La diffusione dell’Intelligenza Artificiale (IA) solleva sfide cruciali sulla tutela dei dati intimi e delle convinzioni spirituali in rete. Padre Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, sottolinea a Interris.it che l’IA è una “forza trasformativa” e un “ambiente in cui si vive”, non solo uno strumento. In questo scenario, la libertà religiosa non si misura più solo nel mondo fisico, ma deve essere garantita anche negli spazi digitali dominati da algoritmi spesso opachi. La sfida è usare l’AI per “completare” la fede, non per ridurla alla mera performance e velocità. È essenziale recuperare la lentezza e il discernimento di fronte all’accelerazione tecnologica. La proposta di Padre Spadaro: un “Sinodo dell’Intelligenza Artificiale” per far dialogare professionisti e religioni. L’obiettivo è salvaguardare l’umano rispondendo insieme alle grandi domande poste dalla tecnologia.

L’Intervista

Partiamo da un punto cruciale: che succede quando l’algoritmo si frappone tra la libertà religiosa e la nostra ricerca di senso?

“L’algoritmo filtra e media la comunicazione e l’accesso all’informazione. Questo può essere problematico perché, scegliendo ciò che ci è più vicino o sintonico con noi, limita l’apertura alla diversità. La grande sfida oggi è proprio questa: accogliere l’alterità e la differenza, che sono dimensioni proprie del sacro, evitando di avere una visione del mondo che sia solo lo specchio di ciò che già pensiamo”.

Lei ha sottolineato che tecnologia e intelligenza artificiale non devono limitare la fede, ma “completarla”. In che modo possiamo usare la tecnologia senza cadere nella trappola della velocità e della performance che l’algoritmo impone?

“Il rischio costante è l’ossessione per l’ottimizzazione e la performance. L’uomo, però, non può vivere solo di velocità. Siamo in un’accelerazione continua, e forse in questo tempo è essenziale comprendere che è importante fermarsi, è importante la lentezza. Nello stesso tempo, non dobbiamo temere l’accelerazione, ma imparare a discernere i cambiamenti in atto, senza isolarci dalla realtà”.

Infine, c’è la sua proposta di un “Sinodo dell’Intelligenza Artificiale”, un “camminare insieme” per riflettere su questi temi. Qual è l’obiettivo di coinvolgere nuove generazioni e professionisti in questo dialogo?

“Vivere i sinodi della Chiesa Cattolica mi ha insegnato che camminare insieme significa incontrarsi, dialogare e comprendere le differenze in un ascolto profondo. Proporre un “Sinodo” sull’Intelligenza Artificiale significa riunirsi per indagare il senso di questa tecnologia e rispondere alle grandi domande dell’uomo. È un compito che oggi spetta alle grandi religioni: non vivere di polarizzazione e opposizioni, ma camminare insieme per salvaguardare l’umano”.

Francesco Vitale

Pubblicato su www.interris

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