La mossa calcolata di Giorgia Meloni
Giorgia Meloni è una persona accorta. Non si è fatta sorprendere ed, anzi, ha colto la palla al balzo. Non si deve concederle il vantaggio di sbagliare l’analisi politica delle sue prese di posizione. L’attacco al Presidente della Repubblica non è stato un fallo di reazione, ma piuttosto l’applicazione di uno schema di gioco studiato ad arte e messo in campo alla prima occasione utile. Ci aveva già provato qualche tempo fa, ma la cosa le era andata buca. Ed ora ci ritenta. La questione è tutta politica, non umorale.
L’attacco deliberato
Meloni non poteva non sapere che cosa avrebbe sollevato la sua dichiarazione nei confronti del Presidente, sul tema dei bambini immigrati a scuola. L’attacco è deliberato e duplice: alla persona e al ruolo istituzionale. Ben poche volte, negli ottant’anni di vita democratica e istituzionale della Repubblica, tra la serena e ferma compostezza della persona e il compito di garante della Costituzione che gli è affidato, la coincidenza è stata altrettanto piena come dal giorno dell’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale.
Mattarella come paradigma
Mattarella è, agli occhi degli italiani — e Giorgia Meloni l’ha ben compreso — non solo l’interprete fedele della Costituzione sul piano formale, ma colui che la incarna e la propone, si potrebbe dire, come stile di vita, costume, paradigma che ispira i comportamenti alla trasparenza della persona, alla solidarietà, a una forma di mitezza — viene in mente Aldo Moro — che è la vera forza del leader.
Il veleno politico
La Meloni non è in grado di reggere il confronto con Mattarella e, probabilmente anche in vista delle sue aspirazioni quirinalizie, le vien naturale spargere qua e là un po’ di veleno e vedere che effetto fa.
Domenico Galbiati

