È stata davvero importante la Settimana sociale dei cattolici di Taranto, organizzata localmente dall’Arcivescovo della città pugliese, monsignor Filippo Santoro, sotto il titolo “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”.

Si pone adesso il problema di che cosa sia possibile fare dopo, cosa si debba fare dopo. Cioè pensare ad interventi strutturali. E’ evidente che il messaggio inviato ai partecipanti di Taranto da Papa Francesco ( CLICCA QUI ) richieda, adesso, una postura e un impegno da non lasciare sul piano della disquisizione astratta o della sola indicazione di lodevoli principi. Deve mostrarsi un impegno fattivo che chiama in campo anche l’impegno pubblico. Insomma, un coinvolgimento esplicito, in qualche modo organizzato, soprattutto da parte dei cattolici.

È compito, infatti, preminentemente politico fare sì che le considerazioni del Pontefice sulla necessità che “ambiente, lavoro e futuro non siano in contrapposizione tra loro, ma in piena armonia” diventino progetto e scelta politica legislativa. Lo stesso è richiesto dal lancio dei giovani del Manifesto dell’Alleanza ( CLICCA QUI ).

Stefano Zamagni indica la necessità che il mondo cattolico esca dalla “condizione di subordinazione e di auto-delegittimazione rispetto al pensiero cosiddetto laico”. Perché esso “non è succube delle linee di pensiero dettate da altri, e questa Settimana sociale lo ha ampiamente dimostrato”.

Per Zamagni, il quale ha ricevuto una vera e propria ovazione dai presenti a Taranto, si tratta di ripartire da una sorta di orgoglio ritrovato: quello del “popolo cattolico” che vuole portare il proprio contributo con un “pensiero forte” a temi come l’inclusività sociale, il lavoro, la sostenibilità del pianeta, organizzando la volontà di partecipare al dibattito pubblico con riflessioni di alto profilo e di orientare il futuro tramite azioni concrete di partecipazione dal basso in grado di incidere sulle macropolitiche.

Del resto, secondo Zamagni, che ha ben presente il forte significato di interventi come quelli della Laudato si’ e della Fratelli Tutti, emerge il “debito della comunità civile verso il mondo cattolico, riguardo alla transizione ecologica di cui tutti parlano e dicono che si debba affrontare, senza però conoscere fino in fondo tutte le implicazioni che questo passaggio comporta. A parole, tutti la vogliono, ma nei fatti nessuno la applica”.

È evidente la necessità di tradurre un pensiero, come quello dei cattolici, in progettualità politica. Vi sono delle scelte da fare e questo significa essere consapevoli della responsabilità che le cose richiedono. Anche in relazione alla transizione ecologica la quale, ricorda Zamagni, non è a costo zero per tutti. Alcuni gruppi sociali ci guadagnano; altri ci rimettono.

“Se i vantaggi di coloro che traggono profitto dalla transizione ecologica superano una certa soglia, coloro che ne sopportano il peso si coalizzeranno tra di loro per bloccare in sede politica i processi. Basti pensare ai lavoratori del petrolio: se decarbonizziamo, milioni di persone nel mondo si rivolteranno. Il presidente americano Biden aveva promesso, ad inizio del mandato, di stanziare 3.500 miliardi di dollari per la transizione ecologica: pochi giorni fa è dovuto scendere a 1.700, perché quelli che ci avrebbero rimesso hanno protestato in maniera vibrante”. Ecco perché è necessario dare vita ad uno speciale “Fondo di compensazione”, se veramente si vuole conseguire l’obiettivo.

Riferendosi ai giovani, Zamagni constata che essi, lo hanno fatto anche a Taranto, chiedono “di animare operazioni concrete sul territorio” e hanno fatto specifiche proposte di ampio respiro per iniziare questo cammino nelle parrocchie e nelle diocesi. È importante non perdere questa opportunità e darle slancio. Il mondo cattolico si è lasciato coinvolgere nell’ultimo trentennio in un pensiero basicamente ‘calcolante’; ora è giunto il tempo di riprendere la via di un originale pensiero ‘pensante’”.