Il sacro convento di Assisi, in collaborazione con docenti, studiosi e giornalisti, ha presentato mesi fa una proposta intitolata AI Assisi act, il cui pregio fondamentale è quello di mettere in campo, senza sconti, una forte attenzione
all’etica applicata all’Intelligenza artificiale. La questione è diventata prioritaria grazie all’impulso di Leone XIV, senza trascurare tuttavia che, nei tempi in cui viviamo, occorre aggiornare cosa significhi un approccio alla centralità dei contenuti, in cui si traduce finalmente uno sforzo di consapevolezza e di autocoscienza.
La ragione profonda dei riferimenti del nuovo Papa all’IA, già nel giorno della sua presentazione al mondo, non è sfuggita a Roberto Regoli, quasi in apertura del saggio introduttivo del numero di giugno di Formiche: “Si può ben immaginare che le preoccupazioni del Papa (…) non siano di natura tecnologica, ma riguardino il suo impatto nel modo in cui comprendiamo noi stessi e come ci trattiamo a vicenda”. Con singolare sintonia, Mauro Magatti si ricollega alla rivoluzione industriale, che ha trasformato i corpi e le fabbriche, mentre “la rivoluzione digitale trasforma le menti, le relazioni, il modo stesso di abitare il mondo. (…) Non basta regolare il cambiamento, ma occorre formare le coscienze, educare alla libertà interiore, riscoprire il senso spirituale della tecnica”.
Si tratta di superare quella che Zamagni chiama una vera e propria “idolatria delle macchine”, come primo passo per intervenire sulla formazione degli individui. Del resto, oggi, si pone in termini radicalmente nuovi il nodo della verità, in netta opposizione all’ipertrofia del disordine informativo. Anche per questo, l’etica mette al centro proprio le persone, singoli cittadini impigliati nella tempesta tecnologica contemporanea, verso cui diventa vincolante un obbligo di divulgazione; solo quest’ultima può garantire una chiamata universale, coerente del resto con l’impronta
del sacro convento di Assisi.
Un pregio della carta è certamente quello di lasciarsi alle spalle il clamore sulla sovraesposizione digitale, mettendo al centro il buco nero degli studi sui media, e cioè la scarsa conoscenza delle conseguenze sociali di lungo termine. Tra
queste, il nodo più rilevante nel nostro tempo riguarda i soggetti istituzionali e la sovranità degli Stati, stressati dall’impatto logorante con le superpotenze planetarie. Non possiamo del resto trascurare l’asimmetria di risposta tra intelligenza artificiale, organizzazioni sovranazionali e i singoli Paesi nel misurarsi con mutamenti vorticosi, connotati per di più da aspetti oggettivamente complessi. In poche parole, bisogna liberarsi alla subalternità delle istituzioni rispetto al lobbismo a favore delle concentrazioni digitali. Siamo dunque in una situazione completamente nuova, per la quale mancano confronti storici plausibili, esigendo un sapere coraggioso capace di mettere in campo una conoscenza indipendente.
L’IA Assisi act intraprende finalmente questa strada. Del resto, l’approccio etico chiama in causa anche una radicale riflessività degli studiosi, senza trascurare il tema della regolazione sociale e normativa. Soltanto costruendo una piattaforma intelligente tra saperi e ricerca innovativa si può sperare in un sistema di indicazioni non enfatico e puntuale, ma neppure talmente labile e formale da rischiare l’irrilevanza. Anche sotto questo profilo, si riconosce l’originalità e autorevolezza dell’iniziativa francescana, volta a stringere un legame tra intelligenza artificiale e assunzione di responsabilità.
Per evitare ogni arretratezza cognitiva, dobbiamo mettere al centro sia i dati sia l’interrogativo su cosa guadagniamo e perdiamo con l’IA. La scommessa, allora, è quella di individuare la centralità dei “processi di sostituzione”, di cui
siamo tutti poco consapevoli. I dati sull’espansionismo di tecnologie e device digitali, indicano che lo sviluppo dell’infosfera non ha più i caratteri petulanti dell’exploit, tendendo, invece, verso una situazione di normalizzazione. In altre parole, la stabilità sembra finalmente più rilevante dell’aumento esponenziale; entriamo costantemente in una fase positiva in cui si profila la possibilità che altre voci, diversi climi culturali e sensibilità alternative possano finalmente aggiungersi al canone dominante.
Resta però il fatto che un fenomeno nuovo come la frenata (così è chiamata dalla stampa specializzata) non può far dimenticare che comunque i trend su cui si attesta la dominazione digitale sollecitano un’assunzione di consapevolezza a fronte di ragazzi e giovani in età di formazione. E non continuiamo a ignorare un tema rimosso dal
dibattito pubblico: la socializzazione dei bambini non ancora entrati a scuola. Basterebbe questo promemoria etico ed educativo per capire l’importanza deontologica dalla carta di Assisi, che apre al nodo su chi forma oggi i cittadini
e soprattutto le generazioni nuove.
Mario Morcellini
Pubblicato sulla rivista Formiche