L’anticipazione delle elezioni ci ha impedito di essere presenti con le nostre liste all’importante tornata elettorale nazionale di questo anno. Grazie all’impegno di alcuni generosi amici siciliani saremo però presenti nelle elezioni regionali siciliane con due candidati nelle liste del candidato di centro professor Gaetano Armao. Sarà un primo interessante test della capacità di mobilitare chi crede nella necessità di una presenza politica dei cattolici.

Ovviamente, ci rammarichiamo di non aver potuto cogliere l’opportunità nazionale. Questo non vuol dire però che ce ne dobbiamo stare a guardare con le mani in mano. Dobbiamo cercare di essere presenti nella campagna elettorale con le nostre idee e valutando le altre proposte politiche, ma soprattutto dobbiamo prepararci seriamente per le prossime tornate elettorali.  Quindi dobbiamo lavorare con ancora maggiore lena sulla nostra identità e proposta programmatica da un lato, sulla nostra organizzazione e capacità comunicativa dall’altro. Tenendo presente che le due dimensioni devono sostenersi a vicenda.

Comincerò qui dal primo aspetto ripartendo dal nostro nome – INSIEME – che se lo vogliamo prendere sul serio già sintetizza un impegnativo programma politico.

La prima declinazione del nostro nome-identità dovrebbe essere “insieme…. alle persone concrete, alle famiglie e ai loro bisogni”. Questa prima e fondamentale declinazione impegna la nostra capacità di rispondere al bisogno di una scuola seriamente formativa, con docenti altamente qualificati, libera da ideologie, in grado di accompagnare anche gli alunni dotati di minori risorse familiari e ambientali. Al bisogno di una sanità capace di fornire in tempi ragionevoli le migliori prestazioni di cura, ma di essere ancor prima vicina alle persone con una solida rete territoriale di prevenzione, diagnosi e prima cura. Al bisogno di lavoro soprattutto dei giovani del nostro paese migliorando la loro formazione, premiando il merito e l’impegno, smantellando rendite di posizione e meccanismi di carriera basati sull’anzianità, facilitando le opportunità di avvio di attività imprenditoriali e professionali. Al bisogno di un ambiente sano e sostenibile ripensando il disegno delle città, delle reti di trasporto, incentivando l’economia circolare e promuovendo la ricerca più avanzata sulle tecnologie del risparmio energetico. Al bisogno di sicurezza soprattutto delle persone più fragili realizzando ambienti urbani meno alienanti e che favoriscano la dimensione comunitaria. Rispondere efficacemente a questi bisogni richiede che continui il massimo impegno dei nostri dipartimenti tematici nell’elaborazione di proposte innovative, precise e finanziariamente sostenibili, ma anche la capacità delle comunità locali di INSIEME di ascoltare “da vicino” le persone e le famiglie nelle loro concrete esistenze.

A questa prospettiva “dal basso” dobbiamo affiancare un secondo e strettamente collegato livello di declinazione del nostro nome-identità, un livello “sistemico” necessario per dare vita a quello che potremmo chiamare un vero “popolarismo di governo” (che è l’esatto opposto del populismo). E’ in gioco qui la nostra capacità di “tenere insieme” esigenze che a prima vista sembrano contrastanti e che tipicamente le forze politiche antagonizzano, ma che invece devono essere conciliate per il bene del paese. Bastino tre esempi: il contrasto tra politiche per gli anziani e per i giovani, tra sovranità nazionale e integrazione europea, tra stato centrale e poteri locali. Ma ne potremmo aggiungere altri come quello tra intervento statale e libertà economica o tra sviluppo economico e transizione ambientale.

In breve sui tre esempi. In un paese nel quale gli anziani sono una componente sempre più grande sembra che le proposte politiche parametrate su questa categoria di persone (cominciando dalle politiche pensionistiche e del welfare per arrivare all’uso incontrollato del debito) non lascino spazio a politiche a favore delle nuove generazioni (se non nella forma di umilianti bonus). Ce ne accorgiamo bene in questa campagna elettorale. Eppure dovrebbe essere chiaro che per sostenere il peso della popolazione anziana è assolutamente necessario che la partecipazione dei giovani alla vita economico e sociale sia favorita al massimo con adeguate politiche. In sostanza è necessario un forte “patto intergenerazionale” che ristabilisca un equilibrio nelle politiche per gli anziani e per i giovani. Per questo deve essere affermato un netto rifiuto della spesa a debito e invece privilegiata una attenta redistribuzione delle risorse nella direzione degli investimenti per il futuro.

Un discorso analogo possiamo farlo per il dilemma sovranità nazionale-integrazione europea. Invece della contrapposizione occorre riconoscere che nel complesso ambiente internazionale di oggi la massima realizzazione dell’interesse nazionale si consegue attraverso lo sviluppo della capacità delle istituzioni europee di affrontare le grandi crisi con strumenti adeguati, la accresciuta responsabilità democratica di Bruxelles e una forte e competente presenza dei rappresentanti italiani negli organismi comunitari.  Anche qui dovremmo parlare di un patto, che potremmo chiamare “patto nazionale-europeo” che riconosca chiaramente la complementarietà tra interesse nazionale ed europeo e accresca la fiducia reciproca tra le istituzioni dei due livelli. La migliore difesa degli interessi italiani si fa contribuendo a costruire una Unione più forte, più democratica e più capace di capire il nuovo mondo in cui ci troviamo.

Come è essenziale stabilire un rapporto sinergico tra livello nazionale e livello europeo della politica, lo è altrettanto per quel che riguarda la relazione tra livello statale e i livelli delle autonomie locali. Probabilmente in nessun paese europeo come in Italia la varietà e la forza delle identità locali (municipali, provinciali e regionali) è così marcata. Questa realtà è sicuramente una risorsa per il paese come riconosce subito ogni straniero attento quando visita l’Italia. Per esprimere appieno le sue potenzialità nei dinamismi economici e culturali del paese e nei servizi da rendere alla cittadinanza questa risorsa ha bisogno di un sistema di autonomie chiaro, ben definito e dotato dei poteri amministrativi e delle dotazioni finanziarie proprie adeguati. Nello stesso tempo, come abbiamo ben visto durante la recente crisi pandemica, questa varietà di identità deve essere messa a sistema grazie ad un coordinamento centrale non fatto di invasivi e opprimenti interventi regolatori ma di una chiara e strategica capacità di direzione là dove è necessario perequare le risorse e assicurare a tutti i cittadini italiani una parità sostanziale di trattamento e dove le azioni devono trascendere i particolarismi locali. Una più chiara definizione delle competenze e delle dotazioni finanziarie dei diversi livelli costituisce la base per un saldo “patto Stato-Enti locali” del quale l’Italia ha urgente bisogno.

Questi simbolici “patti” dovrebbero segnalare la scelta privilegiata da INSIEME di un atteggiamento politico positivo e solidaristico, a somma positiva invece che a somma zero, nei confronti di alcuni tra i più importanti dilemmi che l’oggi e gli anni a venire ci propongono.

Maurizio Cotta