Il cambiamento del Paese è direttamente proporzionale alla velocità di esecuzione dei progetti ed idee; per questo l’ Italia è parecchio indietro in Europa rispetto ai diretti “competitor” per l’affermazione delle legalità e rinnovamento del settore giustizia.

La pandemia mondiale ha messo in evidenza le serie problematiche del nostro Paese, delle sue istituzioni e dell’ inadeguatezza della politica per vincere le nuove sfide del nuovo millennio. Da fare attenzione, però, perché non trattiamo di questioni a noi cittadini sconosciute. Anzi, non è un mistero che da decenni non investiamo ( o meglio sperperiamo ) denaro pubblico sulla Sanità, sulla ricerca, sull’ innovazione, sui trasporti, sulla burocrazia, sugli stipendi dei grandi manager pubblici ecc. . L’ avvenire della pandemia ha solo messo in luce l’incapacità di chi ci rappresenta a spendere davvero su progetti che potrebbero far andare meglio il Paese e, soprattutto, un tema che ci rende ridicoli ed obsoleti in Europa: la vera riforma della Giustizia.

Si sente parlare spesso che è colpa dell’ Europa su tutte le questioni. Ma mi chiedo se sia possibile che non riusciamo a captare che forse siamo noi, come Governo Italiano, che non siamo in linea con gli altri partner europei? Un Paese che possiede un costo della politica, del suo indotto e della burocrazia superiore a Francia e Germania del 40% ma nello stesso tempo il 40% di media in meno sugli stipendi; un Paese che non riesce a formulare progetti con fondi comunitari i quali ovviamente tornano al mittente in caso di non utilizzo; un Paese che ha una pressione fiscale altissima con servizi scadenti; non ultimo, un Paese che non riesce a sanzionare con pene certe evasione, corruzione e violazione dei diritti umani ma si limita solo a processi lunghissimi e non dignitosi per le parti lese.

Ovvio, che possiamo uscire da questo “tunnel devastante” in cui è entrato il nostro Paese da decenni e che non riesce a vederne la luce; non riesce, appunto, a realizzare progetti ed idee per far tornare a correre l’ Italia.

Un nuovo sistema fiscale/tributario più equo e “cantieri” per investimenti pubblici devono rappresentare la base del rilancio, del ritorno alla propensione di spendere da parte dei cittadini i quali, se non lavorano e non percepiscono reddito risulta impossibile far innalzare il PIL e la capacità di spesa pro capite. Ma per attuare una giusta riduzione delle tasse, l’Europa ci chiede bilanci e come ottenere queste risorse. Si ottengono dai tagli: politica e suo indotto, enti parastatali inutili, stipendi manageriali pubblici troppo onerosi e via discorrendo. Ma si possono ottenere risorse anche sulla digitalizzazione, sulla velocità di esecuzione degli enti pubblici, sulla riduzione di spese per licenze, autorizzazioni, documenti, ecc . Insomma, è il governo centrale che deve iniziare un nuovo percorso, una via di mezzo tra il “new deal rooseveltiano” ed il “piano Marshall” . Investimento dello stato per un quinquennio per risollevare l’economia nazionale. A questo si deve aggiungere il rispetto per le norme  e le leggi; pagare il giusto di tasse ma pagarle tutti in base al proprio reddito e rendite. Quindi niente condoni o abbuoni perché lo Stato ha delle spese ed ogni cittadino deve contribuirne in base alla sue reali possibilità economiche al fine del miglior funzionamento dello stesso, come cita anche la nostra cara Costituzione.

Da qui si inizia a toccare il tallone d’Achille delle nostre istituzioni e governi vari che si sono succeduti compreso l’attuale: il sistema giustizia. Già, un sistema così inadeguato, logorroico ed inefficiente a differenza degli altri amici europei.

Di seguito elenchiamo solo tre punti importanti di come si dovrebbe impostare la riforma della giustizia in quanto, altrimenti, avremmo bisogno di pagine e pagine per capirne qualcosa.

Il primo problema è la durata. Non si possono mantenere in piedi cause per lustri o decenni perché ingiusto e non dignitoso. Quindi si necessita di velocizzare e portare la durata massima a ventiquattro mesi. Tutto ciò si ottiene con il reclutamento di magistrati, giudici, stagisti da affiancare e personale amministrativo, nonché di interventi sull’edilizia giudiziaria e la digitalizzazione. Inoltre, incentivi ai magistrati che dimostrano abilità maggiori nel portare avanti proprio ufficio e valutazioni di professionalità ( utili per il proprio avanzamento di carriera ) in base alle reali cause definite ed i tempi di definizione.

L’altro grande problema è la “pena certa”. Da decenni assistiamo a prescrizioni o condoni. Tutto ciò è ingiusto. Le pene devono essere certe per chi non rispetta norme e regole dello Stato. Ovvio, devono essere giuste e rieducative ( no all’impunità, al populismo penale o al giustizialismo mediatico ) ma pene certe. Per non parlare poi delle vittime di stragi o di chi subisce danni penali. Che oltre il dolore ricevano anche la beffa di un risarcimento ( ma non è detto !! ) dopo decenni.

Infine, la prescrizione. E’ vero, quest’ultima è sancita dagli articoli del codice penale che prevede la rinuncia da parte dello Stato a far valere la propria pretesa punitiva in considerazione del tempo trascorso dalla commissione del reato ma, ne abbiamo proprio abusato negli ultimi decenni portando a processi infiniti. Va regolarizzata e ben definita proprio per evitare beffe per chi subisce danni e scorciatoie furbesche di non condanna o impunità per chi ha commesso reati.

In conclusione, quindi, si evince ciò che veniva citato prima. Forse non è tutta colpa dell’ Europa, forse, invece, è il nostro Paese che è ancora indietro rispetto agli altri. Non è una casualità se grandi aziende straniere non investano più sul territorio nazionale considerato la mancanza di pene certe, la confusione fiscale e quintali di cartacei per una richiesta, licenza o autorizzazione. Siamo noi che dobbiamo cambiare e le questioni fiscale, investimento pubblico e giustizia sono le chiavi per dare speranza ad un’ Italia, ed al suo popolo, che vuole tornare a correre e produrre; ora come non mai .

Paolo Oddi