“…perché [il governo] non lancia almeno un piano nazionale per l’adolescenza che venga costruito insieme alle città?”: così Beppe Sala, sindaco di Milano, sul “Corriere”, ieri mattina.
Sulle stesse pagine, sempre ieri, il Ministro Nordio: “Ampliare le carceri minorili”, ed aggiunge: “…trovare accordi in modo tale che settori di carceri ed istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano invece essere destinati ai minori”.
La proposta di Sala e la risposta di Nordio
Bel proposito quello di Sala: se ancora non l’ha fatto, una città come Milano avrebbe dovuto o dovrebbe cominciare a provvedere in proprio, aprendo un percorso esemplare anche per altre realtà. Anche perché se si aspetta l’imbeccata del governo bisogna cautelarsi che non sia in linea con il pensiero del Ministro della Giustizia.
Per fortuna – finché dura e non siano tutti omologati alle posizioni del governo centrale – i poteri locali, a cominciare dai comuni, sono, nel nostro Paese, in grado di concorrere alla vita politico-istituzionale in modo creativo, assumendo iniziative originali, capaci di interpretare il “sentimento” politico e le sensibilità sociali delle rispettive comunità.
Oltre la propaganda: quando la pacchia finisce davvero
Ad ogni modo, finché son chiacchiere… son chiacchiere… poi viene il momento del dunque ed è lì che bisogna dimostrare di saper andare oltre la propaganda. Mai come, in occasione delle devastazioni di questi giorni, il governo ha dimostrato di non essere all’altezza del compito che gli compete. E questo avviene non sul piano tecnico dei provvedimenti, ma, anzitutto, sul piano della cultura politica.
Infatti, le affermazioni di Nordio sono l’immagine puntuale di una linea che si è snocciolata da un “decreto di sicurezza” all’altro, senza capo né coda, ispirata ad una postura securitaria, diretta a blandire il proprio elettorato di riferimento, ma, di fatto, incapace di intervenire nel merito degli obiettivi indicati. Il punto è che non ci arrivano proprio ad immaginare percorsi alternativi.
Non è nelle loro corde promuovere politiche che vadano oltre il profilo repressivo ed orientati a processi educativi e culturali, necessariamente di lungo percorso, ma che bisogna pur avviare. Insomma, la pacchia è finita e non basta pensare di raccontarla giusta agli italiani perché la prendano per buona.
Domenico Galbiati

