Il 5 novembre 1977 moriva Giorgio La Pira. Ricordiamo questo vero e proprio bastione del pensiero popolare e di una politica vissuta sulla base di un’autentica ispirazione cristiana con il seguente intervento di Nino Giordano

“ Sono ore tristi quelle che attraversiamo: la sofferenza attraversa il mondo in tutte le direzioni: spesso anche noi siamo dominati dalla stanchezza e da nervosismo; perché c’è tanta ingiustizia in questa terra che appare davvero come posta nelle mani del maligno. Possiamo assentarci ? Il Signore non lo permette…Bisogna essere forti fino alla fine.” (Lettere al Carmelo, cit. XV 40-41)

 In un contesto in cui la crisi della politica porta i cittadini alla convinzione che questo tipo di attività sia corrotto e che porti ad aumentare le disuguaglianze e le ingiustizie, la figura e l’opera di Giorgio La Pira possono ancora oggi farci da guida per superare questa attuale situazione così drammatica, non solo pandemica? Possiamo ancora trarre insegnamento dalla sua visione della vita e dell’agire politico?

Esaminiamo alcune linee-guida del suo pensiero.

  • L’elemento base di ogni progetto deve avere al centro la dignità della persona e il bene della comunità.
  • La politica è la più alta tra le attività umane

Lo Stato perfetto, dice san Tommaso, è quello che assicura a tutti il necessario per vivere. Ma questo obiettivo non deve essere perseguito in modo negligente, episodico assistenziale. Si tratta di costruire un modello economico nuovo, che superi la controversia tra socialismo e capitalismo .

  • Oggi se vuoi fare del bene, devi fare politica

Una composizione armonica in cui la vita nel tempo possa esprimere al meglio i valori terreni, restando sempre aperta alla spiritualità e all’eternità: fare della politica una via verso la santità.

“E’ certo un segno d’amore dare il pane a chi non l’ha, se mi capita di incontrarlo, ma è ancora più profondo l’impegno di organizzare le cose in modo che il fratello non manchi del pane, della casa, del vestiario, del lavoro.”

Proporzionare la cassa alla spesa e la spesa all’occupazione. Partire dall’occupazione, non dal danaro: partire dall’uomo, cioè dal fine: non dal danaro, cioè dal mezzo.”

 Nel dopoguerra Giorgio La Pira, come sindaco di Firenze, si trovò ad affrontare i drammatici problemi della ricostruzione dopo le distruzioni della guerra e le molte situazioni di indigenza: mancanza di alloggi, sfratti, disoccupazione….

Una città di 400 mila anime con diecimila disoccupati, tremila senza tetto, 17mila poveri e 37mila indigenti!

Nel novembre del 1951, durante un convegno di Studio dell’Unione Giuristi Italiani , racconta la sua giornata da sindaco “ Una volta, quando ero più giovane e non avevo questi contatti con queste realtà, magari facevo delle preghiere più lunghe e più belle, più affettuose, al Signore……adesso sono diventato d’una coscienza dura, perché ormai mi stizzisco dalla mattina alla sera, ed anche mi arrabbio. Quando colui che viene da me mi dice “Lei è un sindaco?”, “Sì”; “deputato?” “Sì” “Anche Sottosegretario?” “Sì”. “E allora, perché non si spara se non è capace di darmi lavoro?. Sono cose che mi lasciano perplesso. Cerco di studiare, e la conclusione è questa : bisogna fare tutti questo sforzo gigantesco, tutti i cristiani che costituiscono la classe dirigente ..C’è in Inghilterra il liberalismo di sinistra che ha elaborato la politica del pieno impiego con i relativi istituti giuridici e finanziari… Ho un solo alleato la giustizia fraterna quale il Vangelo la presenta.”

Ecco il programma da perseguire, conforme al Vangelo e suggerito dallo Spirito Santo.

Il lavoro per chi ne manca

Per Giorgio La Pira (“Giorgio La Pira e la Costituzione – Nino Giordano- LEF Firenze pagg. 65-72) il lavoratore è come un coordinatore, come un corresponsabile, un soggetto e non un oggetto dell’economia” e “nella concezione organica del lavoro  la qualifica di lavoratore è uno stato giuridico al quale si ricollegano diritti privati ,diritti pubblici, conseguenze politiche .

Inoltre, se tutti hanno il diritto e l’obbligo di lavorare, sottolinea La Pira, in perfetto accordo con Dossetti, va affermata la necessità di considerare anche il diritto all’esistenza per gli inabili e gli invalidi, come un diritto proprio del lavoratore e non sotto l’aspetto di assistenza o previdenza ”.

Concetto altissimo … .il lavoro è essenziale allo svolgimento della persona umana: chi ne è impedito non deve “chiedere la carità”, ma ha un “diritto” consequenziale e strettamente connesso al fatto che egli è potenzialmente un “lavoratore” e che è il diritto del lavoratore ad aver assicurato il suo “diritto all’esistenza”.

Da sindaco portò avanti con la formula dei cantieri di lavoro, il primo intervento con il quale diede soluzione in qualche modo alle più urgenti problemi della disoccupazione fiorentina…

Ad ogni allievo veniva dato 500 lire al giorno se celibe e 600 se coniugato o capo di famiglia; inoltre da parte del Comune venne somministrata ogni giorno una refezione consistente in un quarto di vino, 200 grammi di pane, primo piatto e pietanza. Inoltre ogni allievo riceve una tuta con il Giglio del Comune, lavora soltanto cinque ore al giorno ed al termine del corso riceve un premio di L.3.000.

“Non potrei più fare il sindaco di Firenze se si chiudesse questa valvola, la sola che impedisce ai disgraziati senza lavoro di tirare bombe (anche se lacrimogene) contro una società che li rigetta senza pietà, fuori del suo seno!”

Nel ringraziare il ministro Rubinacci, promotore di questo progetto, scriveva così: “Non bisogna ascoltare i mediocri ed ingiusti delatori e critici: sono come il levita e il dottore della legge della parabola del Samaritano: criticano e passano oltre: non si fermano- come sarebbe loro dovere-a curare con amore il fratello che langue”.

La  casa per chi ne è privo

Un altro dramma del dopoguerra a Firenze fu quello dell’emergenza casa. La Pira, preoccupato per l’aumento degli sfratti (nel 1952 ne erano previste 1000) cercò una soluzione temporanea. A questo scopo era stato istituito l’Ufficio Alloggi, che aveva trovato una casa a 1.500 famiglie. Vennero costruiti, inoltre, circa 3.000 alloggi: per la piccola turba che girava coi materassi al sole sorsero in fretta le baracche, malsani e provvisori ricoveri; successivamente progettò le “case minime”: avvio di un’edilizia popolare misurata su risicati spazi e risicati costi. Le case si costruivano e portavano lavoro. Furono impiegati anche gli inabili e gli anziani, che la domenica si affollavano in San Procolo.

“Nonostante questi sforzi mi accorsi che le case non bastavano ancora: ecco il perché delle requisizioni che feci solo per superare il momento… chiesi allora  ad alcuni proprietari immobiliari di affittare al Comune una serie di appartamenti vuoti, da usare temporaneamente come alloggio per gli sfrattati, in attesa di soluzioni definitive; avendo solo poche risposte andai a pescare  una legge del 1865 : una legge per i terremotati, che autorizzava la requisizione delle case per ragioni di pubblica calamità:”

Nel consegnare i primi mille appartenenti del nuovo quartiere dell’Isolotto (6 novembre 1954)  egli presenta la sua concezione dell’ampliamento della città che deve essere in forma di stella”, a partire dal centro storico ,il “cuore” della città.

“La città è una unità organica che presenta ai suoi membri presenti e futuri- come la casa ai membri presenti e futuri della famiglia- tutti gli elementi essenziali per il sereno sviluppo della loro vita: la struttura stessa urbanistica è fatta per una finalità profondamente umana e cristiana; stabilire, cementare, accrescere, tra i membri della città, una comunione fraterna di vita. ..senza, per questo violare il principio della persona e del mistero intimo della persona.”.

In La Pira c’è il netto rifiuto dei periferici quartieri -dormitorio; al contrario, occorre progettare strutture e spazi per la vita comunitaria e culturale della gente, con una particolare attenzione per le scuole, che sono il luogo dove i bimbi trascorrono una parte importante della loro esistenza e che devono essere luminose e confortevoli, per permettere loro di giocare e di socializzare.

Assistenza per chi necessita

Ci deve essere inoltre un diffuso intervento che giunga anche a quelli che non hanno diritto all’assistenza pubblica ma che comunque hanno bisogno di aiuto.

Nel ’52 venne realizzata la distribuzione quotidiana del latte a tutti i bambini delle scuole. Di fronte alle lungaggini burocratiche si rivolge così all’onorevole Montini, presidente dell’amministrazione nazionale per le attività assistenziali “Va alla cassa prendi con violenza questi 25 milioni promessi e mandameli (servivano per la distribuzione del latte): senza questa violenza operosa e salutare non si conclude nulla. …l’unica causa della disoccupazione italiana e del malessere sociale italiano è in questo lentissimo iter burocratico”.

Negli anni del suo governo cittadino si realizzarono grandi opere pubbliche: la ricostruzione dei ponti alle Grazie e a Santa Trinità, la costruzione del ponte Amerigo Vespucci, il quartiere satellite dell’Isolotto e le premesse per l’altro quartiere, quello di Sorgane … Fu ricostruito il Teatro Comunale, anch’esso distrutto dai bombardamenti, e fu creata la Centrale del latte. Furono ammodernati i servizi del rifornimento idrico, del trasporto tranviario, della nettezza urbana.

 Ricostruire il tessuto industriale

L’architettura sociale a cui La Pira fa costante riferimento è nella carta costituzionale: il diritto di iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale (art. 41); il diritto di proprietà privata è finalizzata alla sua funzione sociale (art. 42); la struttura delle aziende è avviata verso la partecipazione (art.46).

“Il sindaco santo” intervenne con decisione nella ricostruzione del tessuto industriale della sua città d’adozione, salvando la Pignone con il più deciso intervento -in materia di lotta ai licenziamenti- che mai un sindaco d’Italia abbia compiuto. E’ stato il primo macroscopico esempio di cambiamento strutturale significativo e duraturo nei rapporti tra iniziative private e industrie pubbliche. “La Pignone non vale come episodio in sé; è un fenomeno che si può riprodurre. E allora bisogna fare come una mamma che ha fatto un vestitino nuovo a un bambino di tre anni; e il bambino cresce, e ogni anno bisogna cambiargli il vestito …Anche noi quando eravamo deputati alla Costituente avevamo fatto un modello per impedire che fatti come quelli della Ducati (anche a Bologna si era aperta una grossa vertenza) e della Pignone si verificassero. Ma abbiamo fatto soltanto il modello: non si è fatto ancora il vestito, e il vestito che abbiamo fatto va in pezzi, è tutto toppe ( come nel caso della Pignone) ed è un vestito che va cambiato.”

Nel 1954 intervenne per compiere – con la solita determinazione e concretezza- altri salvataggi in estremis: la Manetti e Roberts, la Richard Ginori, l’officina del gas, la Fonderia delle Cure.

A fine febbraio del ’55 mandò a Fanfani qualche riflessione sulla dolente esperienza della Fonderia delle Cure. “per quindici  milioni non si trova il verso di dare lavoro a cento famiglie… siamo con le mani legate, siamo comandati da coloro nelle cui mani sta il destino della più gran parte degli italiani poiché da essi dipende il lavoro ed il tetto di milioni e milioni di lavoratori.”. Quando fu messa in liquidazione, il Sindaco ricorse alla requisizione e affidò la fabbrica ad una cooperativa di operai. Le banche si rifiutarono di dare il capitale di avviamento ed il sindaco aprì una pubblica sottoscrizione. Gli operai non perdettero il lavoro e, diciamo pure, il pane.

Il buon governo di Pira emerge dalla sua quotidiana sfida per unire l’economia di mercato con un’economia di servizi, correggendo gli indici ingannevoli, come il prodotto nazionale lordo, con gli indici di benessere popolare che richiedevano riforme istituzionali capaci di evitare le scandalose disparità dei redditi. “Di etica ce n’è una sola, anche in economia: è l’etica del servizio; è l’etica che interdice ogni licenziamento sino a quando non sono stati tentati tutti i mezzi per impedire questo atto, che è uno dei più gravi della vita umana” (Giorgio la Pira, le problematiche sui licenziamenti).

Alzare il livello culturale e spirituale della città

La Pira- pur in mezzo a tutte le difficoltà quotidiane (“avrei potuto andarmene in un monastero… ma sei io non ero sindaco, non avrei potuto dare una casa ai senza tetto, l’impiego ai disoccupati, il latte ai bambini, un rifugio ai vecchi”) –  ritiene che il polmone segreto da cui la città doveva ripartire era il settore culturale; per questo esortava le nuove generazioni a non abbassare ma alzare il livello culturale e spirituale della città: “farne sempre più un faro di pace, di luce e di speranza per le altre città del mondo.” Per rilanciare la stagione musicale del teatro comunale e organizzare l’allestimento di importanti mostre, fiere e convegni e celebrazioni pubbliche “occorre mobilitare le forze artistiche (pittura, scultura…) orientandoli verso certi temi di cui il Comune prenderebbe l’iniziativa ….l’arte al popolo e il popolo all’arte. Le verità cristiane riflesse attraverso l’arte-tornata a contatto con le masse popolari-possono reimpressionare la società e la civiltà. Il corpo futuro delle nazioni sarà sempre più attratto verso quelle città temporali che più marcatamente in sé rifletteranno l’unità, la spiritualità e la bellezza della città eterna, della città dei risorti, della celeste Gerusalemme! …. Lo stesso equilibrio del sistema economico e produttivo mondiale esige la presenza di questi centri creatori della qualità e della bellezza. L’economia della quantità non potrà reggere se non sarà equilibrata e come integrata e sanata dalla economia della qualità. La bellezza diventa elemento essenziale per una sana ed integrale economia umana!” ( discorso di La Pira alla inaugurazione della mostra Mercato Internazionale dell’Artigianato di Firenze del 1962).

La visione armoniosa della persona

La sua visione armoniosa della persona che non ha solo bisogno di lavoro, cibo, casa, assistenza medica, ma anche di bellezza, cultura e spiritualità fa sì che “ il sindaco santo” si spenda per realizzare iniziative di ampio respiro in cui la città di Firenze si apre il mondo.  E così nel segno dell’unità dei credenti in Cristo, La Pira organizza tra il 1952 e il 1956 “I convegni della civiltà cattolica” (questi i temi: civiltà e pace; preghiera e poesia; cultura e rivelazione; speranza teologale e speranza umana) il Convegno dei sindaci delle città capitali del mondo nel 1955. Giorgio La Pira concepisce la necessità di aprire un costante dialogo con i paesi mediterranei. Il Mediterraneo “il lago di Tiberiade del nuovo universo delle nazioni” era per La Pira, il luogo dove si poteva sviluppare la collaborazione fra i vari paesi, un potenziale simbolo di pace per tutti i continenti e la pace andava riscoperta nella risorsa di fede nell’unico Dio che unisce l’intera famiglia di Abramo (ebrei, cristiani e musulmani) . In questa prospettiva organizza i Colloqui mediterranei. Durante il secondo colloquio, un giovane negro della Martinica Edouard Glissant a proposito della figura del Prof. La Pira si esprimeva così: “una delle acquisizioni della civiltà mediterranea è il concetto che generalizza i dati a partire dall’esperienza. Oltre che l’uomo del “concetto” profondamente assimilato, lei prof. La Pira, è l’uomo mediterraneo che possiede l’innocenza e l’immediatezza, per cui la definirei simbolicamente un “primitivo. Il Mediterraneo e l’Africa hanno trovato forse l’anello mancante della catena”.

All’assemblea dei Comuni d’Europa, tenuta a Venezia (1954)- parlando  della vocazione di pace delle città europee- individua nello sradicamento della persona dalla città una delle cause fondamentali della crisi della nostra società, perché la persona umana  è in qualche modo definita dalla città in cui si radica: come la pianta dal suo campo. La città con le sue misure, il suo tempio, le sue case, le sue strade, le sue piazze, le sue officine, le sue scuole, rientra in qualche modo nella definizione dell’uomo! Sradicate l’uomo da questo suolo che l’alimenta e lo perfeziona: che avrete? La crisi della Storia presente è in gran parte contenuta in questa domanda veramente drammatica”.

 Operare per l’edificazione del Corpo di Cristo

“ Se Dio esiste (ed esiste) e se il Cristianesimo è vero (ed è vero) da questa misurazione integrale non si può prescindere: ogni altra misurazione non può dare che risultati sbagliati. Avete sbagliato la misura dell’uomo: è questa l’espressione che sintetizza la crisi contemporanea.” (AA.VV., I problemi filosofici del mondo moderno, Studium, Roma, pag.179).

In un libretto di recente pubblicazione  “In Aedificationem corporis Christi”, che verrà distribuito in occasione del 44° anniversario dela morte ( si rinvia all’articolo del giornale “Avvenire” del 3 Novembre : La Pira “mistico” della politica ) si legge  “lo scopo della nostra azione- afferma La Pira-  è quello di rivelare i misteri del Cristianesimo ed operare, perciò, per la edificazione del corpo di Cristo”.

“A Messina, nella Pasqua del 1924, La Pira- scrive don Giuseppe Dossetti- ha visto allora il Risorto. Mi attarderei a dire di questo “aver visto” che è qualche cosa di più che un sentimento o una percezione spirituale, io credo che sia stata una reale esperienza mistica” (Don Giuseppe Dossetti, X anniversario della morte di Giorgio La Pira, n.1, pag.17)

La Pira vedeva la crisi della sua epoca come crisi di cultura e asseriva che la crisi della civiltà moderna, prima di essere politica ed economica è metafisica e religiosa.

Dovremo essere capaci di comprendere che « l’economia deve essere finalizzata.. che si impone la socializzazione… socializzazione non significa per altro, necessariamente, sradicamento della proprietà privata o e eliminazione -come fattore originale creativo- della “iniziativa” economica della persona umana …significa che esso è anzitutto destinato a proporsi il fine autentico di ogni economia umana: dare lavoro ad ogni uomo, casa ad ogni uomo, scuola ad ogni uomo, assistenza ad ogni uomo: cioè tradurre in termini di tecnica economica, la grande scena del Vangelo: mi desti da mangiare, da lavorare, da abitare, e così via!”?

 Pregare è un’ operazione politica

Pregare è un’operazione politica, la più profonda, la più rivoluzionaria, perché capace di cambiare la realtà. La preghiera ha il potere di incidere nella storia: come scriveva alle suore di clausura, essa è una immensa forza spirituale

Per il sindaco santo la preghiera nella città, come nella vita di ciascun individuo, ha il primo posto in cima alla gerarchia dei valori. Con la preghiera fiorisce l’anima. È come l’albero. Senza radice non cresce. È la vita del cristianesimo. La preghiera santifica l’anima e le dà una forza divina. Egli farà restaurare le madonnine agli angoli delle strade. Sarà così più facile, alla gente che passa, salutare la Madre Celeste e conservare lo spirito dell’Incarnazione. Ad ogni famiglia che entra in un nuovo alloggio, egli offrirà una graziosa ceramica bianca e azzurra, rappresentante l’Annunciazione.

A fine giugno del 1954  è a Napoli dove intervenendo nel congresso della DC affermò: “La prima fondamentale speranza – prima nel tempo e nella dimensione- è la speranza economico-sociale. Qual è il compito di un partito di ispirazione democratica e cristiana? Intuire l’immenso valore religioso, etico, politico di questa speranza, eleggerla come norma orientatrice della nostra azione”.

Nino Giordano