Ancora una volta, sull’azione militare contro l’Iran il nostro Governo é riuscito a non essere chiaro. Lo ha fatto, però, in modo tale da essere chiarissimo sulla posizione che assume. E che merita una breve riflessione. Per carità di patria sorvolando sul comportamento del Ministro Crosetto, su cui abbiamo già ieri posto degli interrogativi.(CLICCA QUI) e sul quale non ha pienamente fornito chiarimenti nel corso dell’audizione parlamentare.

Giorgia Meloni sostanzialmente tace, come al solito, e si limita ad interpretare la Storia a suo uso e consumo sostenendo che tutto nasca con l’invasione russa dell’Ucraina e lasciandosi alle spalle le questioni irrisolte del Medioriente da decenni e decenni. Ma il Ministro degli esteri Antonio Tajani ha parlato di un’azione contro l’Iran che servirebbe anche a difendere la Ue. Nonostante le stesse autorità statunitensi non siano state in grado di fornire prove sulla portata della reale minaccia rappresentata dal Paese del Golfo. E dimenticando che i bombardamenti sono stati avviati nel pieno delle trattative sul nucleare. Un nucleare che noi avevamo capito, stando ai toni trionfanti di Trump nel giugno scorso, era stato reso del tutto inoffensivo dopo la guerra dei 12 giorni. C’ha preso in giro allora, o adesso? Una questione che, in generale, non è neppure stata chiarita visto che l’Iran ha sempre sostenuto di utilizzare il nucleare solo a scopi civili e si era detto disponibile, comunque, ad abbassare il grado di arricchimento.  dell’uranio in suo possesso. All’Ayatollah Khomeniei risale una fatwa che impedisce all’Iran di dotarsi di armi di distruzione di massa, in particolare quella atomica. Largamente in possesso, invece, di altri paesi della regione, o ad essa molto vicina – segnatamente Israele e Pakistan -, oltre che di paesi europei e degli stati Uniti.

Del resto, Donald Trump e Benjamin Netanyahu non hanno più parlato del pericolo nucleare, ma di un cambio di regime. Solo questo poteva spiegare il repentino passaggio dalle trattative all’azione militare. Il Diritto internazionale, insomma, è preso in giro e davvero violato e noi faremmo male a dimenticarcene.

Nel pieno della guerra d’Ucraina, Vladimir Putin è stato deferito  alla Corte Penale Internazionale, e noi accettiamo senza colpo ferire la stessa violazione in una altra parte del mondo senza stracciarci le vesti. E colpisce come Putin e Vladimir Zelensky si trovino sul tema di nuovo in disaccordo. Con il primo che condanna ed il secondo che plaude all’attacco all’Iran, proprio lui che invoca l’aiuto per difendersi da un’aggressione immotivata e condannata dalle Nazioni Unite. Nè più né meno lo stesso che si sta ripetendo nel Golfo Persico. Ma gli attori sono diversi e, dunque, va bene così.

Sono i metri di giudizio e i “valori” dell’Occidente? Questione che spiega l’oggettiva diffidenza che anche noi ci meritiamo – 800 milioni di persone circa, tra Europa ed Usa – di fronte di una popolazione mondiale fatta da dieci volte tanto di abitanti dell’intera Terra.

Il nostro silenzio – o meglio, quello dei nostri governanti – resterà a futura memoria. Ed in questo silenzio alcune flebili voci si levano – già abbiamo detto ieri di quella del Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres e di Papa Leone XIV – per ricordare quanto sia necessario tornare al più presto alle trattative con la mediazione dell’Oman interrotte unilateralmente, ma che offrivano una soluzione “a portata di mano” (CLICCA QUI). Si tratta di quella di Ursula von der Leyen  attenta anche alle probabili conseguenze che rischiamo di pagare soprattutto noi europei e del Primo ministro spagnolo Pedro Sánchez il quale non ha esitato a dirsi contro il regime degli Ayatollah, ma anche alla guerra in corso.

Alcuni chiederanno con sufficienza dell’importanza delle dichiarazioni. Confermando di ragionare sempre seguendo la logica dei potenti che, però, come tutte le cose umane hanno un inizio e una fine. Logica, però,  che intanto  può portare ad esiti imprevisti e catastrofici. I casi precedenti più recenti – quelli di Iraq, Libia, Afghanistan e Siria – restano un monito su avventure militari studiate per benino sulla carta e finite, invece, con inutili stragi, costi economici rilevanti ed insuccessi politici accompagnati dalla crescita dell’odio che cova nel profondo, con l’anelito della vendetta.

Oggi, tutti noi siamo chiamati a tenere acceso il lumino della ragione e della ricerca delle soluzioni eque e possibili. Dunque, a mobilitarci perché – come accaduto nel pieno dello sterminio di Gaza – qualcuno fosse costretto ad un ripensamento, per quanto limitato. Nella consapevolezza, però, che forze perverse continuano quotidianamente a perseguire i loro interessi e a seminare violenza e lutti. E’ proprio per questo che – a differenza dell’inanità dei governanti – è necessario tornare a gremire le piazze per dire no all’ennesima guerra ingiustificata.

Torniamo a ripeterlo: ci vuole una vera e propria “offensiva di pace”. Avviata da noi, gente comune ma in grado di sviluppare un’azione forte di pressione perché la consapevolezza del monito diventi richiesta di una posizione politico istituzionale tutta diretta a far tacere le armi, a scampare il pericolo atomico ed anche per evitare un immane spreco di risorse (CLICCA QUI) che servono solo per distorcere l’economia ed arricchire i venditori di morte. 

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