Una delle principali lezioni che vengono dalla storia del movimento politico dei popolari e dei cristiano democratici è quella del rispetto delle diverse sfere di competenze e responsabilità richiamate dal piano politico e da quello religioso.

L’ispirazione cristiana in politica non è costrizione da subire o un ordine da eseguire. Neppure, alla rovescia, un “invadere”  le dimensioni  di natura prettamente spirituale ed ecclesiale.

E’ semmai un “un assumere da”, “un prendere da”. Fondamento che sostanzia un forte riferimento ideale e prospettico. Animatore, così, di una specifica declinazione dell’impegno verso e dentro la realtà delle cose che riguardano le donne e gli uomini.

L’autonomia di cui parliamo sempre, anche sulla base del primigenio pensiero politico laico di molti cristiani, quello inizialmente avviato nella Germania della seconda metà del diciannovesimo secolo, poi concretizzato anche nella versione italiana da don Luigi Sturzo, caratterizzò la responsabilità pubblica e l’avvio di un metodo destinati a portare pienamente, e finalmente, il mondo cattolico alla piena ricomposizione con la società contemporanea e con lo Stato, dopo i grandi traumi provocati dalla Rivoluzione francese e dalla successiva presa di Porta Pia.

Fu così possibile la definizione di particolari contenuti programmatici che, elaborati laicamente, si rivolgevano ad altri laici. Non sulla base di una richiesta del convergere su un sentimento e una pratica religiosa, bensì quale possibile condivisione di progetti politici e legislativi che, pure, “assumevano”  vitalità esclusivamente grazie al coerente riferimento evangelico.

Proprio in virtù della sua valenza universale, la forza liberatrice, vivificatrice e rigeneratrice del Vangelo, può far ritrovare assieme donne e uomini, indipendentemente dal fatto di essere credenti. Quelle e quelli, ovviamente, con una particolare predisposizione alla solidarietà, alla coltivazione delle relazioni umane. Quante e quanti credono nel valore e nel ruolo della famiglia, che hanno lo stesso rispetto della vita, che puntano ad un’educazione interessata alla Persona, assunta nella sua integralità. Consapevoli del fatto che, in ogni caso, con la nascita si riceve un dono da riversare generosamente a favore dei propri simili.

Non sono queste “fortune” appannaggio dei solo credenti. Le chiamo tali perché chi è animato esclusivamente da intenti egemonici, da spirito di sopraffazione e da egoismi perde il senso reale dell’importanza relativa del proprio momentaneo passaggio nella Storia e vive, dunque, in un perenne stato di limitatezza, ancorché non sia tutto ciò percepito e accettato pienamente.

E’ quindi evidente quanto l’autonomia da noi concepita, tutta in una dimensione laica, sia basata sul pieno riconoscimento di come il Pensiero sociale della Chiesa miri alla liberazione di tutti gli esseri umani, non solo dei cattolici, dalle condizioni di disuguaglianza ed arretratezza che riguardano la dignità, il lavoro, l’accesso alla cultura, all’informazione e all’educazione, la cittadinanza.

La Chiesa, esperta in umanità, come diceva Paolo VI, non resta certo indifferente di fronte allo smarrimento morale dei singoli e delle entità collettive, neppure dinanzi all’ingiustizia economica e civica. La forza di quel Pensiero sta proprio nella sua capacità universale di ascolto, di sollecitazione e di cura diretta verso tutti gli esseri umani.

E’ la politica, sono gli uomini politici, dunque, a dover poi definire adeguatamente il corretto rapporto tra quel pensiero e l’azione e a tenere distinte competenze e responsabilità che l’impegno pubblico inevitabilmente richiama. Anche se la tentazione è sempre dietro l’angolo, è necessario rifuggire da ogni forma di strumentalizzazione che finisca per mischiare sacro e profano.

A tutto questo ho pensato allorquando è giunta la conferma della posizione di Papa Francesco sulla questione amazzonica e, in particolare, su tutte le polemiche relative alla sua supposta disponibilità ad accogliere l’idea di consentire il matrimonio dei sacerdoti. Cosa che ha richiamato tanto interesse in tutto il mondo e che, in qualche modo, ha finito per essere stravolta da una certa morbosità, oltre che divenire oggetto di attenzione da parte dei praticanti di un modo collaterale e sotterraneo di fare politica, soprattutto una certa politica, che non disdegna di interessarsi, in maniera molto interessata, della complessa fase che vive la Chiesa cattolica.

Ora, proprio in coerenza con le premesse di questo mio intervento, intendo precisare con chiarezza che non ci siamo mai voluti intromettere nel dibattito in corso nella Chiesa, anche se notavamo il tentativo di trascinare molti fatti ed accadimenti sul piano della propaganda politica nostrana, ma non solo.

Si è tentato e si tenta, persino, di utilizzare vicende proprie della sfera teologica e della vita ecclesiale per organizzare un’area cattolica ben precisa, volutamente perdendo di vista la distinzione tra ciò che dev’essere di natura religiosa e ciò che riguarda lo scontro politico.

Non è certo una novità. Non è la prima volta che si assiste ad un uso interessato, e parziale, delle dichiarazioni dei pontefici e degli uomini di Chiesa.

Così, di Papa Giovanni Paolo II si esaltò la battaglia contro il comunismo, ma non si esitò a mettergli la sordina quando parlò della scomoda cosa che si chiama Pace. Soprattutto, prima e durante i conflitti armati in cui anche l’Occidente si è gettato per difendere quei valori, tra cui quelli indicati dal cristianesimo, poi smentiti sistematicamente in tante altre occasioni.

Anche nel caso del pontificato di Francesco è evidente la strumentalizzazione.

Sulla base di presunte eresie lui addossate, in ogni caso ricordano i teologi che eretico è chi dà dell’eretico al Papa, si è provato ad utilizzare l’anti franceschismo per rafforzare posizioni politiche di destra e ad attirare, così, una parte del voto cattolico più tradizionalista. Si sono prese a pretesto tante ricostruzioni parziali del suo pensiero e delle sue affermazioni per compiere delle vere e proprie operazioni politiche, nazionali ed internazionali, il cui scopo è quello di mettere a tacere l’unica voce che ancora parla degli ultimi, degli scartati, degli emarginati.

La sinistra plaude all’impegno di Francesco per la tutela dei più poveri, per il suo chiaro impegno contro la finanziarizzazione estrema dell’economia, capace di rendere i ricchi sempre più ricchi a scapito dei poveri, e la battaglia a favore del Creato. Si scorda, però, le chiari e forti parole sull’eutanasia, sul rispetto della vita e su tutto ciò che richiama ad una più forte tensione etica da riscoprire a presidio e salvaguardia della Persona e delle relazioni umane.

Giancarlo Infante