Interris ha pubblicato la seguente intervista, a firma di Manuela Petrini, al Presidente Unicef Italia, Nicola Graziano
“Il Monitoraggio 2025 del documento ‘Le cose da fare: Agenda Unicef 2025-2027 per l’infanzia e l’adolescenza‘ che abbiamo lanciato in occasione della ripresa dei lavori parlamentari, fotografa la condizione dei bambini, delle bambine e degli adolescenti che vivono in Italia e vuole essere un appello alle Istituzioni per il rispetto dei loro diritti. L’Agenda è articolata su quattro aree prioritarie: cambiamento climatico, educazione di qualità, non discriminazione, salute mentale e benessere psicosociale”. E’ quanto ha dichiarato Nicola Graziano, presidente dell’Unicef Italia sul documento “Le cose da fare: Agenda Unicef 2025-2027 per l’infanzia e l’adolescenza”.
Presidente, cosa emerge dal vostro monitoraggio?
“La fotografia, realizzata con il Monitoraggio, evidenzia alcuni progressi, realizzati come nella copertura dei servizi per la prima infanzia, passata dal 27,1% (2019/20) al 30% (2022/23) o nel calo del numero dei giovani NEET (che non studiano né lavorano, né sono coinvolti in percorsi di formazione) dal 16,1% (2023) al 15,2% (2024), ma non solo. Permangono d’altra parte alcune gravi criticità, prima tra tutte la povertà minorile che colpisce ancora oltre 1,2 milioni di bambini, seguita dall’accessibilità degli edifici scolastici – ferma al 41% – e la spesa pubblica per l’istruzione che si pone sotto la media europea. A preoccupare anche il benessere psicosociale dei ragazzi e la forte ansia per il cambiamento climatico registrata al 67,9% dei ragazzi nella fascia d’età compresa tra i 14 ed i 19 anni”.
Quali sono le principali necessità dei bambini e adolescenti italiani?
“Per noi dell’UNICEF fra le principali priorità che riguardano i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze che vivono nel nostro Paese vi sono il contrasto alla povertà minorile, che continua a colpire in modo significativo i minorenni e la necessità di garantire a tutti un’istruzione di qualità, a partire dall’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia, in particolare nel Sud del Paese, e rendere le scuole più accessibili e inclusive per gli studenti con disabilità, idonee ad accogliere ogni bambina e bambino anche in una prospettiva interculturale. Un’urgenza crescente è il rafforzamento dei servizi per la salute mentale in coordinamento con le scuole e la comunità, per affrontare efficacemente ansia, isolamento e disagio giovanile e dare risposte concrete anche alle preoccupazioni ambientali espresse dai giovani. Un altro aspetto fondamentale riguarda l’accoglienza e tutela dei minorenni stranieri non accompagnati, un sistema che oggi mostra segnali di indebolimento, per il quale è necessario garantire qualità, e continuità e un’effettiva protezione”.
Quali azioni bisognerebbe mettere in campo affinché l’Agenda “Le cose da fare” sia tradotta in un piano d’azione concreto?
“Occorre trasformare gli impegni assunti, anche nelle sedi internazionali, in politiche concrete, destinando fondi mirati ed adeguati a livello sia nazionale che regionale, soprattutto con particolare attenzione agli interventi nel Mezzogiorno, così come nelle zone più deprivate di servizi, presenti nelle aree interne, così come in quartieri delle grandi città. Sono vari i Piani d’azione espressamente dedicati ai minorenni dalla normativa italiana. Ad esempio, il Sesto Piano Nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2025-2027 (di cui si attendono le ultime fasi per l’adozione) si concentra in particolare su genitorialità, educazione e salute, prevedendo azioni specifiche in questi ambiti. Ma esso è stato preceduto da una valutazione dell’attuazione del Piano precedente, dalla quale si evince una scarsa attenzione al pieno rispetto di quanto previsto. Per questo noi oltre a partecipare alla stesura di questi atti di programmazione, ne sosteniamo la puntuale attuazione, monitoraggio e valutazione”.
Di cosa ci sarebbe bisogno?
“Nello specifico, ribadisco che sono fondamentali più investimenti nei servizi e nelle prestazioni per i bambini e gli adolescenti, nella sanità, nell’educazione, nelle politiche sociali ma anche nell’accesso all’arte, alla cultura allo sport. Su tutti questi ambiti è necessario un impegno politico comune per continuare a definire e quindi garantire livelli essenziali delle prestazioni a tutti i bambini e le bambine rispettando così il principio di non discriminazione sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. E’ indispensabile, infine, che le politiche siano integrate e coordinate, che dialoghino tra loro e non siano interventi isolati, per assicurare un impatto strutturale e duraturo. È altresì essenziale raccogliere dati disaggregati per monitorare l’efficacia e valutare l’impatto delle misure adottate e promuovere il coinvolgimento e la partecipazione dei ragazzi e delle ragazze nelle decisioni che li riguardano. Il nostro auspicio più grande è che questo lavoro possa favorire cambiamenti a livello legislativo, politico e culturale, sostenere l’assunzione di decisioni consapevoli e mirate sulla base di una pianificazione più efficace, accompagnata da un costante monitoraggio e da una valutazione puntuale dei risultati raggiunti nel tempo”.
In materia di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, l’Italia è in linea con l’attuazione degli impegni assunti in coerenza con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030?
“Come affermato anche dall’Assemblea Generale dell’ONU, non c’è uno sviluppo sostenibile pieno senza la realizzazione effettiva dei diritti dell’infanzia. L’Italia ha compiuto importanti passi avanti nel riconoscere e promuovere i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in coerenza con l’Agenda 2030 e in particolare con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) più strettamente connessi ai diritti dei minorenni. Tuttavia, persistono ritardi strutturali e disuguaglianze territoriali significative, in particolare tra Nord e Sud del Paese, che ostacolano una piena attuazione degli impegni presi”.
Quali sono le principali criticità?
“Le principali criticità riguardano soprattutto la povertà minorile ed educativa, in crescita in particolar modo nel Mezzogiorno, un accesso diseguale ai servizi per la prima infanzia – con forti disparità tra regioni – un supporto inadeguato alla salute mentale degli adolescenti, accentuatosi soprattutto dopo la pandemia. L’Italia ha l’opportunità – e la responsabilità – di compiere un salto di qualità nella piena realizzazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in coerenza con la Convenzione ONU e l’Agenda 2030. Solo così sarà possibile costruire un futuro giusto, equo e sostenibile, davvero a misura di tutte e tutti, senza lasciare nessun bambino, nessuna bambina indietro. Ma questo è possibile realizzarlo coinvolgendo appunto dalla Istituzioni competenti alla società civile organizzata, dal mondo dell’accademia, al settore privato, dalle famiglie ai bambini e agli adolescenti stessi. Mi sembra questo il modo adeguato di rispettare lo spirito e la lettera di questi impegni sottoscritti a livello internazionale”.
Presidente, vuole fare una sua conclusione?
“L’Agenda UNICEF ‘Le cose da fare’ rappresenta una bussola chiara, una chiamata all’azione concreta. Abbiamo scelto negli anni di monitorare, in particolare, degli indicatori propri per poter segnare il percorso realizzato dalle Istituzioni. In un momento storico in cui le disuguaglianze si amplificano e i diritti dei bambini e degli adolescenti rischiano di essere messi in secondo piano, è fondamentale che le Istituzioni italiane mettano l’infanzia e l’adolescenza al centro delle politiche pubbliche, in modo strutturale e non occasionale, facendo di conseguenza investimenti adeguati, valutando costantemente l’impatto sui bambini e gli adolescenti delle azioni intraprese, a livello nazionale come regionale e locale. È necessario un cambio di passo, un impegno politico comune che metta in campo azioni concrete, partecipate e misurabile adottando strumenti di attuazione efficaci, a partire dalla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni dedicati ai bambini ed agli adolescenti, meccanismi di monitoraggio indipendenti, raccolta dati disaggregati e coinvolgimento attivo dei bambini e dei ragazzi nelle decisioni che li riguardano. Ad esempio, agire sulla rimozione delle barriere architettoniche nelle scuole, garantire un adeguato sostegno economico alle famiglie più fragili, operare per un’accoglienza di qualità per i minorenni stranieri non accompagnati e potenziare i servizi di salute mentale. Le sfide da affrontare – dalla povertà educativa alla salute mentale, dalla parità nell’accesso ai servizi alla transizione ecologica – sono interconnesse e non possono più essere trattate come ambiti separati. I dati emersi dal Monitoraggio 2025 mostrano che il cambiamento è possibile, ma richiede volontà politica, risorse adeguate e continuità d’azione”.