Per l’Europa è urgente perseguire una vera “emancipazione digitale” e assicurarsi una maggiore autonomia dalle potenze extra UE, con la capacità di fissare regole efficaci in un settore decisivo: è questo il senso del termine “sovranità digitale”. 


1. Se Protagora vivesse oggi, ripeterebbe che “l’uomo è la misura di tutte le cose”, a fronte dei cambiamenti della società, del diritto e dello Stato propri dell’era digitale? Lo spazio digitale mostra caratteristiche uniche e ancora non del tutto conosciute: al suo interno non ci sono fiumi, montagne, laghi o pianure, bensì byte, fili elettrici, microchip e parabole. E possiede specificità tali da incidere sul concetto stesso di Stato.

Se quel che tradizionalmente connota lo Stato sono il territorio, il popolo e il governo, il secondo e il terzo elemento restano pur sempre esseri umani, ma il primo oggi si presenta con una seconda veste, quella virtuale: il territorio si è smaterializzato, le montagne sono scomparse, i confini sbiaditi, la sua estensione illimitata. Lo spazio digitale mescola le carte in tavola e, nel momento in cui mette in discussione il concetto di territorio, estende tale incertezza anche alle categorie dello Stato e della sovranità, di cui il territorio è elemento indispensabile. Internet è un nuovo mondo, che si sovrappone a quello reale.

La pandemia velocizza la trasformazione digitale delle nostre società e delle nostre economie. I cambiamenti nel telelavoro, nell’e-commerce e nell’istruzione on line, che in circostanze ordinarie avrebbero richiesto anni, sono avvenuti in poche settimane. Le infrastrutture digitali e le nuove tecnologie si sono dimostrate fondamentali per il corretto funzionamento delle società e delle economie nell’emergenza ancora in corso.

Di conseguenza, sono sorte domande di natura geopolitica su chi possiede le tecnologie del futuro, chi le produce, e chi stabilisce e regola gli standard. Proteggere la sovranità digitale dell’Europa, cioè la sua capacità di controllare le nuove tecnologie digitali e i loro effetti, è diventato decisivo. La pandemia ha messo in luce i punti deboli e le dipendenze dell’UE da attori extra-UE nei settori più disparati, dai dispositivi di protezione della salute e dei farmaci, alle tecnologie chiave che hanno minato la capacità di risposta autonoma fino ai vaccini.

2. Secondo la società di consulenza Gartner, a livello globale Amazon è leader del public cloud nella declinazione Iaas (Infrastructure as a Service) con il 51% contro il 13% di Microsoft e il 4% di Alibaba e il 3% di Google. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato da Synergy Research Group sul settore, i ricavi 2019 dei servizi per queste infrastrutture sono stimabili a poco meno di 70 miliardi di dollari, tenendo conto delle attività di IaaS (Infrastrastructure-as-a-service), PaaS (Platform-as-a-service) e di hosted private cloud. Rispetto all’anno precedente, il giro d’affari è aumentato del 48% e il dominatore delle “nuvole”, Amazon Web Services, ha ulteriormente incrementato la propria quota di mercato, ben superiore al 30%, tanto da pesare sull’intero settore quanto i suoi quattro principali competitor messi insieme. Questa dipendenza esterna è di per sé molto inquietante, ma lo è ancora di più in un contesto di concorrenza geopolitica.

Nell’ambito della strategia per il mercato unico digitale in Europa, il ruolo chiave del cloud e della sovranità digitale europea è stato stabilito da tempo, attraverso l’iniziativa europea per il cloud e attraverso l’iniziativa per la costruzione di un’economia europea dei dati. Eppure ancora oggi il ruolo dell’Unione europea nella contesa digitale globale è tutto da definire, malgrado sia evidente che piuttosto che subire i condizionamenti dell’una o dell’altra superpotenza, sarebbe più conveniente mostrarsi quale terzo grande protagonista.

Se infatti nel 2016 la Commissione Europea, con la Comunicazione Iniziativa europea per il cloud computing–Costruire un’economia competitiva dei dati e della conoscenza dell’Europa, attribuiva allo sviluppo di un Cloud europeo un ruolo prioritario, oggi i gravi problemi di cyber spionaggio, e le problematiche derivanti da contesti normativi terzi ne impongono una rinnovata attenzione: tra essi certamente il Cloud Act americano o la legge di Intelligence della Cina del 2017, come anche l’introduzione di quadri regolatori complessi quali il GDPR e il Regolamento in materia di libera circolazione dei dati non personali. D’altra parte, il contesto digitale mondiale non è clemente con chi non sa maneggiare la risorsa più importante che ha a disposizione: il tempo[1].

3. Un contesto globale così sfavorevole e gravoso dovrebbe fare assumere agli europei maggiori responsabilità a favore della propria sicurezza, il proprio benessere e la propria influenza internazionale. Quest’ultimo è un aspetto da tempo sull’agenda dei leader dell’UE, con discussioni sulla “autonomia strategica” o sulla “sovranità strategica” europea, che hanno preceduto di gran lunga la pandemia.

L’aspirazione di pervenire a una sovranità tecnologica in Europa è ora in cima all’agenda dell’attuale Commissione Europea. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha affermato che “non è troppo tardi per raggiungere la sovranità tecnologica in alcuni settori tecnologici critici”, e ha citato come esempi l’intelligenza artificiale, il calcolo quantistico, le tecnologie critiche e le blockchains. “Rendere l’Europa adatta all’era digitale” si è classificato al terzo posto nella lista delle priorità della Commissione per il periodo 2019-2024.

80 giorni dopo la sua istituzione, il 19 febbraio 2019 la Commissione ha pubblicato tre importanti documenti: una comunicazione sul “Dare forma al futuro digitale dell’Europa”, un libro bianco sull’intelligenza artificiale e una strategia europea sulla gestione dei dati. Insieme, i documenti citati mirano a modellare le piattaforme tecnologiche e a plasmare il futuro dell’intelligenza artificiale, diventando un primo motore normativo per proteggere l’economia dei dati dell’UE[2].

Il contenuto e le aspirazioni di questi documenti indicano una presa di coscienza del fatto che il potere normativo da solo non sarà probabilmente sufficiente. Infatti, se l’Europa spera di godere dei benefici economici dell’Internet e delle tecnologie emergenti, dovrà diventare un attore digitale a pieno titolo. Poche settimane dopo la pubblicazione di questi documenti, i Paesi europei sono stati costretti a imporre lockdown per impedire la diffusione del Covid-19. Durante questo periodo, un nuovo livello di consapevolezza è stato instillato nei governi, nelle imprese e nelle società, circa l’importanza critica delle tecnologie e dei processi digitali, non solo per sostenere le loro attività ma anche per combattere il virus stesso.

4. Un passo verso una maggiore sovranità digitale contribuirebbe a garantire che l’Europa non diventi un campo di battaglia tra USA e Cina, e che possa proteggere i suoi interessi e i suoi valori nell’arena digitale. L’Europa può raggiungere questo obiettivo profittando della prossima ondata di tecnologie come il quantum computing e l’intelligenza artificiale – settori in cui è ben posizionata -, esportando i suoi standard regolatori dell’internet in altri Stati, costruendo coalizioni con democrazie simili e continuando a plasmare le tecnologie digitali attraverso il suo potere normativo.

Investimenti e commercio nel settore digitale saranno comunque fondamentali per la ripresa post-pandemia, particolarmente tra UE USA, ma è chiaro che il quadro regolamentare deve essere aggiornato sulla base di nuovi standard: la sfida è farlo in modo coordinato, senza mettere in pericolo la natura aperta e condivisa delle reti digitali ed evitando la “balcanizzazione di Internet”. D’altra parte, è cresciuta la preoccupazione per la posizione dominante che alcune delle maggiori piattaforme hanno ottenuto in un mercato in continua espansione su cui ormai poggia una grande quantità di servizi quasi irrinunciabili.

È in ogni caso indispensabile un dialogo ad ampio raggio sugli obiettivi comuni al settore privato, ai governi e alle agenzie internazionali, come anche ai consumatori: non sarà sempre possibile soddisfare tutte le esigenze mediante lo strumento legislativo, ma è importante evitare una sorta di polarizzazione ideologica su temi complessi. Le sfide sono molte, non da ultimo il difficile equilibrio che l’Europa dovrà trovare tra la promozione dei valori democratici on line, da un lato, e il rafforzamento del suo ruolo digitale, dall’altro. Il disaccordo tra gli Stati membri sulle questioni tecnologiche sarà probabilmente un ulteriore ostacolo da superare.

5. Queste problematiche dovranno essere affrontate una volta per tutte se l’Europa spera di tradurre la retorica in realtà. Un’Europa conciliante sì, ma accompagnata da un’azione decisa. In un contesto di rapida trasformazione digitale e di maggiore consapevolezza da parte dei cittadini e rappresentanti politici, l’UE ha finalmente l’opportunità di non essere più uno spettatore e di unirsi alla corsa.

È per questo che è necessario, in questa guerra cibernetica di dati ed informazioni, che la sfera pubblica e la sfera privata siano adeguatamente regolamentate. Lo Stato deve regolare lo spazio cibernetico per toglierlo dalle mani dei poteri economici, in primo luogo per garantire i diritti fondamentali dei suoi cittadini e, in secondo luogo, per ristabilire l’equilibrio della disseminazione dall’invasione dei poteri economici nell’amministrazione e nell’uso delle informazioni dei cittadini e dello Stato stesso.

La nuova dimensione del potere degli Stati dentro Internet, per le sue peculiarità, non sarà mai unica, ma generalizzata. Per questo è auspicabile che gli Stati raggiungano un accordo per una vera e propria “Costituzione di internet”, in cui la tutela dei dati personali dei cittadini rimanga centrale come garanzia dei diritti fondamentali.

Daniele Onori e Daniela Bianchini


[1] Vedi: https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/sovranita-digitale-le-mosse-dei-paesi-ue-e-perche-e-una-pericolosa-deriva/

[2] Vedi: https://www.agendadigitale.eu/infrastrutture/leuropa-alla-ricerca-di-una-sovranita-digitale-sfide-e-interessi-in-gioco/

 

Pubblicato su Centro Studi Rosario Livatino ( CLICCA QUI )

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