La luce del mattino scopre un cumulo di macerie. Il governo non c’è più, o quasi. E non è solo questione del Decreto Salva Roma che era da inserire nel Decreto Crescita, che a sua volta ritoccava il Def che ha dovuto raddrizzare i numeri della manovra di bilancio che ha corretto le stime di settembre che avevano abolito la povertà. Siamo alla Fiera dell’Est, e per due soldi al massimo un topolino si potrà comprare.

Il Salva Roma ormai è un guscio vuoto che dovrà essere riempito chissà come dalle Camere (e si prevede baruffa); l’altro decreto porta con sé la certificazione del peggio: crescita prevista allo 0,2 percento.
Siamo dei malpensanti: cinque mesi fa la crescita prevista era dell’1,4. Quattro mesi fa dello 0,9. Ora, per l’appunto, dello 0,2. Di questo passo a settembre sarà a -0,5 percento. Allegria.

Siamo sempre stati ragionevolmente sicuri che Salvini volesse le elezioni dopo le europee. Ora lo siamo un po’ meno. Lega e grillini sono nella situazione di Renzi dopo le elezioni in Emilia Romagna: non è solo la crescita dell’economia che si è bloccata, lo è anche quella dei consensi verso il governo.
(Quanto ai sondaggi e alla loro Lega al 37 percento, rispondiamo: secondo i sondaggi Renzi avrebbe vinto a mani basse il referendum del 4 dicembre 2016. Forse anche Napoleone dette battaglia a Waterloo incoraggiato dai sondaggi).

Si prevede insomma lento ma costante declino. Più passa il tempo, meno conviene rischiare. Meglio tirare a campare che tirare le cuoia, disse quello che poi venne travolto. Ma è sempre così: al dunque, tutti preferiscono l’orrore senza fine alla fine nell’orrore.

Dice ora il bene informato: guardate che il Pd è rinato … Sono due mesi che hanno un nuovo segretario, e qui nessuno ci capisce ancora niente: se il partito tiene, se hanno le idee chiare su cosa fare, se il suddetto segretario resisterò dopo le europee.

L’altro giorno Enrico Letta, che ce l’ha a morte con Renzi ma non ha motivo di volergliene a Zingaretti, va in televisione e dice: se il Pd non avrà un risultato più che soddisfacente, povero segretario. Di solito il ragazzo parla quando qualcuno gli ha detto qualcosa. Attenzione, allora. Qua tira già una bruttissima aria.

Detto in sintesi, è passato un anno dal 4 marzo ma la classe politica si rifiuta di capire che occorre il classico vino nuovo in otri nuovi. E qui giungiamo alla morale della favola: la politica aborre il vuoto come la Chiesa aborriva il sangue ai tempi dell’Inquisizione.

Tradotto: ci si fionda dentro. E se si continua con questo vuoto di idee e di menti, qualcuno prima o poi avrà la felice intuizione di fiondarcisi.

Cerchiamo di essere noi, quel qualcuno: gli spazi ci sono, il progetto pure.

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