“Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se non in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

 Citiamo l’esortazione di Aldo Moro, formulata in prossimità del suo efferato rapimento e della barbara uccisione: una delle più significative espressioni di un uomo politico fortemente legato alla ricostruzione democratica del nostro Paese e sempre attento a cogliere i segni del tempo; ne constatiamo l’attualità nella tormentata fase di transizione, determinata da quel tragico evento di oltre trent’anni fa, che ancora stiamo faticosamente attraversando.

E’ indubbio, a nostro modesto parere, che nonostante tentativi ed esperienze anche nobili, quella sua scomparsa abbia creato un vuoto ancora non adeguatamente colmato, come l’attuale drammatica crisi sta evidenziando.

La statura, tanto autorevole quanto solitaria, del Presidente Sergio Mattarella, non basta: la Politica non risponde come dovrebbe e la società civile, pur esaltando le virtù, fino al martirio, di tante donne e uomini, non corrisponde nel suo complesso a quel soprassalto di responsabilità che il Paese si meriterebbe.

Crescono semmai rabbia, rancore, chiusure e rifiuti della realtà e dei suoi elementi anche di evidenti disuguaglianze, frutto di errori e negligenze, oltre che degli effetti “ a due facce” della globalizzazione; esasperate adesso dalla crisi pandemica e strumentalmente utilizzati dai populisti nell’irresponsabile ricerca di consenso elettorale, con una logorante retorica volta ad identificare l’avversario come il nemico da abbattere, la propria idea come salvifica contro il male altrui.

Ci sentiamo corresponsabili di questa situazione tipica delle peggiori tifoserie, portatrici di un “virus” attecchito in larghe fasce della nostra società, che minano alla radice la regola aurea dello sport (e della vita): rispetto dell’avversario, onorando anzitutto la bellezza del gesto autenticamente sportivo, e rispetto dell’arbitro, anche quando commette errori che non si accettano soprattutto quando determinano danneggiamento alla squadra del cuore.

Ognuno di noi ha la sua parte di responsabilità, complice anche del solo distacco, indifferente se non sprezzante (e purtroppo generalizzato anche nel “mondo cattolico”) nei confronti dell’impegno politico.

Per questi principali motivi rivolgiamo un appello anzitutto ad amici e persone del nostro territorio Goriziano, che vivono con trepidazione e con un senso di disorientamento la crisi di governo nazionale, per essere assieme, con la nostra personale testimonianza pur infinitesimale, a sostegno dei “costruttori” evocati dal Presidente della Repubblica.

Appello non retorico e neanche generico: non essendo “politici” nonostante il nostro appassionato interesse sempre rivolto alla Politica, ma neanche arroccati nel pur ripagante impegno sociale, ci esponiamo in considerazioni e proposte maturate in questi due ultimi mesi, confrontandoci sulla crisi maturata e ben evidente da ben prima.

Lo rivolgiamo partendo dal nostro territorio confinario, incrocio fecondo di diversità, che cattolici illuminati hanno trasformato da una barriera fortemente divisiva, nella Frontiera più aperta d’Europa, come ricordato dal Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno agli italiani, per altro nella totale (o quasi) ignoranza della Politica e dei Media.

Con alcune premesse arriviamo al cuore del problema:

– l’Italia e gli italiani tutti si meritano un “salto di qualità” della Politica per le sue prerogative, ma coinvolgendoci proprio tutti nella responsabilità collettiva, pur nel rispetto nelle forme della democrazia rappresentativa che la Costituzione garantisce e favorisce;

– va messo il Paese e la sua Comunità in cima e non a fianco, tanto meno sotto, rispetto ai pur legittimi interessi di parte e tanto meno a quelli personali;

– vanno quindi evitate elezioni anticipate, non con pretestuose motivazioni formulate per evitare la vittoria del “nemico”, ma in considerazione del drammatico momento pandemico che ha già profondamente alterato la vita sociale e che altererebbe il valore della partecipazione democratica al voto e la sua consapevole espressione; sarebbe, altrimenti, la sconfitta non solo di un governo e di una alleanza pur chiaramente insufficienti, ma delle forze politiche tutte, nella loro interezza;

– vanno escluse le esasperazioni pur da tempo in atto tra le diverse forze politiche, permanentemente in logora e logorante campagna elettorale, che si stanno de-leggittimando a vicenda e che vanno sollecitate invece al superiore bene comune, riducendo l’esasperata conflittualità in atto: quello attuale non è clima favorevole ad una eventuale competizione politica atta a favorire un esito corrispondente alla gravità del momento, ai severi impegni nazionali ed internazionali, verso una reale unità nazionale;

– la responsabilità principale verso una soluzione positiva risiede anzitutto nella maggioranza che ha confermato in questi giorni la fiducia al Governo chiamato “Conte 2”; governo che giudichiamo indispensabile nella sua fondazione in piena emergenza democratica, ma che riteniamo inadeguato, rispetto alla sfida imposta dall’emergenza sanitaria, dalla crisi economica, dalla conseguente crisi sociale, dalla davvero storica quanto straordinaria opportunità offerta dall’Europa, autentico baluardo per l’Italia;

– osiamo anche affermare che l’ipotetico nuovo governo “Conte ter”, con la costituzione improvvisata e avventurosa di una “quarta gamba” definita centrista, di fatto favorita e sollecitata in condizioni di emergenza e non certo maturata nella consapevole partecipazione degli italiani, non costituisce una soluzione adeguata alla rilevanza della sfida che il Paese ha davanti.

Auspichiamo pertanto che la soluzione vada affidata alla guida del Presidente Mattarella, con dimissioni del premier Conte spontanee e non derivate da una ulteriore, logorante se non distruttiva sfida all’ultimo voto, rispettandone le prerogative costituzionale, liberandolo da tutti gli strumentali richiami da parte dei soggetti in campo. La classe politica, al pari della società civile, ognuno di noi, devono fidarsi di lui, nel senso più adeguato e responsabile del termine.

Sosteniamo la nostra proposta con alcune considerazioni sul contesto.

Il quadro mondiale ed europeo sono caratterizzati profondamente da tre eventi recenti:

  1. a) la determinazione con la quale l’Europa ha sopperito in un solo anno a decenni di ritrosie e difficoltà, esaltando la proposta fondativa dei tre cattolici (che si parlavano in lingua tedesca), avviando un’epoca destinata a consentire alle nuove generazioni una fondata speranza sul proprio futuro: con lo sguardo “rivolto all’Africa” (ovvero alle parti del mondo più in difficoltà) come nel messaggio costitutivo della CEE;

–  la sconfitta, anzitutto culturale prima ancora che sociale e politica, dei sovranismi, delle dittature di entrambi i segni storici di destra e di sinistra, dei populismi che costruiscono le loro fortune elettorali sul consenso ottenuto delle loro stesse vittime: la Brexit ne è stato ed è purtroppo primo esempio; la sconfitta di Trump e la sua reazione finale il più eclatante;

– l’affermazione di Biden e della Harris, gli impegni assunti dal primo giorno del loro insediamento: affermazione che, va detto con chiarezza, è stata raggiunta con un margine elettorale risicatissimo, con una Nazione spaccata a metà, favorito con evidenza dall’effetto-virus, dalla elevatissima partecipazione, dal sostegno di autentiche masse di persone che hanno superato “da sinistra” la diffidenza nei confronti di un cattolico moderato e quindi, nel gergo politico, “centrista”.

Biden, citato anche a sproposito dalla politica e dai media italiani, ha detto prima e confermato dopo che con i repubblicani cercherà tutte le convergenze possibili, nei fatti e non solo nelle parole, mettendo in primo piano gli interessi degli Stati Uniti, pur avendo a sua disposizione, in entrambe le due sedi parlamentari, la maggioranza assoluta.

L’Europa, con tutte le sue Istituzioni rappresentative e di governo, si conferma quindi ancor più con la svolta americana, irrinunciabile riferimento per l’Italia: ogni governo che si andasse a formare in aperta contraddizione, se non con ostilità o anche semplice ritrosia, verso questo scenario, sarebbe dannoso per il nostro Paese che invece, pur affermando la propria sovranità ed autonomia, è tenuto, oltre che vitalmente interessato, a partecipare con generosità allo sviluppo di una indispensabile e sempre più solida coesione.

La straordinaria (a tutti gli effetti storica) occasione del Ricovery Fund e del contestuale riavvicinamento strategico con gli Stati Uniti pone proprio adesso l’Italia davanti ad una sfida che deve venire raccolta con il meglio che gli italiani, tutti gli italiani, sono chiamati a sostenere, in primo luogo la classe dirigente e quindi, in prima fila, quella politica ed istituzionale come previsto nel nostro sistema a democrazia rappresentativa.

Si deve dar vita ad un governo davvero nuovo, con una nuova maggioranza, basata su tutte le forze che hanno dato vita e sostenuto fino a poco fa il cosiddetto “Conte 2”, ma allargata e vitalmente sostenuta da tutte le forze politiche, non esclusi singoli parlamentari, che riconoscono questi riferimenti geo-politici strategici europei ed internazionali, capaci ciascuno di superare personalismi e inimicizie, anteponendo i superiori interessi del Paese alle pur legittime visioni di parte.

Siamo ben consapevoli delle difficoltà che questi passaggi comportano: noi stessi che scriviamo questa nota ci siamo trovati vicini ma non coincidenti soprattutto sul voto di fiducia alla Camera e al Senato: uno era favorevole con severe raccomandazioni, l’altro per l’astensione, sperando che non si frantumasse la maggioranza (uscente e confermata) e  raccomandando analoga prudenza, anzitutto ma non solo ad Italia Viva, che si è assunto l’onere (con tutto il conseguente sovraccarico di eccessivo astio politico e mediatico pur ampiamente scontato) di provocare la crisi.

Diversamente dalla gran parte degli esponenti politici, dei media e delle persone (anche di tanti amici), non ci rifugiamo nel giudizio moralistico sulla persona, il senatore Renzi, ma guardiamo con attenzione alla verità del problema e soprattutto alla sua soluzione; e se dovessimo far dipendere la proposta che stiamo illustrando da quanto abbiamo sentito nel dibattito parlamentare ed alle nostre reazioni “a caldo”, diremmo tristemente che questa rappresentanza parlamentare non è all’altezza della sfida che il nostro Paese ha davanti.

Salvo alcuni interventi di rilievo da banchi anche contrapposti, abbiamo assistito ad una serie di affermazioni di esponenti segnatamente di Fratelli d’Italia, Lega Nord per Salvini Premier, Movimento Cinque Stelle davvero sconfortanti; ma abbiamo anche assistito a penosissimi confronti tra giornalisti e conduttori dei principali media italiani, con espressioni intrise di insopportabile supponenza nei confronti delle forze politiche, anche con giudizi di stampo moralistico rivolti in particolare ai “democristiani”, scherniti come classe vocata al compromesso e disponibile al più spregiudicato camaleontismo pur si conservare il potere.

Che questa consuetudine sia calzante rispetto ad alcuni politici, anche rappresentanti di minuscole formazioni che sventolano (purtroppo) lo scudo crociato per ritagliarsi pur angusti spazi di rappresentanza partitocratica, è comprensibile; non lo è la strumentale riduzione dell’esperienza democratico-cristiana ad una sorta di vergogna nazionale: sentirlo affermare dal cosiddetto “circo mediatico” è invece del tutto inaccettabile.

Come è inaccettabile lo scenario del Premier Conte a capo di una “nuova” forza politica di ispirazione popolare, liberale e socialista, le tre culture politiche a fondamento della Costituzione e delle nostra Repubblica; oltretutto affermandone il valore strategico  mentre ha esigua rappresentanza numerica. Appare visibilmente improvvide la previsione della sua guida in futuro di un ennesimo partitino, avviato adesso con il ricatto strumentale della crisi pandemica e dal sostegno di sondaggi pre-orientati nell’esito.

Siamo consapevoli delle difficoltà e dei rischi che la politica comporta; ricordiamo bene le sofferte  esortazioni di Martinazzoli a considerare la rilevanza che, in certe condizioni, può assumere la riduzione del male rispetto all’istanza di privilegiare il bene; ma la via morotea  a ricercare tutte le vie, anche quelle non evidenti al momento, verso una fase davvero nuova ci sprona, anche sul piano personale, a non arrenderci alla rassegnazione, tenendo acceso il nostro pur minuscolo fuoco.

Siamo fortemente preoccupati ma altrettanto fiduciosi nella capacità di riscatto anche di una parte almeno di quella (numericamente) rilevante rappresentanza parlamentare che resta il frutto di una protesta, alimentata da slogan ad effetto (onestà…tutti a casa….prima gli italiani…affondiamo i barconi…basta con la burocrazia europea…), ha portato ad un assetto politico reale adesso molto problematico (i “numeri” in Parlamento” dal 2018).

L’Italia può e deve avere un nuovo Governo, con un diverso Capo del Governo, con una nuova e più ampia maggioranza, evocatrice ed iniziale innesco della convergenza delle culture politiche che hanno prodotto la Costituzione; un Governo con Ministri caratterizzati davvero dalla capacità provata ed esperienza adeguata, mettendo in secondo piano la pur legittima oltre che opportuna rappresentanza delle diverse forze politiche.

Giudichiamo utile, anche se strumentale e improprio, il suggerimento del Presidente Conte di avviare una riforma elettorale a base principalmente maggioritaria; pur apprezzando un sistema in grado di garantire un governo quale diretta espressione del voto popolare, riteniamo indispensabile una fase politica che faccia decantare la dannosa  contrapposizione tra due blocchi conflittuali su (quasi) tutto.

Lo schema destra contro sinistra ha fallito i suoi ambiziosi obiettivi, avendo di fatto favorito la polarizzazione con l’accorpamento in entrambi gli schieramenti delle rispettive aree estreme, creando insormontabili difficoltà di dialogo; le indispensabili forte “centriste” sono diventate irrilevanti se non subalterne anche per il ricatto delle alleanze trasferite dal centro alla periferia, svilendo il principio di sussidiarietà, privilegiando la partitocrazia.

Fenomeno molto più rilevante nello schieramento di destra, come attestato con una evidente drammaticità in Italia, in Europa, negli stessi Stati Uniti con il “fenomeno” Trump, dove il diffuso risentimento di masse di esclusi dalle garanzie sociali indotte da inadeguate scelte politiche, viene sfruttato dai leader populisti che ne utilizzano il consenso per politiche contrarie a quelle legittime istanze, con riduzione degli essenziali equilibri tra i poteri, della libertà di stampa e di espressione, fino ad indurre esasperazioni razziali.

Il compianto Corrado Belci, democratico e cristiano di elevatissima qualità, che pochissimi ricordano, fedelissimo collaboratore di Aldo Moro, ci ammoniva spesso a non sbilanciarci nelle nostre giovanili passioni verso schemi elettorali e quindi alleanze politiche connotate da uno schema manicheo destra-sinistra; lo considerava molto rischioso per il Paese, ben dopo la brutta ed immeritata fine della Democrazia Cristiana. Lo affermava negli anni ‘90, considerando l’Italia storicamente non incline alla divaricazione, similmente ai grandi Pesi europei, anzitutto Germania e Francia, a Democrazie avanzate; non per rigenerare la DC e tanto meno per dar vita a forze adattabili alla logica dei due forni, disponibili alla tattica spregiudicata chi fa da ago della bilancia pur avendo esiguo consenso elettorale e  scarso valore ideale e politico.

Siamo convinti che il tema sia attualissimo: manca al Paese proprio quella sinergia, quella virtuosa convergenza dettata dalla mediazione di chi si “mette nel mezzo” e non “al centro”: per dare vita a quella che per l’Europa viene detta la “maggioranza Ursula”, che in Germania si basa sulla condivisione tra Popolari e Democratici guidati ancora dalla straordinaria Angela Merkel, che in Francia si ancora al partito del Presidente Macron.

Bisogna fare di tutto e prima possibile per “andare” anche noi “là”, al loro fianco.

Confermiamo la convinzione che, per farlo, l’Italia deve venire prima dei Partiti; crediamo, senza mancare di rispetto a nessuno, che questo compito di guida di un passaggio così complicato verso una soluzione positiva possa farlo solo il Presidente della Repubblica, non per iniziativa di alcuno dei partiti sulla scena, pur nella loro dignità ed autorevolezza.

Nel contempo deve farsi sentire la Società Civile: non ci potrà essere nuova maggioranza e  nuovo Governo, nessun “salvatore della Patria” a poter reggere la sfida se la comunità non si mette a loro fianco, a sostenere un reale e leale “gioco di squadra”, nel quale ognuno svolge il suo ruolo con rettitudine e rispetto dei patti assunti.

Si potrà così sottoscrivere anche un patto di legislatura, riscrivere nei contenuti e nella governance il Recovery Plan, affrontare con determinazione la pandeia, arrivare in acque meno agitate alla elezione del nuovo Presidente della Repubblica e persino alle elezioni a scadenza naturale, rispettandone l’esito, qualunque esso sia, come Costituzione insegna.

Noi due qui, “al confine di Stato”, vogliamo fare la nostra parte, esponendoci con questo accorato appello, offerto all’attenzione di quanti troveranno la pazienza di leggere, l’attenzione al commento critico, alla condivisione e quindi la sua libera diffusione: grazie.

don Renzo Boscarol e Nicolò Fornasir