A Longyearbyen, capitale delle isole Svalbard – la parte più settentrionale della Norvegia e le terre abitate più a nord del pianeta Terra – l’acqua del rubinetto è vietata.
I livelli di manganese sono scesi, ma quest’anno solfati e nichel hanno superato i limiti per l’acqua potabile. Il divieto resta. Il sindaco Aunevik ammette: la crisi ha creato molto “rumore”, rabbia e disagi. Il manganese “non è pericoloso” dice, ma le linee guida vanno rispettate. Ha commissionato un’indagine: servirà una rete idrica completamente nuova. Le ipotesi sono un sistema di filtraggio per il lago Isdammen, che alimenta la città, o un impianto di desalinizzazione come riserva, o viceversa. In ogni caso costi “estremamente elevati” e sfide tecniche enormi, con temperature spesso sotto zero e acqua che gela.
Il colpevole non è un incidente industriale. È il permafrost che si scioglie. Il disgelo ha esposto la roccia madre, ricca di pirite e metalli pesanti, che ha rilasciato sostanze nel lago Isdammen. Una foto pubblicata dal Guardian mostra il paesaggio brullo con un cartello: “Area con acqua potabile proibita”. Perché riguarda tutti noi: quello che succede a 78° Nord non è un caso isolato, è un campanello d’allarme mondiale.
L’acqua come nuova frontiera della crisi climatica. In Norvegia, dove bere dal rubinetto è sempre stato scontato, oggi si trasporta l’acqua come in un deserto. Se accade lì, può accadere ovunque. Il permafrost è una bomba chimica. Gli stessi ingredienti, rocce ricche di pirite e metalli + permafrost in scioglimento, esistono in tutto l’Artico: Nord Canada, Alaska, Siberia. Come avvertono gli scienziati come Verret, Longyearbyen è solo il primo esempio di come il riscaldamento globale avveleni l’acqua dolce. Un costo che nessuno ha calcolato. Non parliamo solo di CO2 o di orsi polari, ma di infrastrutture idriche da rifare, filtraggi e desalinizzatori al Polo. Un conto che le piccole comunità, anche le nostre, non sono preparate a pagare.
Il messaggio di Aunevik vale per tutti: “Le altre piccole comunità dovrebbero fare attenzione e iniziare a pensare a cosa fare se accadesse alle loro fonti”.