Luigi Di Maio lascia i 5 Stelle. Nella sua conferenza stampa di ieri sera ha consumato la rottura con il partito grazie al quale ha ricevuto notorietà e importanti responsabilità istituzionali. La sua giustificazione, e quella dei circa 60 parlamentari che hanno deciso di seguirlo, è che i 5 Stelle non sono “atlantisti” come dovrebbero essere. Ma è proprio così? La cosa, infatti, non torna con il voto del Senato che ha visto, in realtà, Di Maio e i suoi ex compagni di partito tutti uniti attorno alla linea del Governo Draghi sulla questione Ucraina.

Siamo allora autorizzati a pensare che qualcosa non torni. Che ci sia un non detto che pesa. E che sicuramente influenzerà i prossimi passaggi verso le elezioni politiche del 2023.  Di Maio è un altro che “stramba” verso il cosiddetto centro?  Magari quello costituito da una specie di armata brancaleone disponibile a raccattare di tutto pur di continuare a tenere in vita un sistema politico -istituzionale che da tempo fa acqua da tutte le parti.

Di Maio prova a raccontarsi come quello che non è mai stato da quando è passato alle celebrità della politica. Qualcuno che non ha conosciuto la stagione della Prima repubblica già corre a definirlo “democristiano” dimenticando che ai tempi della Prima repubblica non si è mai vissuta una “tragi-comica” come quella cui si è assistito ieri. Ma quelli erano tempi in cui la Politica era ancora, nonostante tutto, una cosa seria.

Non è neppure serio che Di Maio si presenti annunciando che la nuova avventura proverà a farla usando il nome del partito di INSIEME, cosa che, ovviamente, aprirà la strada a possibili azioni legali.

A questo riguardo, l’ADN Kronos ha raccolto la reazione a caldo dei responsabili del coordinamento di INSIEME e ha pubblicato quanto segue:

“M5s: partito Insieme di Zamagni, ‘già esistiamo, diffidiamo Di Maio dall’uso nostro nome’

Roma, 21 giu. (Adnkronos) (Cro/Adnkronos) – “Smentiamo che ci siano relazioni tra il nostro partito ‘Insieme’ (che ha tenuto il suo primo congresso politico lo scorso 4 luglio dopo il lancio del Manifesto di Stefano Zamagni, pubblicato da Politica Insieme il 31 ottobre 2019 e l’Assemblea costituente del partito nell’ottobre 2020) con questo annuncio di Luigi Di Maio che chiama Insieme per il futuro questo suo nuovo gruppo parlamentare creando una oggettiva confusione. Pertanto diffidiamo l’onorevole Di Maio ad utilizzare il nome Insieme per la sua nuova avventura politica. Ricordiamo che il partito Insieme è già stato presente alle recenti elezioni amministrative e che ha già numerosi eletti in vari consigli comunali in Italia. Non c’è dubbio alcuno che si tratta di un tentativo di scippo di un nome che rivendichiamo come assolutamente nostro”. Così precisano all’Adnkronos Giancarlo Infante, Eleonora Mosti e Maurizio Cotta della segreteria di coordinamento di Insieme ed aggiungono: “Non è la prima volta che questo accade: chiamare Insieme per il futuro il proprio gruppo parlamentare sembra infatti un dispetto di Di Maio a Conte, che due anni fa tramite ambienti a lui vicini aveva fatto circolare la voce sulla possibilità di dar vita a un partito chiamato Insieme, anche in quella occasione collegato dalla stampa e vari organi di comunicazione al nostro partito. Crediamo non meritino alcun commento queste forme spregiudicate e di mancanza di rispetto per le altre forze politiche”.