Affrontando l’argomento della Costituzione Europea, ci siamo resi conto quanto, per forza di cose, debba essere vitalmente connessa al tema della pace. Non basta un convegno. Al punto che, se vogliamo continuare a studiare e, via via, approfondire questo cammino, dobbiamo necessariamente affrontare tale nodo.
Non c’è l’Europa, se non in quanto si assuma la responsabilità di aprire un nuovo ciclo della storia che si faccia carico di costruire un nuovo ordine internazionale, che, a sua volta, sia in grado di sostenere una prospettiva di pace.
Dobbiamo assumere quest’ultima come argomento di una nostra prossima iniziativa da studiare, fin d’ora, per il prossimo autunno. In uno con il tema delle migrazioni che, con la pace, hanno molto a che vedere. Ed anche questo è un versante da esplorare.
La pace non è un’impresa per gli imbelli. Per coloro che temono il conflitto e la scambiano per la morta gora dei buoni sentimenti. Va costruita ed ha un’architettura complessa. Ha bisogno, anzitutto, di un fondamento che sta nella coscienza morale dei popoli e dei cittadini che danno loro consistenza e forma. Comincia nel cuore degli uomini liberi. Liberi, anzitutto, da sé stessi. E poi trasmigra nella mente. Per vituperata che sia, anche dalle anime belle di tanti cosiddetti “pacifisti”, ha bisogno della politica ed alla politica di affida. Bisogna, in primo luogo, volerla e volerla davvero. Non è una manna discesa dal cielo. Non sta nell’ordine naturale delle cose, che, di per sé, inclina piuttosto alla guerra. Del resto, è “polemos” il motore della storia. Ed è, piuttosto, l’acqua cheta a rovinare i ponti.
Senonché , il conflitto bisogna saperlo governare. Per evitare che degeneri in cieco scontro armato. Il ripudio della guerra, come lo detta l’articolo 11 della nostra Costituzione, non è solo un nobile ideale o un’opzione morale, bensì un progetto storico concreto. Ed è altrettanto importante delineare il quadro generale in cui collocare l’impegno per la pace, l’ambizione che lo sostiene, le speranze che lo accompagnano. Il “momento” della storia in cui si pone. Il punto in cui ascisse ed ordinate, gli assi cartesiani che disegnano il tempo e lo spazio della storia si incontrano.
I cicli della vicenda umana si susseguono secondo due processi contrari e convergenti. Per un verso appassiscono e, da sé implodono, per altro verso non reggono l’urto di un mondo nuovo che preme alle porte. L’Europa deve avere il coraggio e l’ambizione di andare oltre le proprie timidezze per farsi carico di un tempo nuovo, che una sorta di legge intrinseca alla storia affida, oggi, all’Europa ed ai popoli che la abitano.
Domenico Galbiati