Nella prova, la fiducia. Questo è il traguardo al quale si deve e si può tendere in tempi difficili quali quelli che stiamo tutti attraversando affrontando l’emergenza dovuta alla diffusione del Coronavirus (Covid-19). Fiducia, termine poco praticato da questa società frammentata e fragile. Per citare Ivo Lizzola, docente di Pedagogia sociale e della marginalità all’università di Bergamo: “La fiducia è un’avventura del sentire e del pensare. La fiducia da spazio agli altri. Ad altro, alla realtà da riconoscere, da costruire, da far vivere bene. Nella fiducia si coglie (e ci si accoglie in) un tempo a venire, un orizzonte di impegno comune. Una promessa”. Un desiderio di stare in pace, affidandosi gli uni agli altri.

Andando indietro nella storia, il prof. Franco Cardini nel saggio Le cento novelle contro la morte. Giovanni Boccaccio e la rifondazione cavalleresca del mondo (Salerno editrice, 2007) dedicato al Decameron di Giovanni Boccaccio, sottolinea che l’opera dell’autore toscano, intende condannare quella forma di società votata al denaro e al commercio, quindi all’individualismo e propone il suo superamento in nome del recupero dei valori cortesi e cavallereschi, basati sull’amicizia e la solidarietà.

Queste due brevi citazioni insegnano che per riscoprire il tesoro della fiducia, la prospettiva di riferimento a cui attingere è la “relazione”, la quale si propone di rimettere al centro i valori di “solidarietà, comunità e volontarietà”. Ciò significa, come persone, farsi attori fecondi per un dialogo che sappia abbracciare la gratuità e il dono secondo un agire che pone come immagine concreta di riferimento quella della ‘lavanda dei piedi’. “Dal momento in cui il Signore lavò i piedi ai suoi discepoli e insegnò loro a fare altrettanto’ ha indicato la ‘Via’, quella del ‘servizio’. Quella della diakonia, dello scambio che salva, nel senso più autentico di diakonia, come messaggio che invita alle nozze e che poi si mette al servizio del banchetto delle nozze del figlio del Re” (Mt 22, 1-2).

Così, la condivisione gratuita assume un ruolo propulsore, non solo per preservare e valorizzare le risorse disponibili, ma anche per crearne di nuove. A questa si affiancano il dono e la reciprocità delle relazioni. La relazione umana fondata sul paradigma del dono avvia tra le persone percorsi di fiducia, di legami amicali e liberi, sbilancia i rapporti facendo passare i significati dalle ‘cose’ che si mettono in circolo alle ‘relazioni’ che si stabiliscono tra le persone stesse. Umanizza la vita sociale. Dunque, la gratuità, il dono e la fiducia contribuiscono a costruire “comunità attive” capaci di formare reti di prossimità in grado di ri-costruire legami sociali.

Riuscire ad intercettare solitudini e fragilità sociali, secondo logiche di cittadinanza attiva, è una grande sfida collettiva per costruire un’alternativa credibile e sostenibile all’attuale imperversare di sterili e disaggreganti egoismi, contrastando il disagio e le marginalità presenti nei territori, fino a promuovere comunità più inclusive ed accoglienti, sconfiggendo il virus dell’indifferenza.

Costantino Coros

 

Immagine utilizzata : Pixabay

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