Cogito ergo sum (penso quindi sono). Così, con tre semplici parole, Cartesio esprimeva la certezza che l’essere umano ha di sé stesso oltre ogni dubbio in quanto soggetto pensante. Chissà se lo stesso Cartesio riformulerebbe, ai giorni nostri, la sua famosa locuzione in questi termini. Probabilmente si troverebbe parecchio in difficoltà. Portafogli alla mano forse direbbe: “penso quindi spendo”. Pensare costa caro, più di quanto non costi l’avere.

Infatti, di questi tempi e da queste parti (in Italia, in Europa, nel mondo occidentale) il pensiero è un lusso, nel senso capitalistico o consumistico del termine. Seriamente: non si può ironizzare su quanto è più caro al mondo globalizzato, il cosiddetto “dio denaro”. Per pensare serve denaro e si finisce per servire il denaro senza pensarci.

Ma per quale motivo si è arrivati a una tale povertà intellettuale? Si azzardi una risposta semplice, anche se riduttiva: originariamente il pensiero era un efficace strumento individuale e collettivo, forse quello più immediato, che permetteva alla libertà delle persone di manifestarsi e alle persone di esprimersi. E questo era un problema grave.

Per chi? Per i centri di potere. Chiunque sia nella posizione di esercitare un ruolo di governo mediante le sue decisioni in campo lavorativo, sociale, politico, economico, militare, sa bene che dovrà inevitabilmente confrontarsi con il pensiero dei governati. Il pensiero libero, o meglio gratuito (perché non costa nulla, essendo insito nella natura umana), porta al confronto.

Ciò non sarebbe un male in quanto tale: se c’è confronto c’è partecipazione, se c’è partecipazione c’è libertà. Ma dal confronto potrebbe anche nascere il disaccordo, da qui magari lo scontro. Per scongiurare questa situazione, evidentemente scomoda per il governante, è bastato trasformare il pensiero in merce di scambio, evitando di soffocarlo. Perché la storia insegna: soffocarlo sarebbe ucciderlo, causerebbe rivolta, e l’ambiente instabile e ostile difficilmente porta profitti.

Ci sono svariate ricerche, moltissimi studi, aziende che investono tanto denaro, per uno scopo preciso: capire come entrare nella mente delle persone, influenzare i loro comportamenti, e quindi indirettamente manipolare le loro azioni, condizionare le loro scelte (non solo d’acquisto, ma più in generale di vita). Tutto questo ha un costo, come già detto, e qui va ribadito: è un investimento sul quale ci deve essere un ritorno, un guadagno.

Lasciare che altri pensino per noi è la forma più scontata di alienazione dell’io pensante. Ciò che pensiamo degli eventi, dei politici, degli artisti, della moda, della religione, del prossimo, dell’universo che ci circonda, è già stato filtrato e condizionato da altri per noi. Ormai la maggior parte delle persone non ha più tempo per pensare, perché il tempo è denaro.

Questo pensiero, articolato in più paragrafi, è davvero gratuito o quasi. Offre chi scrive, invitando chi legge a compiere un arduo esercizio: non svendere il proprio intelletto al miglior offerente, perché ogni mente è degna di pensare, non di essere monetizzata. Quanto più di profondo e bello esiste nella nostra vita, in fondo, non ha prezzo. Per tutto il resto, basti la Provvidenza.

Erminio Zanenga