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Giorgia Meloni “inciampa” sempre sui magistrati…

Non l’è bastata la batosta sul Referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Anzi, forse, proprio per quello, è continuamente alla ricerca di una “vendetta”, all’insegna della delegittimazione dei Giudici. Ma lo fa spesso in maniera scomposta e, persino, menzognero. Appena accaduto anche in occasione di un aumento di stipendio alla categoria tanto vista,  ma oggi che sta al governo, come fumo negli occhi. Menzognero nel senso che, ancora una volta, non racconta come stanno davvero le cose perché l’aumento è “dovuto” per legge. E così fa le bizze da scolaretta piuttosto che assumere la postura che dovrebbe essere propria di chi ha la responsabilità di sedere a Palazzo Chigi.

Come stanno, infatti, le cose per quanto riguarda quell’aumento di stipendio per i giudici che lei dice addirittura di non voler firmare, da populista qual’è?

Non è un aumento deciso a casaccio, bensì un ricalcolo dovuto per ottemperare la Legge 19 febbraio 1981, n.27, art.2, in virtù della quale gli stipendi dei magistrati si adeguano di diritto ogni triennio nella misura della media degli incrementi delle altre categorie del pubblico impiego [statali, regioni, comuni, università, ospedali ecc.]. La percentuale la calcola l’ISTAT entro marzo e il Presidente del Consiglio la recepisce con DPCM entro il 30 aprile del primo anno del triennio. Previsti acconti del 30% il secondo e terzo anno e poi un conguaglio. E’ un automatismo.

Automatismo che se non viene rispettato porta ad un recupero successivo che, in questo caso, dovrebbe portare all’esborso 970 milioni di euro, anche se l’ANM – l’Associazione Magistrati – e la Corte dei Conti dicono che gli importi effettivi saranno sensibilmente inferiori. Tutto nasce dal fatto che l’automatismo in questione fu mal calcolato nei due trienni 2018-2020 e 2021-2023. Quindi, non si tratta di un nuovo aumento, ma di arretrati omessi per anni.

Del resto, nel Documento programmatico di bilancio 2027 è stato previsto un “fondo sentenze” da 1,9 miliardi, in gran parte per questa partita. E, allora, perché la Meloni smentisce persino sé stessa e dice di rifiutarsi di firmare? Lo ha dichiarato all’Adnkronos il 18 ottobre: “In coscienza non posso destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati”. Ma il DPCM è atto dovuto in esecuzione di legge e di sentenze definitive. Se non viene firmato, i magistrati andranno avanti con il giudizio di ottemperanza davanti al giudice amministrativo come già annuncia l’ANM e, così, ogni rinvio farà aumentare la somma per interessi e rivalutazione.

Giorgia  Meloni può omettere di raccontare come davvero stanno le cose, ma non può annullare un diritto. L’Esecutivo può discutere tempi e modalità di erogazione – e farci aumentare il debito a noi italiani bel caso di ulteriori ritardi- ma non può cambiare la legge del 1981 senza abrogarla in Parlamento.

La verità, dunque, è tutta un’altra e la conosciamo bene da un pezzo.

 

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