Forse è qui l’unica formazione politica nella quale, se si presenta un giovane, non gli si dice “mettiti in coda”, ma “passa avanti”. Prendiamo le misure.
Nel 1964, picco del baby boom, nacquero oltre un milione di bambini. Nel 1984 c’erano circa un milione di ventenni.
Nel 2021 sono nati poco più di mezzo milione di bambini. Abbiamo oggi circa mezzo milione di ventenni. Fra venti anni ce ne saranno un 100.000 in meno. Nella relazione annuale, pochi giorni fa (il 12 luglio) il presidente dell’INPS dava una rappresentazione efficace (“La società italiana sta perdendo il contributo dei giovani, identificabili come la fascia entro i 29 anni: erano il 51,6% della popolazione nel 1951, sono oggi circa il 28%”).
Abbiamo abbassato a 18 anni l’età per il voto al Senato. Si propone di dare il voto ai sedicenni. Ma forse, nella nostra storia, siamo in uno dei momenti di minore attrazione dei giovani verso la politica dei partiti. Che si mobilitino per la scuola in presenza o per Friday for Future, ha poco a che vedere con la politica consuetudinaria. Hanno un ruolo diverso dal passato i movimenti giovanili dei partiti, che un tempo espressero alcune vocazioni politiche importanti. Non sembrano averne ereditato il ruolo Gioventù Nazionale, i Giovani Democratici, la Lega Giovani (Giovani Padani), il Movimento 5 Stelle Giovani.
I giovani tuttavia non sono affatto estranei a fenomeni aggregativi, forse più legati a temi culturali, ambientali, di innovazione e sviluppo, di ricerca e affermazione professionale. Le Istituzioni consultano il Consiglio nazionale Giovani, del quale fanno parte oltre 80 associazioni giovanili sia di nuovo tipo sia espressione di associazionismo politico e sindacale. Alcune decine di associazioni fanno parte del Forum Nazionale Giovani (piattaforma riconosciuta con l. 311/2004). Rete Giovani che ha presentato al Governo un Piano Giovani 2021 comprende una settantina di associazioni. Scostumati, una realtà meridionale, e altri soggetti, sono più spiccatamente innovatori. Quando è giovane l’oggetto dell’aggregazione perde rilevanza che i partecipanti siano più o meno giovani (del resto in alcune associazioni di rappresentanza si intendono giovani gli under 40, stirando l’etichetta a comprendere condizioni diverse).
Ci sono poi le realtà più note dell’associazionismo cattolico, delle APS, delle associazioni sportive…. Non insisto in questa ricognizione, che è affascinante, e che suscita fiducia (nonché un’esigenza di comprensione maggiore). La galassia delle aggregazioni giovanili, molte piccole, locali, specialistiche, è assai diversificata. Da uno sguardo panoramico si ricava l’impressione che la maggior parte di queste realtà, le più nuove in particolare, di giovani impegnati con la vita (civilmente, socialmente, culturalmente…) siano molto interessate alla politica, e ben poco interessate ai partiti. Un tema su cui riflettere per trovare contenuti e canali di dialogo possibile.
Della distanza dai partiti trovo conferma anche nelle iniziative di formazione. Una volta la formazione politica era prerogativa dei grandi partiti. Le scuole di formazione politica erano spesso semplicemente scuole di partito.
In anni recenti sono nate decine di scuole di formazione politica. Difficilmente si trovano indicazioni precise sui partecipanti, ma certamente migliaia di giovani negli anni hanno partecipato a queste esperienze. Ci sono scuole più tradizionalmente legate ai partiti (ma non a tutti e non sempre stabili negli anni). Ci sono poi scuole con interessanti caratteri di novità. Non faccio un censimento, ma richiamo pochi esempi significativi. Un campionamento che forse è solo la punta di un iceberg.
C’è Prime Minister, la scuola politica per giovani donne (14-18) rivolta esplicitamente alla leadership (interpretare e guidare la società: primeminister.it). Per inciso, mentre un tempo fu una conquista il passaggio alle classi miste nelle scuole, si assiste ora a un ritorno – altrimenti motivato – di iniziative solo al femminile (vedi anche “ragazze digitali”, che ha da poco completato il Summer Camp 2021 con 205 ragazze partecipanti: ragazzedigitali.it).
Tra le realtà interessanti la scuola di formazione politica di Comunità di connessioni che fa capo al padre gesuita Francesco Occhetta (comunitàdiconnessioni.org): “pensare politicamente alla luce della dottrina sociale della Chiesa”. Prevede anche un metodo di laboratorio.
La scuola politica nata da un’idea di Pellegrino Capaldo ha per obiettivo una nuova generazione di “civil servants” (scuolapoliticanuovomillennio.it)Interessanti le scuole di formazione politica fondate da figure politiche note, ma non nei momenti più rilevanti del loro cursus honorum . Risale al 2015 infatti la nascita della “Scuola di politiche” di Enrico Letta (rivolta ogni anno a 100 giovani ad alto potenziale per essere attori di innovazione e futura classe dirigente: scuoladipolitiche.eu). Più recente la scuola di servizio civico di Francesco Rutelli: “Un Sindaco deve avere con se almeno cento persone dotate di competenze specifiche, di rappresentatività, di passione civica.” (scuolaserviziocivico.org).
Altri esempi di scuole si incontrano nella discussione organizzata il 19 giugno scorso  ( CLICCA QUI ) dall’Associazione Mappa Celeste – Forum per il Futuro (mappaceleste.it).
Non vado oltre nella ricognizione. Chiunque ne abbia curiosità può ottenere più informazioni con facili incursioni in rete. Mi limito a constatare che ci sono diverse scuole che si qualificano come politiche, ma spesso si affrettano a precisare di essere apartitiche (o non partisan).
Non sembra che da questo vivaio stiano emergendo – almeno finora – figure politiche di rilievo (nuove e innovative).
Sembra che ci sia in giro un cantiere diffuso che farà crescere la consapevolezza politica, il senso civico, l’approccio alla complessità, in tanti funzionari pubblici, professionisti, studiosi, operatori sociali, imprenditori…. È la società civile che impara politica. Se non miglioreranno i processi di selezione, la classe politica del futuro come potrebbe essere all’altezza?
Istituire un’altra scuola di formazione politica può rientrare certamente fra queste iniziative utili. Sarebbe però una iniziativa buona ma non sufficiente. Potrebbe servire di più un laboratorio di soluzioni politiche di trasformazione in cui giovani ed esperti lavorino insieme alla pari. Nella mia breve esplorazione mi sono imbattuto in una iniziativa di Dati Storti (scostumati.org), una realtà meridionale di tipo nuovo, che organizza “Policython”, cioè Hackathon adattati alla ricerca di soluzioni politiche a sfide sociali concretamente presenti in un territorio. Comunità allargate di studenti, professionisti, associazioni convergono nel Policython. Ecco come i linguaggi (dei giovani e della politica) possono incontrarsi, trasformarsi, trasformare.
Vincenzo Mannino