Viviamo in una strana era in cui ci viene riconosciuta e formalmente garantita una serie di libertà, personali, civiche, economiche e sociali: da quella di genere o sessuale alla riservatezza, dalla concorrenza alla circolazione, alla comunicazione social, telematica e digitale. Ma, dobbiamo altresì registrare un lungo elenco di situazioni significative per le limitazioni o contrizioni contraddittorie che, in sintesi, vengo ad elencare:

a) la libertà del diritto di elettorato passivo sarebbe, in teoria, destinata validamente a ciascuno di noi (specialmente se titolato ed esperto in materia di diritto parlamentare ed istituzioni pubbliche), pur tuttavia resta un principio astratto se non stai a cuore ad un potente di partito e/o non disponi di somme ingenti (lecite o illecite non conta) da investire nella campagna elettorale. Si tratta, invece, di un diritto esercitabile con assoluta facilità per chi è già parlamentare europeo, la qual cosa caratterizza l’Italia in modo anomalo, del tutto originale – negativo, secondo me – rispetto agli altri Paesi dell’U. E.! E del resto questo andazzo non si verificava, di norma, neanche all’epoca della “prima Repubblica” con partiti politici (D.C., P.C.I., P.S.I., ecc.) che ebbero la pesante responsabilità di ricostruire la nazione dalle radici costituzionali ed economicamente.

La decisione “leadershippara” che dobbiamo subire è un fatto moralmente, eticamente – se si può ancora parlare di etica in politica – contestabile tanto più a carico di chi riveste la titolarità di presidente o segretario di un partito, come Calenda, Conte, Meloni, Schlein e Taiani; e tanto peggio se si ricoprono incarichi prestigiosi e di alta responsabilità di governo, come “Giorgia” e Taiani. A tal riguardo ricordo che nella storia repubblicana del ‘900 i governanti neanche scendevano nell’agone politico per sostenere  i candidati della propria lista alle regionali; oppure si dimettevano dalla presidenza del partito almeno un giorno prima del giuramento al Quirinale.   Altro stile, vero senso dello Stato e rispetto della Costituzione;

b) specialmente negli USA si stanno sprecando arresti e restrizioni personali a danno dei giovani che manifestano contro la guerra (i bombardamenti di Israele) nella Striscia di Gaza, mentre in Italia si prendono a manganellate studenti disarmati – ma armati da un appassionato desiderio di pace e di ribellione verso un sistema militare da escalation di una nazione che riceve dall’occidente potenti mezzi e tecnologie belliche che stanno ammazzando migliaia di bambini, donne ed anziani inermi. Eppure, secondo il linguaggio “tecnico” dei diritti umani non si può definire, questo massacro generazionale, come genocidio!

c) altra, particolare contraddizione è quella che scaturisce dalla telefonata del presidente Mattarella – la prima in assoluto nella storia repubblicana – per raccomandare un uso corretto dei manganelli ad opera delle forze dell’ordine, dissuadendoli da reazioni violente. Questa, forte iniziativa del Capo dello Stato avrebbe dovuto indurre il Ministro competente ad offrire le proprie dimissioni o quanto meno quelle del Capo della Polizia;

d) la questione morale che investe Bari ed alcuni comuni della provincia appare in linea di continuità con il motto gattopardesco “tutto cambi purché nulla cambi” …, non scandalizzando abbastanza per il fatto che riguarda, in prima persona, un (ex) magistrato. La politica direzionale dalla capitale riesce ad ammantare il malcostume con un velo enorme di ipocrisia e furbizia che, ormai, i più navigati comprendono a perfezione. “Annamo bene!”, avrebbe detto ironicamente Sora Lella, sorella di Aldo Fabrizi.

La morale, complessivamente, la si può evincere dal seguente dato statistico; il 47% degli italiani non approva che i leader di partito si candidino alle elezioni europee. E mi pare un elemento oggettivamente inoppugnabile!

Michele Marino

 

 

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