Dobbiamo esser grati al presidente Sergio Mattarella, tra le altre cose, anche perché, nel discorso di fine anno,  ha citato, come esempio di esortazione ad una cittadinanza esemplare, alcune frasi scritte ai suoi studenti da un  professore di storia e filosofia di uno sconosciuto paese siciliano, Pietro Carmina, la cui figura umana è stata improvvisamente illuminata non da una inchiesta giornalistica, non da un riconoscimento politico, non da una valutazione scientifica di capacità professionali, ma paradossalmente da una tragica disgrazia, dalla strage che ha funestato la vita di Ravanusa nel dicembre 2021.

Nella lettera di commiato (per pensionamento) dai suoi alunni e da loro orgogliosamente mostrata, quell’insegnante, con parole semplici e dirette, profonde e chiarissime, ha indicato, senza lamentele, senza osservazioni negative, senza noiosi rimpianti dei tempi passati, senza amara rassegnazione alle “crisi” attuali, ciò di cui i giovani ( e l’ Italia) hanno urgente bisogno per risollevarsi.

Forse la cosa principale di cui abbiamo bisogno, che non è certo una semplice  “ripresa economica”. Una cosa semplicissima a dirsi, un po’ meno a farsi, non perché sia complessa, ma perché richiede forza, coraggio e capacità di sperare: l’uso delle parole per difendere noi stessi e per difendere chi non si può difendere, perché non ha le parole. E’ solo dalle parole, dalle parole bene usate ( e dalla riflessione sulle parole: cosa significano davvero amicizia, amore, libertà, democrazia, diritto, dovere, progresso, concorrenza ecc.) che deriva la saggezza che serve per costruire le persone, le famiglie, le comunità politiche e religiose.

La parola, non la forza, non l’immagine, non la fortuna, non il potere, non il denaro, non le astuzie , non le tecnologie, non lo spettacolo mediatico. Tutto utile, ma tutto da posporre sempre alla parola.  E’ la parola che ci aiuta a vivere, a stare in relazione con gli altri, non solo a pensare, e che ci connette in ultima istanza alle radici profonde e misteriose della nostra umanità, quella parola che dobbiamo però scrivere in questo caso con la iniziale maiuscola. E’ la parola che dobbiamo avere il coraggio e la saggezza di adoperare , di “prendere”. Quello che forse tanti anni fa altri giovani, ma solo per un attimo, avevano intuito, per poi subito tragicamente dimenticarlo.

Le parole del prof. Carmina dicono tutto questo ed altro ancora. Così  si esprime il testo più ampio, diffuso in rete, il testo da cui è stata estratta la citazione del presidente Mattarella.

Ho imparato qualcosa da ciascuno di voi, e da tutti la gioia di vivere, la vitalità, il dinamismo, l’’entusiasmo, la voglia di lottare. Gli anni del liceo, per quanto belli, non sempre sono felici né facili, specialmente quando avete dovuto fare i conti con un prof. che certe mattine raggiungeva livelli eccelsi di scontrosità e di asprezza, insomma… rompeva alla grande. Ma lo faceva di proposito, nel tentativo di spianarvi la strada, evidenziandone ostacoli e difficoltà.

Vi chiedo scusa se qualche volta non ho prestato il giusto ascolto, se non sono riuscito a stabilire la giusta empatia, se ho giudicato solo le apparenze, se ho deluso le aspettative, se ho dato più valore ai risultati e trascurato il percorso ed i progressi, se, in una parola, non sono stato all’altezza delle vostre aspettative e non sono riuscito a farvi percepire che per me siete stati e siete importanti, perché avete costituito la mia seconda famiglia.

Un’ultima raccomandazione, mentre il mio pullman si sta fermando: usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha; non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi: infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non “adattatevi”, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa: voi non siete il futuro, siete il presente. 

Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare, non state tutto il santo giorno incollati a cazzeggiare con l’iphone. Leggete, invece, viaggiate, siate curiosi (rammentate il coniglio del mondo di sofia?). Io ho fatto, o meglio, ho cercato di fare la mia parte, ora tocca a voi.

Le nostre strade si dividono, ma ricordate che avete fatto parte del mio vissuto, della mia storia e, quindi, della mia vita. Per questo, anche ora che siete grandi, per un consiglio, per una delusione, o semplicemente per una risata, un ricordo o un saluto, io ci sono e ci sarò. Sapete dove trovarmi.
Ecco. Il pullman è arrivato. Io mi fermo qui.

Il prof. Carmina si è forse fermato alla scesa del pullman. Ma le sue parole no. Quelle non sono rimaste e non rimarranno a Ravanusa. E’ forse questa più una certezza ragionevole che un augurio per l’anno nuovo  che inizia.

Umberto Baldocchi