Pubblichiamo stralci del testo del videomessaggio con cui il sottosegretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita si è unita ai partecipanti al Villaggio tematico “Politiche per la felicità” — preparatorio all’appuntamento Economy of Francis — svoltosi online nei giorni scorsi con la partecipazione di giovani di tutto il mondo.

Non c’è più tempo per l’indifferenza, ci ha fatto notare con forza Papa Francesco di fronte agli effetti devastanti della pandemia: «Coloro che hanno responsabilità politiche si adoperino attivamente in favore del bene comune, fornendo a tutti i mezzi e gli strumenti necessari per condurre una vita dignitosa» (Messaggio pasquale 12.04.2020).

Per bene comune s’intende «l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente» (Gaudium et spes n. 26). Esso non consiste dunque nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto: il bene comune è di tutti e di ciascuno, è comune, come tale indivisibile e soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo. La sua logica è quella di un sistema, tutti dobbiamo perseguirlo: singoli, famiglie, imprese e Stato. Esso implica la ricerca del senso e del bene delle forme di vita sociale esistenti per garantire a tutti un’equa distribuzione dei beni.

Ma il bene comune non è fine a se stesso, poiché serve al raggiungimento dei fini ultimi della persona, affinché ciascuno possa realizzarsi in pienezza. Esso dunque non è riducibile ad un semplice benessere socio-economico. In che modo la famiglia è un’istituzione necessaria ed essenziale al raggiungimento del bene comune? La famiglia, che nasce dall’intima comunione di vita e d’amore coniugale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, possiede una sua specifica e originaria dimensione sociale, in quanto luogo primario di relazioni interpersonali, prima e vitale cellula della società (Apostolicam actuositatem n. 11). Essa è «il luogo primario della “umanizzazione” della persona e della società» e «culla della vita e dell’amore ». La famiglia, dunque, è centrale in riferimento alla persona. In tal senso, la prima e fondamentale struttura a favore di un sano sviluppo dell’ecologia umana è la famiglia. (Centesimus annus n. 39). Essa ha una dimensione pubblica, che genera obblighi in capo ai suoi membri, che non sono limitati dai termini di un contratto, ma che derivano dall’essenza stessa della famiglia, fondata su un patto coniugale irrevocabile e strutturata dai rapporti e dai ruoli che ne derivano in seguito alla generazione o all’adozione dei figli.

La famiglia coniugale, con la stabilità e la certezza che conferisce ai suoi membri, richiede per tali ragioni di essere sostenuta con forza dallo Stato, in quanto… condizione fondante ogni altra possibilità di sviluppo della persona umana nella sua dimensione sociale.

Il legame tra famiglia, bene comune e vita economica è molto forte: economia deriva da oikia-nomos, l’arte di gestire la famiglia, la casa, in senso macro-economico, la nostra casa comune (Laudato si’ n. 13). Per i legami che la caratterizzano, la famiglia è in grado di generare atteggiamenti virtuosi all’interno del mercato, come la condivisione e la solidarietà tra le generazioni, rendendosi produttrice di servizi.

La famiglia genera risorse umane, fa circolare capitale a partire da esigenze specifiche, produce servizi. Essa è una forza trainante del sistema economico. E l’esperienza della pandemia lo ha dimostrato. La famiglia è stata l’ammortizzatore che ha assorbito sulle sue spalle le conseguenze umane ed economiche più pesanti della crisi. Il principio, oggi dominante, della massimizzazione del profitto è una distorsione dell’economia e non conduce né alla felicità dei singoli né al bene comune, così come non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale. L’economia capitalistica, infatti, sembra essere arrivata ormai a un punto di saturazione… Per di più, ben poco viene destinato a coloro che finora sono rimasti indietro: i poveri, gli emarginati, coloro che da troppo tempo sono in difficoltà. L’evidenza empirica suggerisce che se usiamo un aumento del nostro reddito semplicemente per comprare case più grandi o beni di lusso, non ci ritroviamo più felici di prima. Ma se usiamo l’aumento di reddito per acquistare beni non vistosi per dedicare più tempo a coloro che amiamo, le cose cambiano…

I dati delle attuali scienze economiche ci mostrano che quando le relazioni non strumentali diventano scarse (famigliari, amicali, e in generale le relazioni di gratuità) e il reddito, invece, cresce, l’aumento ulteriore di reddito può essere “pagato” con un peggioramento della vita relazionale… Ciò dimostra che all’interno del sistema economico è necessario, e non opzionale, salvaguardare le relazioni e, in primis, il ruolo pilota della famiglia, ossia di quel luogo delle relazioni primarie necessarie alla persona per poter realizzare in pienezza la propria personalità, la propria identità e il proprio progetto di vita. A tal fine, però, è necessario che il sistema cambi il suo sguardo nei confronti di due soggetti: del singolo, che non è solo un individuo; e della famiglia, che non è un peso o un costo, ma il principale motore capace di generare stabilità, sicurezza, atteggiamenti virtuosi, solidali e gratuiti, che possono alimentare virtuosamente il sistema economico.

Tutto ciò implica: abbandonare la concezione individualistica della persona; riconoscere la soggettività e la priorità sociale della famiglia, come fondamento del bene comune; promuovere condizioni di lavoro e meccanismi di redistribuzione dell’equilibrio tra ruoli di cura e ruoli professionali nel mercato del lavoro, in modo che uomini e donne non debbano abbandonare la famiglia e soprattutto il progetto di una famiglia; avere chiaro che all’economia non è affidato il fine della realizzazione dell’uomo e della buona convivenza umana, ma un compito parziale; un rinnovamento dei modelli economici basati anche sulla nostra personale conversione e generosità nei confronti dei più bisognosi… Bisogna lavorare perché la condivisione, la solidarietà e la comunione diventino i principi di un mercato come spazio di incontro tra persone, governato da fiducia e trasparenza.

Gabriella Gambino

 

Pubblicato su L’Osservatore Romano ( CLICCA QUI )

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