Oggi, tutti i mezzi di informazione dalle reti televisive sia a carattere nazionale che locale, ai giornali, ai siti web ai social, parlano tutti di transizione ecologica, di futuro sostenibile, di lotta all’inquinamento. Il motivo è evidente ed è sotto gli occhi di tutti: i fenomeni atmosferici che si stanno manifestando nel nostro pianeta, e la nostra Italia non ne è esclusa, ci fanno comprendere che se non si inverte la rotta in modo repentino oltrepasseremo il cosiddetto punto di non ritorno dove il nostro pianeta sarà oggetto di cataclismi a cui difficilmente il nostro genere potrà resistere.

Di questo allarme i giovani, giustamente, se ne sono fatti carico perché il futuro è loro e si fanno promotori di manifestazioni gridando il loro messaggio di fare qualcosa e di fare presto. Emblematico l’ultimo monito di Greta Thunberg che in occasione della manifestazione “Friday for future” svoltasi a Milano lo scorso 1 ottobre ha dichiarato insieme a migliaia di giovani che sono stanchi delle promesse dei politici (bla,bla,bla) e che la vera speranza sono loro.

Bisogna dire che Greta ha ragione, soprattutto se guardiamo come gli enti locali si stanno attrezzando per affrontare questa emergenza climatica. Scorrendo alcuni siti di reclutamento del personale di enti locali quali Comuni e Regioni, la richiesta di personale esperto in ambito ambientale è quasi prossima allo zero. Diversamente numerose sono i bandi di concorso per laureati in sociologia, giurisprudenza, economia, scienze politiche e altre discipline equipollenti. Anche se si naviga nel sito del governo italiano al link “opportunità”, nel 2021 si vede che è stato bandito un concorso di reclutamento di consulenti e collaboratori al fine di potenziare la capacità amministrativa soprattutto dei piccoli Comuni, ma tra questi non compaiono professionalità ambientali, quasi a dire che gli enti locali di piccola dimensione non hanno bisogno di queste figure professionali. Il discorso non cambia anche per i Comuni di grandi dimensioni e le Città metropolitane. Il Comune di Milano ad esempio lo scorso anno tra i 111 posti messi a bando, vi erano solo 4 professionisti dell’ambiente. Questo ci fa comprendere come l’attuazione di politiche ambientali siano ancora lontane dalla programmazione politica degli enti locali.

Quindi si parla di transizione ecologica, di preservazione di acqua, suolo, aria, di uso di fonti energetiche alternative, ma poi nelle agende delle amministrazioni locali non vi è la previsione di assunzione di professionisti dell’ambiente mentre c’è ampio spazio per economisti, giuristi, esperti di marketing ed altro.

Non si vuole dire che queste ultime figure non siano importanti ma certamente non hanno quella preparazione per capire come le questioni climatiche impatteranno sul nostro sistema economico e sociale con le relative conseguenze che avremo sulle scelte dei nostri Comuni, Province e Regioni. Pertanto credo sia necessario che la questione ambientale sia seriamente presa in considerazione dai nostri amministratori locali, a tutti i livelli, sia nel piccolo Comune che nella Città metropolitana che nel territorio provinciale e regionale anzi credo si debbano creare dei tavoli dove gli assessori alle politiche ambientali di tutti gli enti locali lavorino insieme per una politica ambientale territoriale coordinata. Solo così possiamo pensare ad una concreta attuazione dell’Agenda 2030 e non guardare quel documento come il semplice strumento di erogazione di finanziamenti che, probabilmente, si concluderà come una complessa operazione di rendicontazione delle spese sostenute ma che non porteranno ad alcun cambiamento sostanziale in termini ecologici. Per tale ragione è necessario che tutti gli enti locali di ogni dimensione e di ogni livello assumano biologi, agronomi, forestali, ecologisti, ambientalisti, ingegneri ambientali, e diano loro quei poteri necessari e responsabilità necessari al fine di poter dare atto a quella ormai necessaria ed inevitabile transizione ambientale di cui il nostro pianeta ha bisogno per poterci garantire a noi ed alle nostre future generazioni la permanenza su questo pianeta che come ci ricorda Papa Francesco è la “nostra casa comune” e non ce n’è un altro su cui possiamo trasferirci.

Quindi vanno bene i convegni, le manifestazioni, gli incontri ma poi applichiamo nella pratica quello che diciamo affinché la transizione ecologica non resti solo un “affare” commerciale ma sia una concreta e rapida combinazione di strumenti che portino la nostra azione politica verso un futuro prossimo decisamente più “respirabile”. Per questo, per rendere migliore il nostro futuro non ci servono professionalità del passato.

Eugenio Cascione