Vi sono importanti elementi che fanno decisamente la differenza tra l’iniziativa politica che Costruire Insieme, Politica Insieme e qualche decina di gruppi locali varano il prossimo fine settimana a Roma ed altri tentativi cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, diretti a ricreare una significativa presenza dei cattolici sulla scena politica del nostro Paese.
1 – Anzitutto, l’ispirazione cristiana del nuovo soggetto politico viene assunta con la consapevolezza di quanto vi sia, si potrebbe dire, di provocatorio, in un certo senso, a voler mantenere salda fino in fondo, oggi, una tale connotazione. Non una bandierina messa lì, immaginando stupidamente che tanto basti ad intestarsi una certa area elettorale, né un formale tributo alla memoria di altre stagioni che hanno visto i cattolici protagonisti nella nostra vicenda democratica. Neppure il bisogno autoreferenziale di garantire a sé stessi un fattore identitario. Piuttosto la coscienza di poter dare agli italiani un concorso importante ed originale per affrontare le questioni dirimenti di questa complessa fase della loro vita.
Un servizio al Paese, nella consapevolezza che si risponde ad una propria possibile funzione storica solo concorrendo al “bene comune”, non alla promozione di un interesse di parte. Ed ancora la fondata convinzione che ciò sia possibile solo riscattando l’esperienza politica del movimento cattolico da quella sorta di obbligata dipendenza, ora dalla destra, ora dalla sinistra, che l’ha resa insipida, afona ed inconcludente.
Da qui il valore-cardine della nostra iniziativa: l’autonomia della nostra posizione. “Autonomia”, come dato di cultura e di pensiero politico, prima ancora che come schieramento. La condivisione piena di questo criterio da cui non si prescinde, come condizione inderogabile di accesso e partecipazione all’azione politica che intendiamo proporre.
2 – In secondo luogo, la consapevolezza della difficoltà di un’impresa per nulla scontata, ma non velleitaria né improvvisata e che affrontiamo con un sentimento di umiltà e di coscienza dei nostri limiti. Una sfida preparata a lungo, non nel segno dell’azzardo o dell’ “amarcord” delle glorie di un tempo che fu, bensì nella continuità di un’ispirazione ideale e di una cultura politica che non tramonta, fondata su principi e valori che trascendono la particolarità di una fase determinata e, pertanto, sono declinabili, ogni volta ravvivati, secondo la specificità di ogni stagione che via via succeda alle precedenti; capace, dunque, di rispondere alla temperie di ogni frangente storico, buttando la cenere e conservando il fuoco, secondo l’ammonimento di Tommaso Moro.
3 – Un terzo fattore rilevante è la capacita’ “inclusiva” che questa idea della nostra autonomia sta dimostrando, contrariamente al marchio frazionista, dominante nei precedenti tentativi di cui sopra. Ovviamente, questo processo di inclusione è pur sempre ancora iniziale, eppure già mostra i segni di una fecondità, dobbiamo ammetterlo, imprevista e superiore alle attese.
4 – Altra differenza di fondo consiste nell’assumere come compito primario della nostra presenza nel sistema politico, piuttosto che un ruolo di potere, quello che noi chiamiamo un “compito di verità”. Il che non significa, beninteso, fare testimonianza, bensì evitare di farci incantare da qualche strapuntino strappato qua e là, come un povero Lazzaro che agogna qualche briciola che cada dal desco del potere altrui.
La nostra preoccupazione non è come intrufolarci, attraverso qualche occasionale fessura, nel sistema di potere così com’è per godere di qualche nicchia di un apparato complessivo guidato da altri, ma, al contrario, cercare quella trasformazione di cui parla il nostro Manifesto ( CLICCA QUI ). Questo significa concorrere a riassorbire il grave tasso di irrazionalità che campeggia oggi nel confronto politico; riportare le cose ad una misura pacata di riflessività e, se vogliamo, di puro e semplice buon senso; a un sentimento di reciproca legittimazione che superi, tra l’altro, quella degenerazione del linguaggio cui assistiamo.
5 – Soprattutto, va poi osservato, come ci sia un dato che assolutamente distingue la nostra impresa da quelle fin qui spiaggiate nel nulla. Si colloca in un tempo politico nel quale, diversamente da ieri, il bipolarismo coatto, di fatto imposto dalle leggi elettorali maggioritarie, è giunto al capolinea e questa consapevolezza si va diffondendo.
Eppure, verrà difeso e riproposto da chi ha motiva di interpretarlo come una insperata protesi offerta alle proprio periclinanti fortune elettorali.
6 – Infine, a questo punto, è sperimentalmente dimostrata – anche la scorsa settimana all’apertura delle urne delle regionali- quell’impotenza dei cattolici, a destra e parimenti a sinistra, entro una simile fisionomia del sistema politico-istituzionale. Impotenza ed emarginazione che taluni, perfino in buona fede, in altri momenti, potevano ritenere ancora ovviabile ed oggi non più.
Pertanto, essendo naturalmente del tutto scontata la legittimità dei timori, delle cautele, delle critiche aperte che accompagnano la nostra impresa, sarebbe forse opportuno guardarla almeno con rispetto o addirittura concorrervi, accettando quel criterio di autonomia che forse richiede a taluni qualche sacrificio, anche sul piano personale, eppure rappresenta, a nostro avviso, la condizione previa di un importante investimento politico. In ordine, ad un progetto che, senza cadere nel giacobinismo farlocco della rottamazione, intende porre in campo una nuova e giovane classe dirigente, laddove molti tentativi naufragati erano soprattutto funzionali al riciclo di esperienze passate.
Ad ogni modo – patti chiari, amicizia lunga – il nostro tutto è meno che un percorso leaderistico o elitario, fondato su una grande collegialità ed aperto a tutti coloro che intendano rispettarne le ragioni fondative.
Domenico Galbiati
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