Il ragionamento di Salvatore Grillo, pubblicato nel Flash 528 di Servire l’Italia ( CLICCA QUI ), a mio parere, parte da un assioma condivisibile: lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia è finalmente riconoscibile, erga omnes, anche d’interesse esterno a quello delle sue terre, dei suoi mari e dei suoi popoli.

Osservo, però, come questo riconoscimento di mutuo interesse, presuma una co-reazione positiva delle Istituzioni Regionali e Nazionali di tutta la penisola. La crisi politica attuale dell’Italia intera è principalmente una crisi Istituzionale. In particolare della capacità di spesa e di gestione amministrativa a tutti i livelli di competenza, locali e nazionali.

Questa crisi è più forte al sud e al centro, rispetto al nord, che pure soffre di una involuzione grave, quanto grave è l’involuzione antropologica sociale dell’intera nazione. Valga come conferma il grido di dolore, rassegnato, del Presidente della Regione Sicilia, ascoltato in TV alcuni mesi fa, quando ha chiarito all’intervistatore come la manifesta incapacità di spesa di ingentissimi fondi di bilancio e EU non impiegati, dipendesse dalla paralisi operativa dei punti di spesa siciliani. Tanto che il povero Presidente fondava speranze di miglioramento solo sul prossimo trend di pensionamenti di una piccola parte degli addetti e dirigenti regionali e locali, per assumere ai posti di manovra un pugno di giovani capaci e volenterosi, onde avviare almeno qualche indifferibile progetto.

Miliardi EU già andati in perenzione, fondi di bilancio inutilizzati e riciclati malamente nelle annualità seguenti, cantieri fantasma, opere incollaudabili e in via di marcescenza, progetti ineseguibili, gare sub-judice bloccate, RUP tremebondi o corrotti, tecnica e tecnica amministrativa assente nelle Istituzioni, incapaci di progettare, esaminare, selezionare, decidere, collaudare, gestire.

Sembrano essere possibili solo investimenti improduttivi in corsi di formazione, pre progettazioni, studi preliminari, provvidenze generico-culturali-turistiche a pioggia, spesso motivo di sospetto in chiave giudiziaria amministrativa e penale! La questione dello sviluppo del Meridione è stata per molto tempo dovuta a scarsità di risorse investite. Una scarsità sempre aggravata da mala gestione cronica. Molto più accentuata al sud, rispetto al nord e in minor misura rispetto al centro d’Italia.

Oggi non è più così. Da molti anni non è più così non solo per il Meridione, ma anche per il resto d’Italia. La
macchina per spendere non funziona ovunque, e il “fare”, se non il “fare bene”, è diventato raro, anzi, per le nuove complessità sopraggiunte, rarissimo. Infatti le progettazioni che oggi servono devono essere precedute da una accurata indagine macro-progettuale che interconnetta quanto si abbia in mente di fare con una realtà in evoluzione
europea a sua volta di spessore adatto al confronto globale. Ogni macro-progetto territoriale andrebbe declinato a varie scale di grandezza ricercandone conformità a visioni che travalichino il livello nazionale, per poi verificarne fattibilità e ricadute nelle progettazioni territoriali di dettaglio.

Uno sforzo Istituzionale, tecnico, amministrativo, politico di alto livello anche per ridisegnare il futuro di un solo porto marittimo, in un concerto pubblico-privato che l’Italia in questo momento non è in grado di mettere in pista. Il nostro comparto pubblico-privato è costantemente messo in mora giudiziaria, civile, amministrativa, penale.

I grandi progetti federali europei che stanno nascendo per ottenere, dopo la Comunità della Moneta, la Comunità dell’Economia, del Fiscalità, della Difesa, dello Spazio, delle Reti, dell’Energia, della Sanità e dell’Ambiente, sono il quadro generale di riferimento dove l’iniziativa pubblico-privata si dovrà radicare per reggere dimensioni continentali.

Non tutti in EU terranno il passo, non tutti sosterranno lo stesso ritmo, non tutti vedranno le ricadute sperate. E l’Italia del nord, del centro e del sud è oggi palesemente impreparata per sostenere lo sforzo. La tenuta delle Istituzioni, nazionali e EU farà la differenza.

L’antropologia sociale favorevole allo sforzo epocale che attende l’Europa, in tutte le sue Regioni, sarà fondamentale per il successo internazionale del grande progetto in fieri nell’EU. Non mancheranno i soldi. Questo lo abbiamo chiaro tutti. Ma proprio per questo ove mancherà la capacità di spenderli e difendere la velocità e l’adeguatezza delle realizzazioni, i risultati non saranno solo negativi ma si produrrà un sicuro arretramento dell’Italia a terra
marginale, abbisognevole di etero-amministrazione coatta, se non la collocazione fra i paesi EU di serie B, o peggio, l’assimilazione a terre d’oltremare.

Concludo: la questione meridionale coincide oramai, mutatis mutandis, con la questione Italiana in connessione stretta con l’evoluzione EU in atto, aggravata dal Covid che ci accompagnerà per molti anni ancora, esaltando la necessità di Istituzioni di grandissima efficienza, che, per noi, sono ancora un sogno da sognare. Grande, vitale sfida per il Governo Draghi e per l’Italia.

Giampiero Cardillo

Pubblicato su Servire l’Italia ( CLICCA QUI )