Continua sul ring della campagna elettorale lo scontro frontale che Giorgia Meloni ed Enrico Letta, neanche si fossero messi d’accordo, cercano di riservare a sé stessi, sperando di ridurre gli altri attori al ruolo di comparsa.
Questa volta ne fanno le spese i giovani italiani, dipinti come una massa informe, ben che vada, di imbecilli. Ad ogni modo, confermato: la ragazza non c’è.

Giorgia Meloni può condurre il “carro dei tespi” che i vari Crosetto o La Russa e quant’altri amici, soprattutto camerati, tutti insieme alla rinfusa, le hanno messo su, ma l’Italia decisamente è un’altra cosa. E’ brava, ma inadeguata. Un vero leader non rilascia dichiarazioni di abissale ignoranza e di vergognosa impudenza, volgari nella sostanza ed offensive anche nella forma come quelle che Giorgia Meloni ha dedicato ai giovani ed alle difficoltà in cui troppi versano.

C’è da sperare che il tweet sia frutto del fervente zelo di qualche incapace del suo staff della comunicazione.
Ma un leader si giudica anche dai collaboratori che lo affiancano, dal clima ideale e dall’ambiente umano in cui è immerso. Forse è stata la messe di medaglie che i nostri atleti hanno conquistato a Roma ed a Monaco – con un concorso sostanziale di quegli italiani di colore, che se ci fosse stato il blocco navale proposto dalla Meloni, mai
avrebbero portato sul podio i nostri colori ed ascoltato l’inno con la mano sul cuore – a risvegliare tanta considerazione per la forza di riscatto dello sport.

Non è lecito, ad ogni modo, dipingere come devianti gli autolesionisti e le ragazze anoressiche. Ma giacché che ci siamo perché dimenticare i palestrati? Gli obesi? E’ francamente difficile sottrarsi, nell’insieme, all’ impressione che in questo messaggio aleggi una certa memoria, forse involontaria, della retorica del ventennio. In essa, gli obesi rappresentavano il tipo umano caratteristico delle aborrite “plutocrazie”. Non a caso pingui gerarchi, pur di compiacere il Duce, saltavano ansimanti, con il fiatone in gola nel cerchio di fuoco e sudavano sette camicie – classicamente nere – nei Giochi del Littorio. Allora non erano ancora state inventate le “cene eleganti” e si andava per le spicce, ma bisognava pur mostrare come la fisicità virile di capi e capetti incarnasse la muscolarità inflessibile del regime. Abbasso gli obesi! Ora e sempre!