In fondo, dovremmo essere grati a Salvini.

In qualche modo, si può dire che ci stia aiutando a meglio definire il campo della nostra presenza come forza di ispirazione cristiana o, piuttosto, a mostrarne, per contrappunto, l’effettivo natura a chi ancora tardasse ad intenderla.

La “coazione a ripetere” con cui Salvini torna, ancora una volta, in maniera francamente imbarazzante, su temi religiosi e la stessa reiterazione – “cristiano, cristiano cristiano” – con cui cerca di caratterizzare il suo (nuovo?) partito, sembrano indicare la deriva ossessiva con cui la Lega, nella sua stessa espressione di partito, si accosta al sacro…..Passi per le ampolle di acqua sorgiva del dio Po, ma qui siamo oltre…

La nevrosi ossessiva – “coazione a ripetere” e “reiterazione” ne sono sintomi sostanzialmente patognomonici – è, tra tutte le nevrosi, la più vischiosa ed appiccicaticcia. Forse perché il suo punto di attacco sta più a fondo, non a livello della fenomenologia della vita, ma nella struttura interiore, costitutivamente più intima del soggetto.

Insomma, la Lega, di questo passo, ha un problema. È grave.

Però, ci aiuta. Il partito “cristiano”, come lo concepisce Salvini, è sostanzialmente quello che noi chiamiamo “partito cattolico”. Apoditticamente ed aprioristicamente “identitario”. Cioè esattamente ciò che non vogliamo fare, per il semplice motivo che sta agli antipodi di una forza, come la concepiamo noi. Essa si richiama a una visione cristiana dell’uomo, della vita e della storia, ma laicamente continua il proprio cammino lungo quel solco culturalmente e politicamente ben definito da don Luigi Sturzo in poi.

Questo partito “tre volte cristiano” rischia invece di essere una insidia ed un rischio per la fede, per la vita cristiana e, in prospettiva, un pericolo per la stessa Chiesa la quale potrebbe essere trascinata a forza, pur senza volerlo, in contese che, come tali, non le appartengono.

Ed, anzi, potrebbero addirittura rieditare altrimenti – nelle forme di una compromissione politica impropria, senza il filtro della responsabilità diretta e personale dei laici credenti – una sorta di “neo-temporalismo” che le farebbe male.

Che cosa propone Salvini, se non di imprigionare la religione in una “destra nazionale” che si ponga come una cittadella fortificata, dotata di un vallo profondo che le conferisca uno status di extraterritorialità, in un certo senso. Senonchè, quando si cominciano a predisporre fortificazioni, armi ed anatemi, si finisce ineluttabilmente per cadere in un aperto conflitto di cui non ha bisogno né i cattolici né tutti gli italiani.

Domenico Galbiati