Le ultime rivelazioni sulla strage di Bologna vengono solo a confermare quello che si è sempre saputo. Quel particolare modo di operare dei terroristi neri, a colpi di attentati dinamitardi che in gran parte prendevano di mira i treni,  fu frutto dei neofascisti collegati con gli uomini della P2. Purtroppo, ancora una volta, viene ribadito il coinvolgimento di alcuni servitori dello Stato che, in realtà, erano servitori di altri interessi.

La diffusione delle trascrizioni di alcune intercettazioni ambientali di Carlo Maria Maggi di Ordine Nuovo ribadisce la giustezza della condanna per la strage bolognese, per la quale persero la vita 86 persone, comminata a Giusva Fioravanti e a Francesca Mambro, nonostante loro continuino a proclamarsi innocenti. Inevitabile il collegamento ai nomi di molti magistrati che già prima di quella efferata strage, mentre stava prendendo corpo il terrorismo brigatista, si erano già messi sulla pista di quello altrettanto violento e pericoloso  dei fascisti.

Per quello furono uccisi, prima di quel drammatico inizio di agosto del 1980, i giudici Occorsio, Alessandrini e Amato. Indagavano su quel particolare tipo di terrorismo di cui molti non avevano ancora percepito la pericolosità e si limitavano a parlare di “opposti estremismi”.

Mario Amato è passato alla storia anche perché la fotografia del suo corpo lasciato senza vita il 23 giugno 1980, meno di due mesi prima la strage di Bologna, mostrava il buco che aveva sotto una delle sue scarpe. L’omicidio di cui fu riconosciuto responsabile Gilberto Cavallini dei Nar venne compiuto alla fermata dell’autobus sotto casa del magistrato perché la mattina presto si recava al Tribunale di Roma con i mezzi pubblici. Amato aveva spiegato la sua situazione nel corso di un’audizione di fronte al Csm: «C’era una sola macchina blindata. Ritenevo più opportuno lasciarla disponibile per i colleghi che si occupano del terrorismo rosso e svolgono un’attività di gran lunga più rischiosa di quella che svolgo io».

Era dunque ignaro del fatto che, invece, gli eversori fascisti e pidduisti ben sapevano di quanto egli si stesse avvicinando loro e a svelarne le trame.

Eliminati i magistrati scomodi, approfittando della scia di sangue che continuava ad essere lasciata dall’altra specie di terrorismo, i neofascisti hanno potuto muoversi indisturbati e prestarsi quale manovalanza, né più né meno come facevano già, e faranno ancora a lungo, la Banda della Magliana, la mafia e le altre organizzazioni criminali, per operazioni economico finanziarie, com’è stato nel caso Sindona Calvi, e istituzionali politiche come per quanto riguarda gli omicidi Falcone e Borsellino.

In ogni caso, si è trattato di uno stragismo e di un terrorismo che andava contro il sistema democratico e, quindi, in particolare contro i partiti popolari di massa, a partire dalla Democrazia cristiana impegnata ad assicurare la tenuta di quel sistema.

E’ una cosa che una certa sinistra non ben comprese e così si spiega la frequenza con cui parlava di “stragi di Stato”. Terminologia che finiva per aiutare a nascondere e non far emergere le “mele marce” che effettivamente esistevano nell’apparato dello Stato, composto però nella stragrande maggior parte dei casi da fedeli rappresentanti delle istituzioni.