C’è proprio amarezza tra chi vive sul campo il disfacimento del sistema di Welfare da anni: concorsi per medici di Pronto Soccorso sempre più deserti: l’ultimo in ordine di tempo e che è stato segnalato sulla stampa nazionale è quello dell’Ospedale Cardarelli di Napoli (fra non molto e con l’estate non saranno pochi gli ospedali costretti a ridimensionare se non proprio chiudere almeno parzialmente i Pronto Soccorso per mancanza di personale).

Già adesso- anche in Lombardia, che pure è una grande e organizzata Regione, alcuni reparti per acuti di psichiatria sono stati chiusi e accorpati per mancanza di personale (immaginiamo cosa succede nei servizi territoriali, da molto più tempo in difficoltà con le risorse…). Non è solo un problema di mancanza di fondi o di errata programmazione del numero di specialisti necessari (oggettivi problemi): da soli questi aspetti non bastano a spiegare la gravità e la  drammaticità del fenomeno..

I servizi di assistenza domiciliare sono molto poveri e distribuiti in maniera molto lacunosa nei diversi territori; i sistemi di cure palliative sono presenti in numero insufficiente e sono distribuiti sul territorio “a macchia di leopardo” (peraltro è un leopardo … quasi albino, dalla pochezza delle macule che si vedono…).

Adolescenti con tentati suicidi o importanti fenomeni di autolesionismo rimandati a casa dai Pronto Soccorso e affidati ai loro “caregivers” perché non ci sono posti per loro in reparti di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza o per evitare ricoveri in inadeguati reparti psichiatrici per adulti, e con visite di controllo – se va bene – programmate dopo settimane, per mancanza di personale. Mediamente l’attesa per una valutazione di neuropsichiatria infantile è tra i sei e i 18 mesi! E spesso si tratta di bimbi di pochi anni.

RSA mediamente “costose” rispetto alle pensioni di molti italiani e con difficoltà crescenti ad avere personale di assistenza (nonostante gli sforzi eroici di molte strutture, come si fa a gestire anziani mediamente gravi e non autosufficienti con un personale che si riduce???).

In tutto questo sfacelo (le liste di attesa per gli esami di cui si parla tanto sulle prime pagine dei giornali, e che sono la sfida sempre persa di tutti i politici, non sono il problema più drammatico del nostro sistema sanitario), il Governo approva un decreto per il riordino della sanità territoriale in contrasto con le regioni che non l’hanno approvato. Senza dedicare una riga agli anziani e ai malati più fragili, all’area dei minori e dei malati psichici: non solo non ci son risorse, e nemmeno personale, manca anche una visione differente della presa in carico di questa tipologia di utenti, partendo dal rafforzare le realtà già esistenti: tutti ad inaugurare le Case della Salute, immaginando che tutto venga risolto così.

Servirebbero migliaia di infermieri aggiuntivi da inserire nei territori… peccato che non ci sono nemmeno per garantire le necessità attuali… e fra poco non avremo nemmeno un numero sufficiente di medici di medicina generale: in compenso arriva il bonus psicologico che, gestito così, è solo “una mancetta” temporanea.

E’ attesa l’approvazione di un altro decreto sul riordino della assistenza ospedaliera che dalle prime anticipazioni circolate seguirà il vecchio canovaccio di impostazione: dirigismo “top-down” con la pretesa di regolare tutto dall’alto, seguendo una logica esclusivamente economicista “pseudo-assicurativa di stato”, carente di ogni analisi epidemiologica seria e, soprattutto, senza mettere al centro chi l’assistenza la deve fare! Si continua con una idea aziendale “manageriale”, dove i manager rispondono ai poteri politici regionali con vincoli “ragionieristici” di bilancio rigidamente normati all’interno di un coacervo di norme e codicilli burocratici che tutto regolano e normano, senza possibilità di deroghe.

La prospettiva è che faranno sempre più affari i gruppi sanitari privati e le relative strutture assicurative integrative: anche il Ministero degli Interni ha di recente sottoscritto una convenzione con il gruppo San Donato per garantire le cure ai propri dipendenti.

Per non parlare del sistema di assistenza sociale, da sempre tallone di Achille del nostro Welfare, spesso completamente rimpiazzato in passato da uno straordinario impegno del volontariato e di molte associazioni non lucrative: a fronte di un oggettivo aumento del personale e di risorse nel corso degli ultimi 20 anni, la qualità e i tempi della risposta sono drammaticamente peggiorati in tutto il paese, anche perché, anche in questo settore, tutto dev’essere proceduralizzato e normato per garantire l’equità! E così, anche il volontariato o la solidarietà umana che nasce da iniziative di prossimità diventano quasi un crimine da contrastare, perché non regolabili e proceduralizzabili secondo le regole della onnipresente burocrazia che ha tolto in tutti il senso di responsabilità e il gusto della libertà.

La “cultura di morte”, di cui poi l’eutanasia è un drammatico aspetto, nasce da questa quotidianità che ci opprime e non lascia vie d’uscita.

Massimo Molteni