e che Starmer “rinuncerà alla nostra libertà di ridurre le normative e concludere i nostri accordi commerciali” perseguendo un maggiore allineamento con il mercato unico.
Apprezzamento, invece, è giunto da Layla Moran, portavoce degli affari esteri del partito liberaldemocratico per il “linguaggio caloroso” del Primo ministro sull’allineamento all’UE ribadendo che il suo partito “ha sostenuto a lungo che questa è la direzione in cui dovremmo muoverci”.
Starmer deve tenere conto anche della voce delle potenti organizzazioni sindacali da cui dipende in gran parte il Partito laburista che da tempo – come ha fatto recentemente il principale rappresentante dei lavoratori, Paul Nowak – chiedono “il più stretto rapporto economico e politico possibile con l’Unione Europea essenziale per stimolare la crescita economica.