Non teme​ndo di  esser etichettato come “vox clamantis in deserto” o voci fuori dal coro, proverei a fare un ragionamento prendendo le mosse da un dato di fatto, recente: l’intervento finanziario delle fondazioni bancarie del nord per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale e di attrezzature sanitarie di prima necessità per l’emergenza COVID-19.

Ciò premesso, corre l’obbligo di esprimere un vivo e obiettivo apprezzamento per una tal, nobile iniziativa di “welfare di priorità sociale”. E nondimeno dobbiamo constatare con amarezza che il divario storico – dicasi “questione meridionale” – tende anche in questa occasione, sciagurata, ad accentuarsi considerevolmente.

Una domanda sorge spontanea, richiamandoci al simpatico Catalano tra i protagonisti dei programmi televisivi di Renzo Arbore: è mai possibile che le nostre fondazioni pugliesi o meridionali in genere non ritengano doveroso darsi una “governance” attuale e tangibile da parte della comunità in modo da responsabilizzarsi e responsabilizzare, dimostrando quindi di ispirarsi a finalità e motivazioni valide e sostenibili nella gestione del proprio bilancio, secondo criteri di trasparenza e di etica bancaria?

E’ fuor di dubbio che CARIPLO e Intesa San Paolo sono istituti ben più dotati economicamente (e stendiamo un manto pietoso sulle vergognose vicende della Popolare di Bari), ma tale assunto non significa e non giustifica la sostanziale inattività o inadeguatezza sotto il profilo economico-sociale, specialmente in una fase emergenziale come quella attuale che passerà certamente alla storia del nostro Paese! Ora che stiamo attraversando il momento più incerto e buio, la comunità pugliese ha bisogno assoluto di sentire vicine tutte le istituzioni, pubbliche e private, dal governo centrale al regionale, dalla prefettura all’amministrazione comunale, dal mondo del volontariato a quello produttivo, comprese le associazioni di categoria, sindacali e – appunto – bancarie. Ovviamente una semplice percezione che scaturisce da annunci pubblici della B. C. E. o dell’A.B. I. (Associazione bancaria italiana) non è sufficiente, ma si attende semmai una precisa e chiara adozione di misure e provvedimenti a beneficio del sistema sanitario e del volontariato.

Una volta superata l’emergenza in corso ed il rigore che ne consegue, sarà possibile anzi indispensabile porre in essere una serie di interventi virtuosi e multi-settoriali che occorre pianificare da subito, programmare in modo consapevole attraverso gli  esperti di marketing, economia, esportazione e relazioni istituzionali, al fine di premunirsi, evitando di “vivacchiare”, piuttosto essendo compartecipi e corresponsabili di quella sorta di “piano Marshall” sul quale saremo capaci di ricostruire il Mezzogiorno, di ristrutturare le attività industriali, agricole, agroalimentari e dell’offerta turistica, promuovendo un positivo e netto dinamismo imprenditoriale, caratterizzandolo anche con una forte e innovativa vocazione solidaristica ed ecologista/sostenibile nel contesto dell’auspicato e proclamato “new green deal” sia dall’U. E. che dal Governo Conte 2.

Sì, lo scenario globale sta cambiando radicalmente,di più e in tempi più veloci di quanto sia avvenuto dopo l’attacco dell’11 settembre 2001; ed è opinione già abbastanza comune e diffusa che quanto più l’impresa, oltre alle PP. AA. e alla giustizia, sarà in grado di svolgere una vera funzione sociale, tanto più la società potrà riscattarsi, evitare una recessione profonda, sviluppandosi e rafforzandosi nei suoi apparati e servizi pubblici e sociali, pronta in definitiva ad affrontare le nuove sfide della competitività, dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità che possiamo racchiudere anche nella promozione e e nella valorizzazione del Made in Italy (in Apulia, nel nostro caso), dimenticando finalmente la situazione spettrale e terribile da cui usciremmo tutti insieme, “distanti ma uniti”.

Michele Marino