Certo tutti, o quasi, ricordiamo la bella canzone di Franco Battiato. Viviamo giorni in cui siamo sopraffatti da notizie e avvenimenti, e per chi, spinto da una forza invisibile, prova a esporre la sua visione delle cose, nella speranza di poter essere di qualche utilità, non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Nel tempo sono stati molti gli articoli da me iniziati e mai terminati, anche perché a volte superati dall’incalzare degli eventi. Grazie all’ottima strutturazione del blog “Politica Insieme”, sono risalito al mio primo articolo, del luglio 2020, dove parlavo della “Laudato si’” e di un testo americano sul clima, da me tradotto, dove l’Enciclica veniva citata e in parte riportata (CLICCA QUI). Il testo, “Drawdown”, frutto del lavoro di duecento scienziati da tutto il mondo, avrebbe potuto avere un positivo impatto concreto sul controllo del riscaldamento globale, ma la pandemia ed altri accidenti ne hanno limitato le grandi potenzialità. Dopo quell’inizio direi casuale, nel momento in cui in seguito mi imbattevo in fatti da me ritenuti importanti, partiva la penna e inviavo gli scritti a Giancarlo. Certo, non sempre le nostre vedute sono state concordanti, ma più di cinque anni di collaborazione e più di cento articoli testimoniano una sintonia accettabile.
Il motivo di tutta questa premessa risiede nel fatto che, essendo tanti, ed anzi troppi, gli argomenti che vorrei commentare, ed essendo tanti ed anzi troppi i commentatori di tali eventi, mi sono chiesto quale poteva essere una scelta dirimente che avrebbe potuto consentirmi di scrivere qualcosa di veramente utile, e non pleonastico, alla ricerca di un “centro di gravità permanente”, appunto.
C’è stato nei giorni scorsi il ricordo di un fatto risalente al 1975, periodo nel quale il mio interesse per la politica non era preminente. Si tratta dell’intervento della nostra Marina in aiuto dei vietnamiti costretti a fuggire dalla loro terra alla fine della guerra, con imbarcazioni spesso di fortuna. Andavano incontro sovente a tragici naufragi: erano i cosiddetti “boat people”. Leggendo la notizia non nascondo di aver pianto: finalmente una grande dimostrazione di umana compassione e solidarietà umanitaria della nostra Nazione. L’anima era finalmente felice e il pianto era di felicità. Piango ancora oggi, mentre sto scrivendo, e nel contempo mi auguro che quello spirito possa rimanere sempre vivo. Da questo ricordo discende la considerazione di quella che, secondo me, dovrebbe essere la collocazione di un paese come l’Italia la quale, dopo aver contribuito agli orrori della II guerra mondiale, ha scritto nella sua Costituzione che ripudia la guerra: per chi avesse tempo, ne ho parlato in questo articolo del gennaio 2024 dedicato a don Luigi Sturzo con le sue idee di pace e di felicità (CLICCA QUI)
Una notizia che, però, ha suscitato in me sentimenti di tipo diverso, riguarda l’Ucraina. Mi è capitato di assistere, infatti, ad un durissimo scontro verbale tra Carlo Calenda, animato da un tale livore da farlo apparire quasi in preda ad una possessione diabolica, e Jeffrey Sachs, autorevolissimo commentatore a livello mondiale e membro della Pontificia Accademia delle Scienza Sociali. Il motivo dello scontro era la crisi Ucraina. Ad un certo punto Calenda ha dato del bugiardo a Sachs, persona che si è sempre distinta per difendere con grande coraggio le verità in cui crede. Sachs aveva affermato che la rivoluzione di Piazza Maidan era stata sovvenzionata dagli USA, ma a quel punto Calenda ha tentato di sbugiardarlo, accusandolo di essere un agente di Putin: peccato che non ricordasse che ad ammettere l’esistenza di un finanziamento di cinque miliardi di dollari a quella “rivoluzione” era stata Victoria Nuland, vice segretaria di Stato amricana. Quella che in una conversazione intercettata sbottò con il suo storico: “Fuck Europe, sull’Ucraina decidiamo noi”.
In questo caso il sentimento scaturito da quello scontro è stato di profonda indignazione, e la cosa mi ha portato a spingermi a dire alcune cose in controtendenza rispetto alla narrazione ufficiale, in totale sintonia con Sachs. Si parla apertamente di una guerra che potrebbe proseguire per anni, ma si nega un’evidenza abbagliante, e cioè che la provocazione era stata americana, a suo tempo guidati da Biden. Ma quando Trump ha detto che lui non avrebbe mai iniziato “la stupida guerra”, i vassalli che in un primo tempo gli si erano accodati supinamente, hanno bene, o male, pensato di proseguire l’impresa da soli, per non perdere la faccia, stando ad alcuni, per motivi inconfessabili, stando ad altre opinioni. Ci si dimentica però che per inseguire un obiettivo, già definito impossibile dal Capo di Stato Maggiore congiunto USA nel 2022, Mark Alexander Milley, ogni giorno muoiono troppi giovani e non solo.
E allora si può ritenere che Calenda sia incapace di vedere l’essenza delle cose: se la Russia aveva chiesto di non avere la Nato ai confini, le continue partecipazioni di Zelensky alle riunioni Nato, e il concreto sostegno fornito da quest’ultima, non potevano che portare alla continuazione del conflitto, senza la possibilità di lasciare intravedere una realistica soluzione. La solo certezza è la morte di tanti uomini e la devastazione di una nazione.
Concludo dicendo che queste mie considerazioni sono condivise da mia moglie, il cui padre era ucraino.
Massimo Brundisini