Carlo Calenda ed Enrico Michetti non hanno atteso un minuto e si sono subito dimessi dalla carica di consigliere comunale cui sono stati eletti comunque, nonostante la sconfitta riportata nella corsa a diventare il Sindaco della Città dell’Urbe.

Dice Calenda che lo aveva detto prima: se avesse perso non sarebbe rimasto semplice componente dell’Assemblea di Roma Capitale. Michetti giustifica le sue dimissioni perché preferisce previlegiare il proprio mestiere che consiste, spiega, nell’aggiornamento e nell’assistenza per amministratori e funzionari pubblici. Comunque, capendo quale tipo di polemiche aveva finito per scatenare ha fatto retromarcia: no, per ora resto, poi vedremo… Chissà che per qualcuno la toppa non ha finito per far vedere ancora meglio il buco.

Siamo in libertà e in democrazia ed è bene che ciascuno faccia quello che ritiene più opportuno. C’è stato però chi si è messo a fare i conti e ha visto che al primo turno delle elezioni amministrative i due, Michetti e Calenda, complessivamente, hanno ricevuto circa 660 mila voti. E’ probabile che molti di questi potrebbero essere autorizzati a non prendere la cosa proprio bene. Come dar loro torto.

Inevitabile la domanda: ma per che cosa mi hai chiesto il voto? O faccio il Sindaco oppure niente? Una versione non cinematografica della celebre espressione del Marchese del Grillo che ci ha satiricamente ben regalato Alberto Sordi: “io so’ io e voi nun siete ….”.

E’ molto probabile che i due non si candideranno più alla carica di Sindaco di Roma. Ma se eventualmente si dovesse rivedere il famoso manifesto su cui Michetti ha contato per farsi eleggere con l’epica domanda “Michetti chi?” qualche bontempone di sicuro aggiungerà con la bomboletta spry : quello che ti chiede il voto e poi te molla…

Nel caso di Calenda il discorso potrebbe essere più circonvoluto, ma potrebbe finire per ricordargli che ha perso un anno intero prima di “scoprire” che il Pd non l’avrebbe mai candidato perché gli preferiva l’accordo con i 5 Stelle; che ha detto in lungo e in largo di avere un programma al fulmicotone per Roma; che voleva dare un segno di buona politica … e poi?

Certo, noi non siamo in Francia dove è un punto d’onore per ministri e parlamentari seguire le sorti del loro municipio, per quanto piccolo sia: Calenda, nonostante quello che dicono le malelingue, c’ha tanto da fare a Bruxelles, dove non può certamente mancare agli appuntamenti per lui vincolanti di parlamentare europeo; è oramai impegnato con il suo progetto Azione che intende lanciare a livello nazionale dopo il successo elettorale romano. Forse maturato anche per le attese del suo “Un nuovo capitolo di programma per Roma”. Visto che non gli va di salire al Campidoglio solamente con l’incarico di consigliere comunale, resterà solo un titolo..

In ogni caso, chi pensa di fare fortuna politica indicandone una nuova deve sapere che ci vuole coerenza, costanza e continuità senza mai dimenticare che gli elettori non sono proprio fessi come qualcuno continua a pensare.

Alessandro Di Severo