“Avverto spesso una mancanza di competenza e di progettualità. Le due cose sono, insieme, necessarie. La progettualità ad alto livello fornisce il senso e la speranza del futuro; la competenza e invece la capacità di leggere la società e le sue grandi trasformazioni”.

Così, il cardinale Gianfranco Ravasi, persona garbata e coltissima -che ho avuto la fortuna di conoscere in un lungo viaggio nel lontano 1973- ha risposto a una domanda del giornalista su un argomento estraneo ai suoi studi come la politica in Italia, compendiando in poche righe fulminanti la situazione nella quale ci troviamo.

Certo il quadro non è confortante, tra la disordinata manovra economica del governo; i parlamentari chiamati a votare di notte un testo che non conoscono; la Presidente del Consiglio che invoca il diritto al rodaggio, quasi fosse un’auto nuova. E ancora: con l’esigenza di fare chiarezza su PNRR e MES; le due riforme (fisco e concorrenza) rinviate a chissà quando; il reddito di cittadinanza da modificare dopo incertezze anche interpretative fino al rinvio a gennaio. Oltre ai disastrati dossier di grandi imprese dove lo Stato è dovuto intervenire in emergenza.

Ce n’è abbastanza per capire che, dopo anni di opposizione intransigente, chi è chiamato ad affrontare la realtà mostra i propri limiti e non bastano grinta e decisionismo.  In altri tempi, in questi casi, soccorreva l’ideologia; oggi non basta ricorrere alla vernice delle dichiarazioni retoriche, come scrive Giovanni Floris.

Alla fine la manovra economica sarà approvata al buio, e tutti -maggioranza e minoranze- brinderanno al nuovo anno. E poi? L’ultima dichiarazione della presidente Meloni, guarda caso, è un esempio di retorica un po’ volpina:” L’Italia non utilizzerà mai il MES, lo firmo con il sangue” e così dicendo nasconde il problema vero: il Parlamento è chiamato a ratificare il nuovo strumento finanziario, non ad utilizzarlo.  La dichiarazione accontenta tutti: sia i contrari al ricorso al MES, che i favorevoli alla semplice ratifica. Naturalmente con grande spolvero nei titoli dei giornali della destra.

Tra i primi impegni, dopo la legge di bilancio ,è il dossier Alitalia,  impresa ormai prossima ad essere ceduta, per porre fine a un disastro che dura da anni e che è costato al contribuente italiano almeno due miliardi di perdite. L’occasione per evitare questo sfascio è vecchia di vent’anni: c’era un accordo con la compagnia olandese  KLM che la avrebbe pagata e rilevato i debiti, creando un network di trecento aerei e quasi quattrocento destinazioni nel mondo. Non se ne fece nulla per l’opposizione durissima dei sindacati. I lavoratori hanno poi pagato un prezzo ben più alto di quello che sarebbe risultato a loro carico con la cessione.

E ancora si potrebbe continuare. Basti ricordare i dossier aperti e le insostenibili situazioni che ne derivano, come la ex Ilva di Taranto,  la più grande acciaieria d’Europa ormai quasi ferma; la rete telefonica, dove le divisioni nei governi hanno bloccato una soluzione in grado di riportare il gruppo alla dimensione delle tecnologie di eccellenza dei tempi di Telecom prima della privatizzazione; il disastro della Banca Monte dei Paschi di Siena acquisito dallo Stato, rifinanziato e che è costato, sempre al contribuente italiano almeno sette miliardi di euro.

Dossier che scottano, dove è da dubitare che bastino grinta e dichiarazioni per risolverli.

Progettualità e competenze, insomma, non si improvvisano. Ma almeno il rispetto delle regole e la valorizzazione delle esperienze diffuse, che nel nostro Paese sono tante, anche dentro il governo, sarebbe già un passo avanti.

Guido Puccio