D’accordo, una barbarie. Ma non basta.
Ci vuole un idiota per immaginare che si possa trasmettere in diretta streaming l’esecuzione di una condanna a morte. Trasformata in spettacolo. Esibita come icona esemplare di onnipotenza e come minaccia sadica. Dai più alti poteri istituzionali. Da persone da cui sarebbe banalmente ovvio attendersi una maturità ed un equilibrio interiore che evidentemente non hanno né il Ministro della Guerra, né il Presidente degli Stati Uniti d’America.
Violenza mimetica
È difficile capire perché tanta violenza tracimi ovunque. Potrebbe facilmente diventare “mimetica” e spingere tanti, soprattutto giovani, a ripetere gesti interpretati come la via più appagante per dire sé stessi, affermare ed imporre la propria personalità scossa, frantumata e negletta. La scarica dei fucili, il sangue che sgorga dalle ferite, il corpo che si affloscia. Quel passaggio così repentino, immediato, dalla vita alla morte che, a suo modo, affascina molti.
Vita e morte
Come se un lampo dicesse di noi ed illuminasse, d’un tratto, per un istante fugace, il mistero di quella necessaria contiguità tra la vita e la morte, quasi una reciproca co-appartenenza, che ogni persona reca con sé.
La vita e la morte non sono, infatti, le classiche due facce della stessa medaglia, tali da dover necessariamente guardare in direzioni opposte, senza mai incrociare i loro sguardi.
Sono, al contrario, mischiate dentro lo spessore della stessa medaglia e, dunque, convivono, cosicché lo sguardo dell’una ha sempre in sé traccia dell’altra.
Il vuoto interiore
Chi gode della sofferenza inferta, chi assapora il gusto della morte, chi sente il suo sapore acre come un balsamo che, paradossalmente, quieta le asperità che turbano la propria interiorità, ha chiaramente problemi con sé stesso.
Si tratta di persone divorate da un vuoto interiore che si illudono di colmare con esperienze e sentimenti di superiorità. Come se rubare la vita altrui, lo si può fare in molti modi, non solo uccidendo, riempisse la propria.
Freud associa il sadismo a difficoltà di sviluppo della maturazione sessuale. Speriamo che si sia sbagliato.
Domenico Galbiati