A mia memoria, il Bel Paese sta trascurando da una ventina d’anni circa la formazione per l’accesso all’elettorato passivo ai distinti livelli di rappresentanza democratica. Personalmente ho avuto il privilegio di fare docenza, senz’alcuna remunerazione, nella seconda metà degli anni ’90 che iniziarono con la legge n. 241 ed il suo non facile impatto amministrativo (trasparenza, accesso agli atti e istituzione degli URP) e proseguirono con due convegni di studi sulla Regolamentazione del “lobbying” (da cui l’istituzione del monitoraggio degli ospiti/lobbisti nel Palazzo); quindi ebbe luogo lo svolgimento di due corsi, 1996 e ’97 se non erro, per la  conoscenza della Carta costituzionale, dell’ordinamento dello Stato e degli enti locali, non che delle elementari regole della tecnica legislativa da parte degli aspiranti alla carriera politica.
E doveva trattarsi di un livello di docenza di tutto rispetto, dato che si trattava del coinvolgimento di personalità come Antonio Martino, don Baget-Bozzo, Franco Frattini et cetera. Sembrava che la spinta intellettuale, alquanto sostenuta e coesa, tra il metodo maggioritario ed un ipotetico sistema bipolare, sia pur imperfetto per via dei cosiddetti “cespugli” (UDC e UDEUR) che continuavano a condizionare il bilanciamento delle forze politiche in campo, costituisse una sorta di volano per un più qualificato impegno in politica, intesa come questione della “polis”, quale forum partecipato e vivido della migliore “Res publica”.
Invece s’è dovuto, a malincuore, constatare un graduale e incessante declino verso una politica vissuta come mestiere tra comunicazione massmediologica e “social” – vedasi i due leader dei maggiori partiti d’opposizione – ovverosia  come strumento e non come fine “nobile”, atto a conquistare il potere, scivolando miseramente verso una consueta prevaricazione da parte dell’autorità sulla gestione amministrativa, ormai necessariamente asservita in funzione del conferimento degli incarichi apicali (segretariato generale, dipartimento, direzioni generali) e per la conservazione corporativa delle prerogative connesse allo “status” di diplomatico, prefetto e ufficiale militare.
Mi sovviene, a tal riguardo, il recente intervento di Maurizio Cotta su Politica Insieme ( CLICCA QUI ) : partire dalle persone, quelle concrete, in cui la particolareggiata disamina mette al centro di una nascitura, “nuova politica” di rinnovamento la Persona nei vari campi dall’economia al sociale (terzo settore), dalla sanità (non “salute” perché occorre precisare “pubblica”) all’istruzione scolastica e alla sostenibilità ambientale. L’auspicio, in realtà, è assolutamente condivisibile, anche perché nei mesi scorsi di “clausura domestica” Politica Insieme ha ospitato numerosi nostri contributi sul punto. E riterrei indispensabile collegare ad un rilancio della formazione politica le fondate, legittime aspettative della gente a creare un apparato democratico che soddisfi, sostanzialmente, i diritti e gli interessi diffusi della persona in quanto cittadino (e non più suddito), in modo trasparente, tangibile ed eco-sostenibile, laddove “eco” sta a significare sia economicamente che ecologicamente (è già stato scritto un intervento sulla “ecologia religiosa”, secondo la Laudato Si’ di Papa Francesco).
Facendo riferimento all’apprezzabile direttiva del Ministero della Pubblica istruzione, volta a introdurre l’insegnamento obbligatorio della Costituzione repubblicana nelle scuole di ogni ordine e grado, si può ipotizzare così un indottrinamento elementare o poco più che essenziale a livello didattico; mentre le numerose fondazioni, sorte negli ultimi lustri, dovrebbero farsi carico di impartire alla futura classe dirigente nozioni sull’etica, sui principi fondamentali della primaria fonte di diritto e sul diritto amministrativo e magari sulla storia parlamentare.
In tal modo si supererebbe il problema, verificatosi nelle ultime legislature, di trovarsi sugli scranni delle aule di Camera e Senato neo-eletti cui sfugge la differenza tra decreto-legge e decreto ministeriale! Tanto più rilevante sarebbe poi il nesso tra gestione del potere/esercizio del mandato parlamentare ed assunzione piena di responsabilità pubbliche, non che gli obiettivi del miglioramento complessivo del sistema-Paese e – perché no? – della qualità dell’attività politica dal più piccolo municipio a Palazzo Chigi.

Michele Marino

 

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