Le Olimpiadi da poco concluse hanno registrato un’entusiastica partecipazione e dei risultati davvero sorprendenti. E’ l’Italia che va, si potrebbe dire e l’eccellente performance della compagine azzurra, ci autorizza a crederlo. C’è un nuovo che avanza e che promette bene, dimostrando di poter competere, con successo, nello sport e non solo. Abbiamo gioito, ci siamo commossi ma anche inorgogliti e le prove offerte dalla nostri ragazzi ci hanno giustamente caricato. Possiamo farcela; dobbiamo solo avere fiducia nelle nostre capacità e consapevolezza dei nostri mezzi. Sono stati giorni esaltanti per lo sport, che sono serviti a riscattare l’immagine di un’Italia, spesso a torto, ritenuta sonnacchiosa, indolente e poco temprata alla fatica. I livelli raggiunti dai nostri atleti sono frutto di sacrificio e di impegno, che non lasciano nulla al caso. Tokio e il Giappone sono stati la vetrina internazionale in cui il mondo si è specchiato per quindici giorni di pure emozioni: un appuntamento quotidiano disatteso da pochi.

I Giochi, suggellati da una suggestiva cerimonia di chiusura, si sono congedati col rituale passaggio di consegne alla città sede della prossima edizione e un Arrivederci a Parigi 2024. L’invito avrebbe potuto o sarebbe dovuto essere Arrivederci a Roma 2024, ma la Giunta Capitolina, a suo tempo interpellata, ha deliberatamente e convintamente votato per il non luogo a procedere, decidendo di rinunciarvi.

Ricordo bene le Olimpiadi romane del 1960 e conservo nitide le immagini di quell’eccezionale evento, prima sociale che sportivo. Per l’Italia iniziava una stagione economicamente florida e promettente sotto vari aspetti, con un incremento del PIL mai più ripetuto negli anni a venire. Fu forse una favorevole contingenza ma in effetti l’evento coincise con l’avvio di un’eccezionale fase di sviluppo. La scelta di rifiutare un’offerta ambita da tanti Paesi, nell’ancora palpitante atmosfera dei Giochi, non può che far ricredere sulla decisione assunta e le motivazioni addotte. Si è ritenuta l’occasione troppo ghiotta per non sporcarsi le mani e finire nelle spire della malaffare. Come dire che la partita sarebbe stata persa in partenza, ammettendo esplicitamente una cronica incapacità di controllo. Così una città decide per un’intera popolazione, con qualche inevitabile ripensamento sui criteri di rappresentanza democratica. Come coniugare correttamente allora le libertà individuali con gli interessi collettivi?

In una società iperconnessa in cui le relazioni sviluppano reti sempre più fitte e complesse, gli spazi delle libertà personali sono destinati a ridursi a favore della collettività. Per contro si diffondono movimenti anti sistema che rivendicano il diritto all’autodeterminazione. Succede così che ci si oppone alla realizzazione di infrastrutture di collegamento (TAV) o energetiche (TAP), ritenute inutili e dannose per l’ambiente e il territorio. Non solo, se un virus (Sars-CoV2) infetta il mondo intero e gli organismi preposti alla sicurezza sanitaria, individuano nei vaccini la cura più efficace, diretta e meno rischiosa, c’è chi si oppone, ritenendo che la scelta aspetta al singolo cittadino. Se in aggiunta, a tutela della salute di tutti, si chiede di esibire un documento di controllo per l’accesso a luoghi di alta frequentazione, si bolla il procedimento come atto incostituzionale ritenendolo lesivo della libertà personale. Sul tema le posizioni politiche sono variegate e in genere si concorda sugli obiettivi ma ci si distingue sulle procedure: e ovviamente nessuna di quelle adottate dagli organi di governo, è ritenuta adatta allo scopo.

Quelli sollevati sono aspetti contradditori della nostra società e che vanno al più presto affrontati per evitare che veti e interdizioni da parte di alcuni, possano nuocere alla maggior parte degli altri. Il ben noto effetto farfalla ci ha fatto capire che quello che succede dall’altra parte del mondo, si ripecuote nei nostri territori, finendo per alterare gli equilibri complessivi del Pianeta.

I cambiamenti climatici, dagli effetti sempre più drammatici, con una matrice antropica acclarata, sono il chiaro esempio di come politiche integrate siano quanto mai urgenti e necessarie.

Se non si riuscirà a trovare al più presto una sintesi tra il rispetto delle libertà individuali e la tutela degli interessi collettivi, l’umanità intera ne soffrirà e le conseguenze saranno drammatiche per tutti.

Adalberto Notarpietro