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A proposito del governo più longevo … Michele Marino

Si presume che esso abbia avuto molte più opportunità di lavorare concretamente, adottare atti nel campo dello sviluppo economico e sostenibile, della sicurezza (da quella pubblica a quella sul lavoro fino a quella ambientale), delle relazioni comunitarie ed internazionali, dell’istruzione, della cultura e dell’arte. Ed anche rispetto alle decise, eclatanti promesse, urlate con orgoglio sovranista, non mi risulta che il Meloni I abbia particolarmente brillato.

Si pensi a qualcosa come: l’eliminazione delle accise e “a contrario” all’aumento costante del prezzo dei carburanti o degli extracomunitari irregolari o clandestini, alla mancata riforma del Presidente del Consiglio come premierato forte, ecc. Il problema di fondo, adesso, non è altro che competere con le fantasiose, nostalgiche, irrealizzabili idee di Vannacci, il novello salvatore della patria, inseguendolo in stile “Cetto la qualunque” con altrettante novità, tipo  bonus o limitazioni razziste che parlano alla pancia … piuttosto che all’intelligenza degli elettori.

E così passiamo dalle normali scaramucce all’interno della compagine governativa tra partiti che, spesso,  non hanno molti punti in comune  – si pensi alla politica nelle istituzioni europee o estera verso la Russia, quanta differenza c’è tra Salvini e Taiani! – a spot creati dal nulla senza neanche la certezza della copertura finanziaria, mentre i problemi seri come il cambiamento climatico, i costi energetici e gli stipendi e le pensioni più bassi d’Europa restano al palo; poi ci sarebbe l’acciaieria più grande del continente, a Taranto, ferma da anni e destinata forse all’estinzione dopo che sono stati procurati danni irreversibili al territorio e alle persono.

Da un esecutivo di legislatura ci si aspettava almeno una riforma importante, quella del fisco ad esempio, con una giungla normativa da riordinare e semplificare, oppure in tema di giustizia. Certamente non quella, respinta dal popolo italiano, del C.S.M. e della inutile separazione delle carriere dei magistrati, che significava soltanto rifare la cornice di un quadro vecchio e brutto, antistorico, cioè lento, di un sistema autoreferenziale e inefficace anche per carenze d’organico, la qual cosa danneggia il rapporto dei cittadini con lo Stato e la stessa onorabilità delle istituzioni repubblicane.

E che dire? Siamo stufi della politica che proclama promesse vane, da parte di chi s’è trovato in mano un giocattolo che costa caro (le spese di rappresentanza sono raddoppiate quanto a voli di Stato), senza avere adeguata consapevolezza o senso di responsabilità. Bisogna obiettivamente passare dalle dichiarazioni ai fatti, a programmi concreti su obiettivi di interesse generale. Perciò sarebbe ora che anche il “campo largo” si decida ad elaborare con serietà un programma condiviso, idoneo a favorire la salvezza di questa nazione, a riportare gli italiani al voto, guardando all’avvenire in modo positivo.

Michele Marino

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