Una domanda che interroga il nostro presente

L’amico Nino Labate ha posto su Il Domani d’Italia (CLICCA QUI) una domanda che attraversa, in parte apertamente e in parte sottotraccia, il mondo cattolico: la democrazia che ci aspetta ha ancora bisogno dei valori cristiani?

Con Nino, pure noi constatiamo che il dibattito sui valori, in generale, e quelli cristiani, in particolare, nella società civile e nella democrazia è oggi quasi assente, nonostante la loro influenza storica e culturale, ma anche politica e sociale. In un’epoca segnata da crisi antropologiche, individualismo, disuguaglianze e post‑democrazia, questi valori — fondamento del welfare e dell’egualitarismo — rischiano di dissolversi sotto la spinta di un razionalismo esasperato e di un individualismo solitario.

L’invito è chiaro: credenti e non credenti, studiosi e politici, devono ripensare il ruolo dei valori cristiani come base della convivenza civile e della democrazia futura, in un confronto laico e aperto.

Valori cristiani: un patrimonio che non appartiene solo ai cattolici

I valori di cui parliamo non sono esclusivamente dei cattolici. Non è un caso che Benedetto Croce, liberale e agnostico, nel 1942 scrisse Perché non possiamo non dirci cristiani, ricordando come la civiltà europea moderna — anche quando si è allontanata dalla fede — sia stata plasmata dal cristianesimo nei concetti di persona, coscienza, libertà, uguaglianza, dignità umana e responsabilità morale.

Nello stesso anno, Jacques Maritain pubblicava Christianisme et démocratie, sostenendo che la democrazia moderna, nella sua idea più autentica, affonda le radici nella visione cristiana della persona. Una risposta alle ideologie statolatriche e statocratiche dei fascismi e del comunismo: la democrazia nasce dove lo Stato è al servizio della persona, non viceversa.

A Maritain – che credeva nella forza vivificatrice del Vangelo, anche sul piano sociale-  si deve il contributo decisivo alla formulazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che ha fornito il quadro di riferimento etico e politico del mondo uscito dalla Seconda guerra mondiale.

Una crisi che riguarda l’intero Occidente

Il quesito di Nino apre un fronte più ampio: quanto la mancanza dei valori cristiani stia segnando la crisi del mondo capitalistico democratico dell’Occidente.

I tempi sollecitano la domanda, ma non consentono ancora una risposta piena. La politica internazionale mostra infatti, in questa fase, derive che per il loro superamento sarebbe richiesto un ritorno a una “carta fondante” come quella dei Diritti dell’Uomo e allo spirito originario delle Nazioni Unite. Ma forse ancora siamo costretti a restare agli auspici.

Valori e principi: cosa manca davvero

La carenza che avvertiamo riguarda soprattutto il rispetto della vita e della dignità umana, intesa nella sua pienezza sociale, culturale, economica e politica. Da qui discendono i principi — spesso confusi con i valori — della solidarietà, della sussidiarietà orientati alla giustizia sociale.

Ma valori e principi non si impongono. La loro mancanza dimostra che la loro trasformazione, il modo in cui vengono vissuti e incarnati, è più forte del loro richiamo nostalgico o pedagogico. Ed è qui che entra in gioco la politica.

Sturzo, Croce, Maritain, Gramsci: quando la politica incontra i valori

Il riferimento non può che andare a don Luigi Sturzo, protagonista di quella rivoluzione politica interna al mondo cattolico che colpì persino Antonio Gramsci.

Nel 1919 Gramsci scriveva che la nascita del Partito Popolare Italiano era “l’esplosione irresistibile della Riforma italiana”, paragonandola alla Riforma protestante. Già nel 1918 aveva intuito che il partito cattolico sarebbe stato “il fatto più grande della storia italiana dopo il Risorgimento”. Perché il leader comunista coglieva l’importanza del fenomeno di mobilitazione politica in corso da parte delle masse cattoliche, soprattutto contadine, che rompeva l’assetto politico tradizionale italiano, e che era forte di una coerenza e conseguenzialità tra valori ed azione politica.

Croce vede nel cristianesimo la matrice della civiltà moderna. Maritain ne vede la radice della democrazia. Gramsci riconosce nel movimento cattolico una forza di trasformazione sociale di portata eccezionale. Tre prospettive diverse, un’unica constatazione: i valori cristiani hanno generato storia, cultura, democrazia, partecipazione.

Conclusione – La politica ha bisogno dei valori, e i valori hanno bisogno della politica

La politica ha bisogno di riferirsi a dei valori, perché senza di essi perde la sua direzione e la sua anima. Ma anche i valori hanno bisogno di una politica, perché solo attraverso l’azione concreta possono tradursi in giustizia, solidarietà e libertà vissute.

Oggi, in tempi di smarrimento e di crisi del senso comunitario, la politica deve tornare a essere il luogo dove i valori si incarnano, non solo si proclamano. Solo così potrà ritrovare la sua funzione più alta: servire la persona e il bene comune, e non il potere o l’interesse di parte. E per quanto riguarda chi crede in una politica ispirata cristianamente, non si deve mai dimenticare la lezione di Sturzo, De Gasperi e Moro che non resero i valori, e i principi, un punto di riferimento di maniera, ma li seppero tradurre in azione politica improntata ed esclusivamente definita da una politica programmatica.

Giancarlo Infante

 

 

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