La decisione del governo Draghi di allargare la platea vaccinale imponendo l’obbligo della vaccinazione alle persone con cinquanta (già compiuti o che si compiranno entro il 15 giugno 2022) e più anni di età (≥50) sta dando qualche frutto. È l’ultimo dei provvedimenti con i quali, con molta prudenza e comprensione, si è dato tempo ai renitenti al vaccino di documentarsi, di istruirsi mediante la buona scienza e, infine, emendarsi dai loro errori di valutazione. La mia opinione è che l’incremento delle prime vaccinazioni stia funzionando soprattutto perché tocca la tasca dei “no vax” e non perché essi abbiano realmente abiurato i loro convincimenti: gli “ideali” sono belli, sì, ma … il denaro conserva tutto il suo potere di persuasione. Ciò che infiniti richiami delle autorità, resoconti di contagi e morti, dati di realtà non erano riusciti a fare sembra, sia infine inducibile mediante lo spauracchio della perdita dello stipendio. L’adagio napoletano “aggi’à ccampà” pare mettere a posto la coscienza di molti oppositori al vaccino anti-COVI-19 e consentire loro di presentare i loro deltoidi (quelli veri, non di plastica) alle siringhe dei vaccinatori (quelle piene del farmaco, non quelle svuotate dai medici e infermieri vaccinatori “no vax”).

È dimostrato in modo inequivocabile che i vaccini anti-Covid-19 hanno statisticamente ridotto nelle persone vaccinate rispetto a quelle non vaccinate la probabilità di contrarre la malattia, di trasmettere l’infezione, di avere sintomi importanti, di aver bisogno di cure domiciliari costose, di essere ricoverati in ospedale, di essere ricoverati in terapia intensiva, di morire. Se tutti i cittadini italiani si fossero vaccinati l’Italia sarebbe Covid-19 free, nessuno si sarebbe poi ammalato, i posti ospedalieri per pazienti con Covid-19 sarebbero vuoti, nessun ammalato sarebbe morto, tutti gli alunni sarebbero a scuola in presenza, nessun operatore sanitario sarebbe morto? Rispondere SÌ sarebbe un’evidente idiozia. Del pari, è priva di fondamento la convinzione che la scelta di non vaccinarsi non abbia ripercussioni sulla collettività. Per i “grandi numeri” dell’attuale sindemia, anche un aumento modesto del rischio ha conseguenze enormi. Chi non ha voluto vaccinarsi non solo ha contribuito ad allargare lo scarto statistico fra destino dei vaccinati e quello dei non vaccinati ma anche ad aggravare per tutti le conseguenze della sindemia. Ho provato a stilare una lista di conseguenze sanitarie, sociali, educative ed economiche che sono causate dal rifiuto vaccinale: sono così numerose che occorrerebbe troppo spazio qui per elencarle. Chiunque può improvvisare con qualche amico una seduta informale di brain storming e “divertirsi” a veder crescere il diagramma di flusso a partire dall’incipit ” non mi vaccino”.

Se dal livello statistico (utile per le decisioni di politica sanitaria) si passa a quello individuale, nessuno può garantire alla singola persona completamente vaccinata di cavarsela a buon mercato se contagiata dal Covid-19; parimenti, nessuno può dichiarare con certezza assoluta che un singolo determinato individuo non vaccinato sia personalmente imputabile per tutta la catena di eventi statisticamente attribuibili ai “no vax”. Quindi, non è affermabile con totale sicurezza che un singolo renitente al vaccino sarebbe rimasto sempre sano qualora vaccinato. Questo preclude sul nascere la velleità di addebitare tout court ai singoli “no vax” tutte le spese per essi sostenute dal SSN. È la stessa logica per cui ai fumatori non si richiede di risarcire al SSN i costi per la cura di patologie causate inequivocabilmente dal fumo di sigaretta. È mediante il ricorso a valutazioni statistiche di rischio che nell’ordinamento vigente si proibisce a chi fuma di arrecare danno agli altri ma non si punisce la sua condotta auto-lesiva.

Sottrarsi all’obbligo di assumere il vaccino (legge 7 gennaio 2022 n. 1) vigente dal giorno 08.01 u.s. [spero che sia esteso presto a tutti i cittadini che secondo l’AIFA possono/potranno riceverlo] implica boicottare le misure per “fronteggiare l’emergenza Covid-19, in particolare nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore”. I giuristi potranno discettare se e quanto simili comportamenti siano riconducibili ad alcune delle circostanze aggravanti generiche previste dall’art. 61 del codice penale.

A mio parere, la multa simbolica di € 100 prevista nei casi di inadempienza è incongrua. Nel nostro Codice civile e penale l’irrogazione della pena deve essere proporzionale all’entità del delitto: una pena irrisoria, oltre a non essere un deterrente efficace, definisce ipso facto la banalità dell’infrazione commessa. Cosa che – per quanto sopra argomentato – non corrisponde alla realtà. Innalzarla a € 1.000 potrebbe (in base ai dati del censimento del Governo del 7 gennaio u.s.) far accantonare entro settembre un tesoretto di circa due miliardi di euro: questi soldi potrebbero essere devoluti a tutti gli operatori scolastici, socio-sanitari e delle forze dell’ordine come minima ricompensa per il coraggio e l’abnegazione di cui hanno dato prova in questi mesi.

In realtà, sarei molto più contento se i renitenti si vaccinassero (anche se conseguentemente l’ammontare del ricavato delle multe diminuirebbe). Oltre al giovamento per la salute loro e di tutti i concittadini, si renderebbe manifesto che il sacrificio di quanti hanno perduto salute e vita per stare a fianco degli ammalati e si sono adoperati per assicurare alla collettività i servizi essenziali per farci sopravvivere e per difenderci dal virus non è stato inutile. Non è totalmente escludibile, infatti, che il loro esempio virtuoso di attenzione al bene comune, unito alla irrogazione della giusta pena pecuniaria, abbia infine estirpato dai cuori e dalle menti dei “no vax” gli assunti di quell’ideologia che assieme al Covid-19 ha stretto a tenaglia le nostre vite.

Roberto Leonardi