Il nostro periodico ospita sempre più spesso drammatiche testimonianze sul vergognoso stato delle carceri italiane. Micaela Tosato, Marco Costantini e Monica Bizaji, insieme a tanti altri hanno costituito una rete di denuncia e di dialogo con tutti coloro che subiscono direttamente o indirettamente il dramma della reclusione.

L’idea di Micaela è nata dal suicidio di Donatella, una ragazza che condivideva con lei la reclusione, e che non è stata in grado di superare soprattutto l’ingiustificata separazione dal bambino che aveva avuto. Sbarre di zucchero (CLICCA QUI) è oggi una associazione che dà voce a questa comunità che ci testimonia il dramma del sistema carcerario del nostro paese. Fra queste incredibili testimonianze quelle di Marco Costantini, ospitate dal nostro periodico, sono particolarmente significative. Io e Marco siamo diventati amici, non solo per l’incredibile voglia di vivere di Marco, ma anche per la sua grande onestà intellettuale. Seguo sempre la chat di Sbarre: essa ospita prevalentemente singole richieste di aiuto di persone in carcere, denunce di trascuratezze ed abusi, il crescente numero di suicidi ed anche molti dibattiti ed incontri fra giuristi e tutte quelle associazioni che operano a favore delle persone recluse. Recentemente c’è stato anche un incontro con un sottosegretario al Ministero della Giustizia. Ogni denuncia è utile e lodevole, come quelle ospitate da molti giornali.

Alcuni aspetti dovrebbero però essere più attentamente considerati. Ho votato i Radicali per anni e da anni ascolto le loro battaglie per le carceri. I giuristi del settore ci spiegano con grande competenza che il sistema in vigore non rispecchia la prescrizione della Costituzione. Tutto vero, ma quanto concretamente utile? Come avviene in molti campi le denunce e i discorsi sulle carceri sono condotti da addetti ai lavori che parlano con altri addetti ai lavori perché i reclusi sanno bene di cosa si sta parlando. I giornali invece denunciano ogni suicidio, perché fa notizia, ma i suicidi sono diventati così numerosi che ormai molti cittadini ci saranno “abituati”. Ciò significa che tutte queste importanti azioni potrebbero finire per diventare meri discorsi, ai quali rispondono i politici con altri discorsi, da pubblicare sui giornali.

Sappiamo che la legislazione e i regolamenti non sono adeguati, ma pensiamo davvero che il governo attuale metterà le carceri fra le sue priorità?

Sappiamo anche però che in alcune carceri si fa molto per i reclusi, che molti di loro producono vini e dolci in concorrenza con i grandi produttori.

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Allora, come al solito, si può migliorare anche sotto la regolamentazione vigente. La polizia penitenziaria non si comporta tutta allo stesso modo, come in ogni componente umana. Ci sono i cattivi, i frustrati, i burocrati, ma anche coloro che sono capaci di instaurare rapporti umani con i detenuti. Il grande filosofo Andre Glucksamm ha scritto tantissimi libri di filosofia morale, difficilissimi da leggere: ma se si ascolta una sua conferenza su you tube si resta stupiti che il metodo che propone per risolvere problemi e conflitti è sempre e soprattutto parlarsi. Se si attaccano, in pieno diritto i funzionari di un carcere, magari davanti ai giudici, si ottiene soltanto una chiusura a riccio di tutto l’apparato, che si difende, omertosamente, soltanto perché ha paura. Parlare con i direttori dei carceri e con tutti gli altri operatori è un processo lungo e difficile ma è forse l’unico che ci può dare qualche risultato concreto.

Infine in un paese democratico solo una grande reazione della cittadinanza può smuovere una politica sempre più basata sui social. Lo so che è più difficile, perché ci vuole tempo e pazienza, perché ho parlato con i cattivi in tutto il mondo, ma ho scoperto che si può parlare anche con le persone che sembrano più irrecuperabili, quelle che avevano imparato a vivere soltanto nell’abuso e nella violenza.

Il dialogo è sempre lungo e difficile, ma nel Sudafrica di Mandela far parlare torturatori e vittime ha avuto successo.

Varrebbe la pena di percorrere maggiormente questa strada.

Alessandro Erasmo Costa

Pubblicato su Tutti Europa Venti Trenta (CLICCA QUI)

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