C’è attesa negli Stati Uniti per la sentenza della Corte suprema che potrebbe, almeno queste sono le attese, modificare le regole sulle ammissioni degli studenti da parte delle università a quasi 60 anni di distanza dell’avvio di politiche per l’apertura degli studi superiori senza prevedere più discriminazioni di razza.  Ma i casi portati contro Harvard e l’Università della Carolina del Nord riguardano l’accusa che si sia determinata nel corso degli anni una discriminazione a danno di candidati bianchi e asiatici dando preferenze a studenti neri, ispanici e nativi americani.

In molti pensano, però, che a seconda della decisione dei giudici, attesa per il prossimo mese di giugno, si possa finire per mettere a repentaglio le strategie seguite dai college per costruire classi diverse, per favorire più gruppi razziali ed etnici utilizzando la concessione di borse di studio e definendo appositi programmi di reclutamento. Attesa una riduzione degli studenti di colore con il rischio che una buona parte di una intera generazione di loro sia tagliata fuori dal percorso universitario, così come alcuni esperti pensano che gli appartenenti di talune etnie finiranno per non presentare neppure la domanda di ammissione.

Sullo sfondo resta, comunque, il problema mai risolto che riguarda le pratiche d’iscrizione che, alla fin fine, hanno solitamente avvantaggiato i benestanti. Non sono mai mancate, infatti, le denunce che indicavano nei test formulati un metodo per sfavorire gli studenti poveri e quelli di colore perché non in grado di sostenere i costi dei carissimi corsi di preparazione ai test.

 

 

 

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