In Italia si scaldano i motori e si avviano le fucine in vista del nuovo residente del palazzo del Quirinale ma
anche per i futuri scranni in Parlamento.

In questo periodo di termometri e termoscanner la febbre politica del popolo italiano non desta problemi
di sospetti virus: alla rilevazione siamo intorno ai 36 gradi. La nostra Patria è concentrata non tanto su problemi di vera politica ma sui chiacchiericci legislativi di cantanti, giullari e saltimbanchi anche d’oltreoceano.

Federico Leonardo Lucia di cui percepiamo la caduta mediatica propone una sua comparsa in politica così
da sollecitare l’acquisto del suo ultimo successo dal titolo evocativo “Morire morire”. La Stefani Joanne
Angelina Germanotta viene accolta con gli onori dell’ambasciatrice a stelle e strisce da Fabio Fazio che le
accorda lectio magistralis sui diritti umani e costituzionali dell’Italia. A loro due fanno eco il nuovo Quadrunvirato italiano Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio che, girando per le provincie dell’impero e per le terre nuove, annunciano diritti umani e parità di genere non vestendo certo laticlavi ma tutine moderne di discutibile serietà. Tutto questo non sgomenta certo l’opinione pubblica che, ormai satolla di ogni cosa, è disinteressata al massimo.

Sempre più necessario è ritrovare un “centro” che non denigri la sinistra o la destra ma che sia luogo di germinazione di sane proposizioni politiche soprattutto rivolte ai giovani. Questo “centro” può e deve vantarsi di avere solide fondamenta nella visione cattolica della vita politica. Senza queste fondamenta la casa Italia non regge.

Non abbiamo bisogno di politici cristiani, ma di cristiani politici come la storia non ha avuto bisogno di martiri cristiani ma di cristiani martiri. Senza essere definiti non possiamo definire, quindi definendoci prima cristiani questo darà da principio forma chiara al nostro agire a chi ci vede. Adamo ha un nome ed è in forza di questo nome che può chiamare il resto del creato.

I personaggi ad inizio testo sono immagine della loro stessa indefinibilità di pensiero e appartenenza. Questa indefinibilità riempie gli spazi delle cronache anche politiche lasciate vuote dal “non appartenere” per nulla e al nulla di molti e forse troppi politici attuali. A questi cantanti chiederei di occuparsi del loro “mestiere” e non inventarsi nulla perché educare ai valori è un’arte seria e non una nuova opzione per reclutare seguaci.

Se proprio volete cantare cantate il Bene comune, la Sussidiarietà, la Solidarietà e la destinazione sociale dei
beni, che hanno bisogno di tornare ad essere centro del pensiero quotidiano. Non un Bene comune astratto, ma che abbia sostanza nella progettualità di ogni investimento. Una Sussidiarietà nuova che non “porti lo zaino a nessuno” ma che insegni a portare ciascuno il proprio zaino. Una Solidarietà che ridica l’essere accanto e una destinazione sociale dei beni che garantisca crescita per ciascuno nella dignità che spetta alla persona in quanto tale.

Cose serie si aspettano i giovani dal Colle e dagli scranni parlamentari perché i giovani hanno “fame e sete” di una società nuova che non solo balla e canta ma che lavora, cura ed edifica dentro le storie di ciascuno.

Carlo Polvara