Quasi sacrilega, può apparire – soprattutto a coloro i quali vissero da vicino la vicenda che scosse l’Italia in quel lontano al 1985 – l’audacia di metterla a confronto con la sfida verbale con cui Giorgia Meloni ha dapprima risposto per le rime al Presidente degli Stati Uniti e poi, quasi con tono di generosa concessione, dichiarato di voler porre termine allo scontro.
E sacrilego sarebbe effettivamente confrontare la bagarre puramente verbale in cui è implicata la premier italiana con il gesto di Bettino Craxi di mandare i carabinieri a circondare, armi in pugno, le forze speciali americane illegalmente sbarcate sul suolo dell’Italia, paese indubbiamente alleato degli Stati Uniti, ma altrettanto indubbiamente sovrano.
Si magna licet componere parvis, quello che le due vicende hanno in comune e lo scatto di dignità nazionale che ne è stata all’origine. Scatto che accomuna, oggi come allora, la larghissima maggioranza dell’opinione pubblica alla posizione dei due Capi di governo. E che fece apparire gli strati più consapevoli della realtà politica come schierati a sostegno dell’uomo (e della donna) di Stato. Come quasi mai si era visto nella storia della Repubblica.
Ciò non significa, probabilmente, anzi quasi certamente, che le due vicende si prestino a previsione di analoghi sviluppi. Il fermo ed immediato gesto di Craxi si colloca infatti nel quadro di una visione politica di tipo risorgimentale. Mentre ben più misero e lamentevole è il retroterra politico, l’accozzaglia di personaggi, cui sinora si è appoggiata la carriera di Giorgia Meloni. Eppure, qualcosa è indubbio. In quest’occasione, la prima donna ad accedere in Italia alla testa del governo ha dimostrato un carattere la cui forza si era sinora soltanto intravista. E che invece forse potrebbe da oggi introdurre un qualche elemento di novità in un paesaggio della rappresentanza politica che è estremamente desolante. E ciò tanto più in quanto Giorgia Meloni è oggi sfidata da destra dalla marmaglia più becera e squallida che si sia mai vista nel nostro pur lamentevole passato recente.
Non si vuole, con questo, fare pronostici. Fare pronostici non è scientifico, più che mai in quella coraggiosa ma pericolosa disciplina che è la Scienza Politica. Ma è certo che da oggi potrebbe esserci nei giochi della politica italiana un attore, o meglio un’attrice, cui il carattere meriterà probabilmente di essere seguito con attenzione.
All’origine della reazione di Giorgia Meloni c’è indubbiamente uno scatto, un elemento caratteriale. Ovviamente sfuggito alla logica bottegaia di Trump, che ha visto solo gli aspetti elettorali che la presa di posizione della Meloni potrebbe determinare. Effetti positivi, ovviamente, dato che in Italia il gradimento dell’attuale occupante della Casa Bianca assai scarso; solo attorno al 15% degli italiani esprime un giudizio favorevole sul Presidente Trump, mentre una netta maggioranza – il 77% – manifesta valutazioni negative.
Certo! Tra i sostenitori di Fratelli d’Italia e Lega i consensi raddoppiano, superando il 30%, ma anche in questi segmenti i giudizi negativi restano superiori ai due terzi, dato che sale al 76% tra gli elettori di Forza Italia.
Qualche commentatore italiano ha scritto che, in questo scontro – che, insolitamente per le cose italiane, ha provocato un notevole clamore internazionale –la premier sarebbe caduta in una trappola. Può darsi! Ma è un fatto che, anche a seguito della sua fermezza contro gli svillaneggiamenti di Trump, la Meloni ha visto molto rafforzato il suo profilo di unica personalità politica italiana di rango internazionale.
Così come è unica dal punto di vista interno. Tanto che – se per assurda ipotesi– Giorgia dichiarasse di volersi ritirare dalla politica, porrebbe al paese come un vero problema quello di trovare un’altra (o un altro) come lei. Chi la potrebbe sostituire? Una domanda che, allo stato, appare senza risposta. Una domanda che, in definitiva, è confermata anche dalla bagarre con Trump.
Lo conferma anche l’anomalo trattamento che questi le riserva: un comportamento chiaramente biased, così come comparativamente eccessiva – basta pensare a come viene trattato Starmer – pare l’attenzione che Trump ha verso di lei. Che le potrebbe dare una carta in più da giocare. E che la prima Italiana di palazzo Chigi potrebbe a questo punto aver deciso di far valere.
Giuseppe Sacco