Su richiesta della Commissione europea, Mario Draghi ha ricevuto l‘incarico di stendere e presentare un rapporto sulla competitività europea il cui titolo è il seguente: “Rapporto sul futuro della competitività europea”.

Tale incarico. incentrato su crescita e occupazione. è principalmente fondato sui seguenti obiettivi:

  • utilizzare misure per migliorare e rendere stabile la crescita economica;
  • effettuare investimenti in innovazione tecnologica;
  • curare e rendere effettiva e continua “l’autonomia strategica” della U E. Obiettivo è annullare l’arretramento economico nei confronti degli USA e Cina e così recuperare il terreno perduto. Per ottenere l’incremento della crescita economica, dell’innovazione tecnologica, degli investimenti e della “operatività industriale”, saranno necessarie le seguenti misure (anche al fine di avviare la coesione economica, sociale e territoriale);
  • effettuare maggiori investimenti comuni europei, attraverso la gestione sia diretta sia  indiretta (attraverso fondi strutturali);
  • rafforzamento della “competitività, sostenibilità e digitalizzazione” della politica industriale europea;
  • Gestione unitaria dell’energia a livello europeo;
  • innovazione e tecnologia;
  • Politica unitaria europea per la difesa e per la sicurezza;
  • Riforma della governance europea.

Il Rapporto Draghi, sotto forma di progetto, è stato presentato il 9 settembre 2024 e contiene un insieme di misure, o una strategia, per salvare l’economia europea che era ed è tuttora in forte ritardo tecnologico rispetto a Usa e Cina. Ai fini di colmare tale gap economico, nel rapporto viene prevista una spesa annuale di 750 – 800 miliardi che dovrà servire per investimenti in innovazione e tecnologia.

I punti chiave del progetto sono:

  • la sfida esistenziale che l’Europa sta subendo in questo periodo e consistente in una lenta ma costante arretratezza della sua struttura produttiva nei confronti di quella delle altre zone continentali e per una non corretta direzione politica che, allo stato attuale, viene considerata una costante in relazione al comportamento dell’UE (intesa questa come capacità decisionali immediate, prese nei momenti opportuni e necessari dall’Europa nella funzione di un insieme unitario di stati che si esprimono, con un unico atto deliberativo, attraverso una formazione giuridica unitaria del tipo Stato federale);
  • Innovazione: l’obiettivo è colmare la differenza o gap tecnologico con le altre economie più avanzate nel sistema di produzione e distribuzione di beni e servizi. Pertanto si configura sostanzialmente, attraverso le innovazioni tecnologiche, il miglioramento netto della produttività delle imprese e/o aziende di erogazione, con l’obiettivo di raggiungere così l’ottimizzazione economica dei mezzi di produzione (che dovranno risultare in equilibrio economico produttivo) al fine di conseguire quel miglioramento auspicato. Significa anche “concentrare risorse nel prossimo bilancio UE post 2027 su progetti strategici ad alto impatto” (Meta – Ai)
  • Decarbonizzazione: iniziare e portare avanti seriamente tale processo attraverso un piano industriale, per poter unire “la transizione energetica alla competitività industriale”. Ciò dovrebbe far ridurre notevolmente la differenza dei costi per la produzione e/o acquisizione dell’energia che attualmente sono di due o tre volte superiori agli USA;
  • Sicurezza: superare, eliminando con gradualità, le “dipendenze strategiche” e realizzare “una difesa unica, collegiale e comune europea” ;
  • Investimenti: investire in beni ad alta produttività, strutturale e molto competitiva, e impegnare investendo risorse pubbliche e private per circa 750-800 miliardi di euro all’anno;
  • Riforme: unione dei mercati dei capitali” e agire nelle manovre economiche attraverso “una vera politica economica estera”.

La strategia affronta al primo capitolo  i temi de “Le principali aree di intervento” e diuna nuova strategia industriale per l’Europa”. In questa sede mi limiterò a citare le principali aree di intervento.

Circa “Le principali aree di intervento Il rapporto identifica tre aree principali di intervento per l’UE al fine di rilanciare la crescita e gestire tre grandi trasformazioni in atto, digitalizzazione, decarbonizzazione e cambiamenti geopolitici:

1) correggere il rallentamento della crescita della produttività, colmando il divario di innovazione (innovation gap) nei confronti di USA e Cina. Ritiene che l’innovazione possa diventare il nuovo motore della crescita europea e rappresentare lo strumento con cui mantenere la leadership manifatturiera e sviluppare nuove tecnologie rivoluzionarie e che l’intelligenza artificiale (IA) offra all’Unione europea  un’occasione importante per correggere i suoi fallimenti in termini di innovazione e produttività (solo 4 delle prime 50 aziende tecnologiche al mondo sono europee) e ripristinare il proprio potenziale manifatturiero;

2) ridurre i prezzi elevati dell’energia (le aziende dell’UE devono ancora affrontare prezzi dell’elettricità che sono due – tre volte superiori a quelli degli Stati Uniti, mentre i prezzi del gas naturale pagati sono quattro – cinque  volte superiori), continuando, al contempo, il processo di decarbonizzazione e di transizione a un’economia circolare. Ritiene che l’UE possa assumere un ruolo di guida nelle nuove tecnologie pulite e nelle soluzioni di circolarità, a condizione che tutte le politiche europee siano in sintonia con gli obiettivi di decarbonizzazione. Il rapporto propone pertanto un piano congiunto per la decarbonizzazione e la competitività;

3) reagire dinanzi a un contesto geopolitico meno stabile, aumentando la sicurezza, tenuto altresì conto del fatto di non poter più contare come prima sugli Stati Uniti, e riducendo le dipendenze, che stanno diventando vulnerabilità. Chiede, tra l’altro, una vera e propria “politica economica estera” e una forte e indipendente capacità industriale di difesa e propone un piano per gestire le dipendenze e rafforzare gli investimenti nella difesa.” (Camera dei Deputati – XIX legislatura – Il rapporto sul futuro della competitività europea di Mario Draghi – n. 33 – 26 settembre 2024)

Tali suggerimenti alla Commissione europea,  a tutt’oggi, sono rimasti lettera morta e, pertanto, la situazione internazionale e della competitività europea, in termini di innovazioni tecnologiche, e di realizzazione di prodotti di nuova generazione, è solamente peggiorata. Ciò perché gli interventi come risposte ai suggerimenti di Mario Draghi, dovrebbero essere la risultante unitaria dell’intenzione dell’intera Europa, cosa che invece rimane solo come mera intenzione verbale, perché assistiamo sempre di più ad accordi intergovernativi, i cosiddetti assi tra Paesi, quali per esempio: l’accordo Francia – Germania e U K ; l’accordo Italia e Germania; l’accordo tra Italia e Francia ecc…. Accordi questi che bloccano il progetto creato per pervenire ad un vero Mercato unico europeo, che “ha come obiettivo quello di tutelare da ogni inquinamento il progetto presentato al fine di realizzare un vero incremento delle produttività generali ed unitarie, ed evitare così di ottenere una frammentazione che danneggia la progettualità unica europea”.

Ulteriore attenzione bisogna porre alle dinamiche del Mercato europeo inteso  come scambio di beni e servizi proiettato a livello internazionale. Attualmente, sta cedendo il passo alle speculazioni finanziarie di politica monetaria con scarsa presenza nell’incremento della produttività di beni e servizi, speculazioni alimentate dalle incertezze causate dalle tensioni e guerre internazionali e conseguenti decisioni e/o provocazioni dei belligeranti.

Oltre ai precedenti problemi segnalati e alle situazioni oggettive che ne ostacolano la realizzazione, il progetto Draghi, presentato nel settembre 2024, e incluso in “the future of european competitiveness”, ha in sé misure severe al fine di salvare l’economia europea che, allo stato attuale, si trova in notevole ritardo tecnologico nei confronti degli Usa e Cina. Come già ricordato, la previsione è che per poter colmare il gap, l’Europa dovrà effettuare ogni anno investimenti di 750-800 miliardi di euro.

Poi è arrivato il discorso di Mario Draghi ad Aquisgrana in occasione dell’assegnazione del premio “Carlo Magno”

Nel discorso fatto successivamente da Mario Draghi, in occasione del ricevimento del Premio “Carlo Magno” assegnatogli ad Aquisgrana, si è potuto notare una continuità in linea con quel rapporto, tuttavia attualizzato. Draghi si è soffermato sui seguenti punti:

  • Solitudine dell’Europa: “l’Europa è isolata dagli altri Paesi e conseguentemente dagli scambi di beni e servizi e dalle relative interconnessioni commerciali, industriali e tecnologiche”. Si trova quindi da sola a dover affrontare e risolvere la carenza dei rapporti con l’estero oppure dei rapporti esterni (calo degli scambi commerciali; riduzione dei passaggi di informazioni su innovazioni tecnologiche; mancanza di interscambio di esempi di miglioramento della gestione dei servizi pubblici avente come obiettivo il passaggio anche di informazioni di progetti e normative in materia di accrescimento della ricchezza reale da destinare alla collettività per il raggiungimento del fine ultimo rappresentato dal bene comune attraverso l’equidistribuzione della ricchezza reale prodotta, ecc…) al fine annullare e/o almeno pareggiare il gap tecnologico, compresa la gestione dell’Ai, con le altre economie più avanzate nella ricerca e attuazione di nuove metodologie di accrescimento di utilità, produttività di beni, servizi pubblici e privati;
  • Aspetti e situazioni che portano danno all’economia: a) si fa riferimento all’aumento dei dazi doganali imposti dagli USA (United States…); b) le guerre in atto tra cui quella del Medio Oriente che ha già fatto i primi danni riportando l’aumento dell’inflazione a livello non solo europeo ma mondiale e quella tra Russia e Ucraina, che comunque hanno e stanno portando problemi ai bilanci familiari dei cittadini europei.

Per evitare ciò e per provare almeno a diminuire le conseguenze economiche negative conseguenti a quanto sopra detto, bisognerà effettuare una manovra basata su maggiori investimenti. Manovra che porterà la spesa strategica, visti anche gli impegni di spesa per la Difesa (riarmo e maggiori spese militari) da 750-800 miliardi a circa 1.200 miliardi per anno. Quindi sarà necessario: “finanziare la transizione energetica, difendere il proprio continente, costruire le industrie dell’era digitale e sostenere le società che invecchiano”.  

Per fare ciò si dovranno superare le seguenti vulnerabilità:

  • La prima, è “l’esposizione alla domanda esterna” necessaria per l’Europa al fine di procurarsi beni e servizi che, anche a causa della stagnazione economica, non era possibile produrre per mancanza delle condizioni per lo sviluppo di tale fetta di mercato. Creare pertanto le condizioni per annullare tale tipo di esposizione.
  • La seconda, è costituita dalla dipendenza strategica (vedi decarbonizzazione, transizione verde, ecc..);
  • La terza: l’arretratezza tecnologica nei confronti delle altre economie, da recuperare nel prossimo decennio.

La ricetta del “Federalismo pragmatico”

Serve pertanto all’Europa una tempestività nelle decisioni. Tempestività che attualmente non è alla sua portata, vista la capacità decisionale dell’UE, soprattutto attraverso la pratica del veto e la conseguente richiesta dell’unanimità delle decisioni. Si rende necessaria una nuova Europa per ottenerla e Draghi propone “Il Federalismo pragmatico”.

Con una tale formula, Mario Draghi propone di eliminare la ferrea regola dell’unanimità richiesta per le decisioni dei 27 Paesi dell’UE.

L’azione attuale dei 27, con il ritorno della unanimità, non è così netta, decisiva ed efficace come il momento attuale richiederebbe (vedi: guerre -Medio Oriente e Russia/Ucraina -, dazi doganali, ecc…) e per evitare questo negativo momento dell’UE e la relativa mancanza di ogni tipo di proposta modificativa dello stato attuale dell’azione europea in campo produttivo e in  campo dell’incremento dei servizi pubblici essenziali e di quelli privati, sarebbe necessaria avere un’azione europea unitaria, efficace nonché tempestiva che solo uno Stato federale può permettere. Considerato che allo stato attuale non è possibile, né politicamente da parte degli Stati dell’Eurozona e né praticamente procedere alla creazione di una Europa come Stato federale, Draghi propone di attuare la forma, da affinare dandole la consistenza giuridica valida del “Federalismo pragmatico”.

Il “Federalismo pragmatico” significa, per gli stati europei che hanno bisogno di procedere con azioni più incisive di tipo in campo economico e tecnologico, libertà di procedere senza la necessaria unanimità dei consensi. Inoltre, vuol dire in concreto e/o di fatto che “i paesi che hanno volontà di agire dovrebbero intensificare la cooperazione in ambiti concreti”.

Sarà comunque una azione europea di natura sperimentale con alterni risultati e alterno funzionamento cosa che giustifica il termine “pragmatico” e cioè federalismo pratico, concreto e realista. Però, se è “pragmatico” è anche, al tempo stesso, “Federalismo”, con il significato di azione collettiva di gruppo sia nelle scelte economico-sociali e sia nel campo della politica interna ed estera. E in ciò, la comune azione degli Stati UE determina così un’azione unitaria che salva anche i valori storici dell’Europa. In definitiva il Federalismo Pragmatico avrà un’azione propedeutica e preparatoria alla formazione di uno Stato Federale Europeo e cioè alla creazione degli Stati Uniti Europei.

Stati Uniti Europei che di fatto, a livello di alta e approfondita cultura in ogni campo dello scibile umano, già esistono!

In attesa che ciò si evidenzi nei termini indicati da Mario Draghi, a mio avviso, si possono comunque attivare:

1) politica di crescita e sviluppo rivisitando la teoria economica keynesiana con investimenti pubblici specie nelle infrastrutture e trattando questa nuova politica economica a livello europeo;

2) una riforma fiscale con lotta all’evasione fiscale da supporto alla politica di sviluppo e crescita;

3) la riforma del sistema bancario con il ritorno alla specializzazione delle banche di breve (credito commerciale), medio e lungo periodo e con il ritorno ad alcune banche di diritto pubblico!

In periodo di crisi il livello dell’occupazione va difeso con l’intervento massiccio di investimenti pubblici in infrastrutture e settori chiave del l’economia. Il tutto coniugato con una politica di interventi di natura fiscale tali da creare con la lotta all’evasione un serio recupero delle entrate dello Stato. Se ciò fosse seriamente attuato si potrebbe arrivare anche ad una riduzione del livello di tassazione con un evidente beneficio soprattutto per le classi più indigenti e per gli investitori privati che investirebbero, così, nella produzione le risorse e i maggiori profitti che si verrebbero a creare.

Se ciò si verifica, si ottiene sviluppo e/o crescita, incremento dell’occupazione, difesa dello Stato sociale senza che gli investimenti pubblici determinino un aumento del Debito pubblico, coperti come sarebbero dalle maggiori entrate fiscali!

Quindi lotta all’evasione fiscale, lotta alla corruzione quali elementi per garantire, attraverso gli investimenti pubblici, maggiore occupazione!

Antonio Mascolo

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