E’ alfine giunto il momento dell’analisi politica scorretta e tuttavia veritiera e vera.

Il 4 di marzo l’elettorato cattolico che aspirava ad una rappresentanza politica tramite un partito fortemente identitario e solidamente ispirato nella sua progettualità alla dottrina Sociale della Chiesa, è uscito pesantemente battuto e consegnato alla irrilevanza, come sempre del resto negli ultimi venticinque anni.

Il 26 maggio quell’elettorato è uscito annientato. Partiti seri, credibili ed onesti, coerentemente ispirati nel loro agire politico alla Dottrina Sociale della Chiesa, come Popolari per l’Italia e Partito della Famiglia, ma anche altri, fermi allo zero virgola.

Forse il mondo cattolico e le espressioni sociali e politiche che lo rappresentano sono spariti dal corpo sociale del paese e dunque anche dalla scena politica Italiana?

L’ottimo Pagnoncelli ha provato a dare una risposta cimentandosi sul punto. Ha dunque impostato un algoritmo da porre a base delle elaborazioni matematiche nel quale la variabile “cattolico” si identifica con coloro che dichiarano di andare alla Santa Messa Domenicale. Di qui, elaborazioni ed analisi a non finire che risparmio al povero lettore.

La sorpresa però è venuta dal dato elettorale finale il quale non è coinciso con quello della previsione. La spiegazione si è trovata dicendo che i sondaggi non sono poi così attendibili perché la variabile del voto d’impulso, quello cioè dell’ultimo minuto, non è inquadrabile in nessun sondaggio; è in altra parole insondabile. E con questo il pregevole lavoro del pur ottimo Pagnoncelli e dei suoi omologhi finisce fatalmente in soffitta.

La verità è che nell’Italia del “ perché non possiamo non dirci Cristiani”, omologare il cattolico con colui che va alla Santa Messa domenicale è certamente corretto sul piano della logica “digit”, ma assolutamente scorretto su quello delle dinamiche sociali e politiche. Esiste un vastissimo voto d’opinione fortemente influenzato dalla cultura, dai valori, dalla sensibilità, dalle tradizioni, dai retro pensieri inespressi e nascosti che due millenni di civiltà cristiana hanno finito per condizionare ed orientare.

Proprio di questi giorni è la notizia che 14 milioni di italiani abbiano dato il loro 8 per mille alla Chiesa Cattolica. Questo vorrà pur dir bene qualcosa! Certo la secolarizzazione è avanzata ed il laicismo dilagante ha fatto passi da gigante nella società italiana, ormai avvitata nel collasso morale di cui tanto acutamente ha fatto riferimento il Papa Emerito nelle 18 paginette di appunti per il Sinodo sugli abusi. Ma non è certo venuta meno l’attenzione ad un progetto politico che si ancori e si riferisca idealmente a quei valori, a quelle sensibilità ed a quelle tradizioni proprii della civiltà cristiana e perciò inserite stabilmente nel dna culturale degli italiani e coessenziali con essa. E’ questa in ultima analisi la base del voto moderato cattolico che tanta parte ha avuto nelle fortune della D.C. e prima ancora nell’imprevisto ed inatteso successo elettorale del Partito Popolare: 120 deputati nella elezione del 16 Novembre 1919.

Ecco perchè il ragionamento di Pagnoncelli corretto nell’universo digitale e nell’impero dell’algoritmo, diventa inappropriato ed alla fine sterile sul piano sociale e politico, là dove ciò che viene in gioco è la sensibilità culturale e  l’intuito politico del leader e del grande storico, per esempio di Benedetto Croce e del suo “perché non possiamo non dirci cristiani”. In altre parole là dove viene in gioco la capacità di intuire e cogliere le correlazioni tra la vita della società e la scala di valori da essa accettati e suo punto di riferimento..

Ora il dato evidente emerso dalla lezione del 27 di Maggio è che i cattolici, vuoi nella versione ‘digit’, cioè coloro che vanno alla Santa Messa Domenicale, vuoi nella versione “ politica”, ovvero coloro che vivono e sentono come propri i valori e la grande tradizione cristiana della società Italiana, ha voltato le spalle e radicalmente, ai partiti fortemente identitari e di solida ispirazione cristiana.

Il desiderio in qualche modo “ subliminale” come pregevolmente ha scritto il nostro ottimo Galbiati, di un partito di ispirazione cristiana è rimasto tale ed ha invece ceduto il passo ad altri impulsi, ad altre valutazioni, ad altre progettualità ritenute più pregnanti e più adeguate alle esigenze del momento e della società italiana di oggi.

Sì, ma quali ?

Tralascio di esaminare i desideri e le indicazioni di chi si è rifugiato nella scheda bianca proprio perché l’elettorato che si astiene non è identificabile ed omologabile con nulla  fuorchè con un generico dissenso.

Osservo invece che il Cardinal Bassetti nella nota intervista a Repubblica del giorno 9 Giugno, richiesto di un giudizio circa il fatto che secondo i sondaggi commissionati da quel giornale ‘cresce il peso dei cattolici che votano Lega’ ha risposto rinviando ad una più attenta analisi alle tradizioni culturali e religiose dell’Italia propria di coloro che ‘hanno un appartenenza debole alla comunità ecclesiale’. Per noi – ha aggiunto il Cardinale “ questo costituisce l’orizzonte di un nuovo impegno di testimonianza e proposta cristiana”, la quale aggiungo io non può non essere propria anche per quei cattolici che sentano di doversi impegnare sul piano politico.

Ora che l’analisi sia corretta è confermato dai numeri. La Lega era data tra il 27 ed il 30 per cento ed invece si è fermata al 33 e rotti. Un successo rilevante impensabile senza il voto cattolico e reso ancora più vistoso dalla spinta dell’ultima momento: dal voto d’impulso ed insondabile, quello della decisione assunta al momento di entrare nella cabina elettorale. E qui arriviamo al dunque, cioè al momento dell’analisi politica scorretta ma vera e veritiera.

Il grande fiume elettorale che porta nel suo dna i valori e la sensibilità della grande e bimillenaria tradizione politica e sociale del cattolicesimo italiano si è diviso in tre braccia: il primo quello di gran lunga maggioritario e prevalente ha certamente votato Lega perché ha condiviso sebbene tacitamente e senza clamore le linee politiche chiare e nette rappresentate da poche parole d’ordine che quel partito ha chiaramente proposto: porti chiusi, sicurezza e legalità, rilancio dell’economia con pace fiscale ed abbassamento delle tasse, sì all’Europa purchè diversa. Il secondo ha votato PD esasperato dalla inefficienza e dai danni del governo giallo verde, ed un terzo infine si è rifugiato nella scheda bianca.

Non sono certo in grado di delineare le percentuali, ma è certo che sul piano politico le cose stiano proprio così e che le menti politicamente più sensibili non possano non essere d’accordo con il sintetico giudizio del Cardinal Bassetti, il quale poi è confermato dall’aumento inarrestabile che i sondaggio attribuiscono alla Lega all’indomani della guerra scatenata contro le “ONG Pirata”.

Siamo arrivati al dunque. Se lo sforzo che stiamo profondendo a piene mani per far nascere un partito fortemente identitario e dalle solide radici cristiane fallisse, è prevedibile nel futuro dell’Italia  e per lungo tempo un governo rappresentato da un solido blocco moderato a trazione leghista. Che se poi le ricette economiche proposte da quel partito dessero i risultati ipotizzati e ampiamente pubblicizzati, l’economia reale finalmente si riprendesse in modo consistente, gli anni di governo di quello schieramento sarebbero parecchi.

Da oggi allora le cose si vanno facendo gradualmente sempre più chiare e gli errori che si annidano nel mondo cattolico stanno venendo gradualmente alla luce. Provo ad individuarne i più vistosi.

Erroneo di  sicuro il giudizio rilasciato da Padre Sorge nell’intervista a Repubblica del giorno 8 Luglio. E’ vero che il Concilio Vaticano II ha precisato la distinzione tra laicità e fede, ma la chiamata universale alla Santità da esso fatta propria e rilanciata ed il respiro trinitario della Chiesa da esso ombreggiato escludono di per sè che il cattolicesimo politico e sociale possa essere cancellato dall’orizzonte culturale e valoriale italiano ed Europeo. E questo con buona pace di tutti, soprattutto di quelli che appellandosi rocciosamente ad una radicale ermeneutica della discontinuità – come padre Sorge – indirizzano le loro conclusioni verso approdi sbagliati quale è per certo: “ Il Popolo capirà”, la conclusione cioè dei leader sconfitti dalla realtà che loro invece non hanno capito.

Ma dissento anche da conclusioni opposte quali quelle tratteggiate brillantemente da Giuliano Ferrara sul Foglio giorno 11 Luglio dal titolo “l’ostacolo è Francesco” e questo per un motivo semplicissimo. Innanzi tutto la scelta di questo pontificato ha rinviato alle Conferenze Episcopali le scelte pastorali ultime. Questa scelta va rispettata ed è con le Conferenze Episcopali che va gestito il confronto. Ma soprattutto non si può prescindere dalla fondamentale considerazione che le scelte politiche spettano al laicato deputato in via esclusiva ed in piena autonomia a costruire un progetto di bene comune e dunque con forza unificante ed unificatrice superiore. E questa è la sfida di questi ultimi tempi.

Esorto poi e vivamente a quanti pensano o sperano che un soggetto nuovo fortemente identitario e di solida matrice cristiana possa nascere nel brodo primordiale e rassicurante del PD e della tradizione che quel partito rappresenta, a cambiare posizione e lasciare nel recinto malinconico della “Recherche du temps perdu” le cause del suo fallimento. Ciò che ci separa ormai in modo verticale da quel partito non è la “fedeltà atlantica” propria di un mondo cui pure abbiamo appartenuto, diviso in due blocchi contrapposti ed in guerra tra loro, ma un altro tipo di frattura anche essa verticale: quella etica e sui valori non negoziabili, non meno radicale e drammatica dell’altra. Se si volesse costruire nuovamente una terza fase, essa non potrebbe essere diversa da quella già immaginata e teorizzata da chi coniò quel termine: due distinti che stipulano un compromesso per il bene del paese, un compromesso storico certo, ma sempre compromesso. Non un accorpamento o peggio assorbimento dell’uno nell’altro come è stato in questi anni a partire dall’esperienza della Margherita.

Da ultimo non posso non dedicare brevi righe a quanti si sono stracciati le vesti ed hanno sollecitato proclami ed addirittura raccolte di firme contro il laicato cattolico tradizionale e patriottico; quello per capirci che si commuove sempre davanti al Santo Rosario e che di cuore vorrebbe consacrare ogni giorno l’Italia a Maria, chiunque sia a farlo; quello che raccogliendosi alla fine attorno a un laico lo ha fatto divenire leader dei cattolici tradizionali, patriottici e popolari, come se fosse un capo religioso.

Purtroppo i miei inviti alla prudenza, alla riflessione ed alla temperanza non furono ascoltati ed i risultati elettorali sorprendenti e imprevisti – ma  solo per alcuni – sono lì a ricordarcelo.

Sì, forse è il momento, per quanti si sono posti coraggiosamente a por mano alla costruzione di  un partito fortemente identitario e dalle radici solidamente piantate nella Dottrina Sociale della Chiesa di iniziare a fare analisi e prospettazioni politiche serie e credibili, e dunque con aspettative concrete di consenso elettorale.

Emilio Persichetti