Il giovane parlamentare Aldo Moro, che già si era fatto apprezzare durante la Costituente,  nel corso della prima Legislatura (1948-1953), in veste di sottosegretario agli Esteri, aveva guardato con interesse alla scena internazionale ed europea. Nella seconda Legislatura, la mancata ratifica della CED (Comunità  Europea di Difesa),  spinse Moro a pubblicizzare la sua visione europeista in alcuni suoi passaggi dell’intervento durante la seduta del 29 settembre.

L’articolazione dell’alleanza atlantica in un nucleo europeo che ieri chiamavamo comunità europea di difesa e che domani chiameremo probabilmente in un altro modo, questa articolazione in un nucleo europeo dell’alleanza atlantica è un fatto di grande importanza, significa la voce dell’Europa, la autentica voce di questa civiltà europea occidentale che si esprime e si fa apparire nell’ambito della comunità di popoli liberi. È l’Europa che, superate le particolari divisioni, acquisisce una forza economica, una forza sociale, una forza politica ed anche una forza militare che permettono ad essa di dire una parola più autorevole di ben maggior peso nell’ambito del grande giuoco della politica mondiale.Sì che per noi italiani il problema della integrazione europea, il problema della creazione su basi d’intesa cordiale di un nucleo europeo dell’alleanza atlantica, resta un grande problema nazionale che noi dobbiamo contribuire a risolvere, una integrazione europea senza esclusione né della Germania né della Francia, entrambe indispensabili, e con la maggiore possibile partecipazione dell’Inghilterra”.

Il 23 ottobre 1954 venne istituita la UEO (Unione dell’Europa Occidentale) che sviluppava il trattato di Bruxelles del 1948, accogliendo anche l’Italia e Repubblica Federale Tedesca in una  organizzazione di mutua consultazione militare, a cui aderiva anche la Gran Bretagna.

Nella seduta del 23 dicembre 1954 il capogruppo Moro così motivata il voto favorevole all’ordine del giorno Montini: “è allora un motivo di più, in questa situazione di carenza e di disagio che noi riteniamo provvisoria, per rinnovare un impegno comune per una intesa fra i popoli che è condizionata necessariamente al disarmo progressivo, che comporta il generale controllo di tutte le armi di guerra, fra cui, in prima  linea, vanno inserite le armi atomiche e termonucleari. Noi riteniamo che la drammatica realtà, cui noi siamo, di un mondo diviso e così potentemente armato da poter realizzare, nell’eventuale urto, la propria distruzione e la distruzione della civiltà, non debba farci perdere tempo nella ricerca di un’ intesa su quella base di dignità e di giustizia che noi abbiamo sempre perseguito e che rimane l’obiettivo fondamentale della nostra politica estera”.

Il presidente della Repubblica Antonio Segni affidò all’onorevole Aldo Moro l’11 novembre 1963 l’incarico di formare il nuovo governo. Il primo governo Moro giurò il 4 dicembre 1963… Moro intervenne alla Camera dei deputati il 12 dicembre 1963, mettendo subito in luce la novità parlamentare della svolta politica… In politica estera avrebbe consolidato la realtà verso l’alleanza atlantica e la solidarietà europea ( 1 )

Nelle linee programmatiche a Montecitorio Il Presidente Moro sottolineò:“La politica di solidarietà europea, che sarà perseguita nella forma dell’integrazione democratica, economica e politica, fuori di ogni particolarismo, offre al nostro paese uno spazio ed uno ambiente adatti per la sua espansione economica e per una significativa partecipazione alla politica internazionale in proporzione alle sue forze, alla sua tradizione e cultura, al suo peso economico e sociale. Il governo si propone una azione coerente per superare le remore opposte, con iniziative estranee alla finalità dei trattati di Roma, alla creazione dell’unità democratica dell’Europa.”.

Eravamo nel 1963 e Aldo Moro aveva chiara la prospettiva del futuro dell’Europa!

 Il 14 maggio 1965 si svolse alla Camera un dibattito sulle interpellanze ed interrogazioni presentate da tutti i gruppi parlamentari su diversi aspetti della politica internazionale e, in particolare, sul  viaggio del Presidente del Consiglio Moro negli Stati Uniti.

Questi alcuni passaggi significativi: “Le linee maestre della politica europeistica del Governo, quali sono state recentemente indicate anche a Strasburgo dal ministro degli affari esteri, sono quelle cui si ispira ormai da molti anni l’azione dell’Italia. Tale politica si sviluppa su due piani distinti, ma non separati.

Il primo di essi riguarda la cooperazione a sei. Nella organizzazione di Bruxelles si trova infatti il fulcro dell’azione europeistica italiana; e il Governo intende continuare ad adoperarsi per una piena ed integrale realizzazione della lettera e dello spirito del trattato di Roma…

Il secondo profilo concerne, anch’esso una costante della politica europeistica italiana: e cioè la esigenza che l’edificio comunitario conservi il carattere democratico ed aperto, e pertanto la capacità di includere, non appena possibile, anche altre democrazie europee”.

A seguito delle dimissioni del II Governo Moro, datate 21 gennaio 1966, il 25 gennaio il Presidente della Repubblica conferì nuovamente l’incarico di formare il nuovo governo al Presidente del Consiglio uscente, Moro, che accettò secondo la prassi con riserva e diede vita al terzo Governo Moro.

Il 3 marzo 1966 Moro espose al Senato e alla Camera le dichiarazioni programmatiche del nuovo Governo. Moro in riferimento all’Europa sottolineò: “Per quanto riguarda l’Europa il Governo si propone di continuare la propria azione diretta ad assicurare la piena ripresa della attività comunitaria nel rispetto dei Trattati al fine di realizzare l’integrazione economica quale premessa dell’unità politica dell’Europa. Tale azione si svolgerà in tutte le sedi comunitarie, economiche e politiche, continuando ad interessare ad essa il Parlamento ed il Paese e portando avanti il progetto di elezione a suffragio universale di un Parlamento europeo”.

Nella Legislatura successiva, Moro fu nominato Ministro degli Esteri e, in tale veste, intervenne il 21 e 22 ottobre 1969, per definire la posizione dell’Italia sui grandi problemi internazionali.

Tra questi riferì sui più recenti sviluppi in campo europeistico.

“C’è il problema del Parlamento europeo, c’è quello di una reale unità di indirizzo economico, c’è l’esigenza di dare all’Europa una sua voce, una sua influenza, un suo destino. Per molte di queste cose siamo appena ai primi passi, proprio mentre l’evolvere rapidissimo delle cose e dei rapporti nel mondo indica la meta sovranazionale come essenziale ad un assetto unitario, come garanzia di equilibrio del mondo”.

Aldo Moro, da grande tessitore quale si dimostrò in tutta la sua esperienza parlamentare, continuava  a guardare con interesse allo sviluppo dell’Europa.

Per concludere questa carrellata del pensiero moroteo ecco il suo intervento sull’elezione del Parlamento europeo a suffragio diretto, pronunciato nella seduta del 15 febbraio 1977 alla Camera dei Deputati.

Si discuteva il disegno di legge di approvazione ed esecuzione dell’atto relativo all’elezione a suffragio universale del parlamento europeo, firmato a Bruxelles il 20 settembre 1976.

Il cosiddetto “Atto 1976” stabiliva il principio dell’elezione diretta e il contenuto dello status di parlamentare europeo oltre a fissare alcune regole comuni di procedura elettorale. Venne approvato alla Camera il 17 febbraio e al Senato il 24 marzo e divenne Legge 6 aprile 1977, n. 150.

“Abbiamo manifestato un larghissimo consenso intorno a questo atto e non vorrei, dicendo questo, dispiacere all’onorevole Pannella che ha tenuto a sottolineare che non vi è l’unanimità… Ciò non vuol dire, naturalmente, che tutti pensiamo le stesse cose, né che tutti concepiamo l’Europa allo stesso modo.

Questa del resto è stata sempre la posizione assunta dai Governi italiani, estremamente duttili, come era necessario ogniqualvolta si trattava di trovare una convergenza di vedute con altri paesi, sempre pronti ad accogliere le tappe intermedie, ma sempre fermi per dichiarare, valga quel che valga, che per noi la meta è lo Stato federale in Europa”.

I pensieri, i ragionamenti e le riflessioni di Moro, per favorire l’avvio di quella che lui aveva chiamato la terza fase, evidenziavano come motivo di fondo la speranza, da sempre coltivata che i risultati delle elezioni europee a suffragio diretto avrebbero aiutato l’Italia a uscire dalle difficoltà che stava vivendo in quella stagione ( 2 )

Pietro Panzarino

 

(1) Pietro Panzarino, Il centro-sinistra di Aldo Moro (1958 – 1968), Marsilio Editore, 2014.

(2) Pietro Panzarino, L’eredità politica di Aldo Moro Pensiero e azione di un uomo libero (1976-78) Marsio Editore, 2011.