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Percorsi di Secondo welfare su donne e occupazione: il lavoro che crea lavoro

In Italia lavorano 55 donne su 100 nella fascia d’età 20-54. Almeno altre 15 vorrebbero ma non riescono. E se ci sono figli o anziani da assistere, restano intrappolate a casa. A dirlo è Maurizio Ferrera, che su Percorsi di Secondo Welfare (CLICCA QUI) indica alcune cose che il Governo Meloni potrebbe fare per cambiare le cose nel nostro Paese, incentivando anche la natalità che tanto ci manca.

In Italia lavorano 55 donne su 100 nella fascia d’età 20-54. Altre 15 vorrebbero trovare occupazione, ma non riescono. In parte mancano posti di lavoro congrui rispetto alle competenze, nell’area di residenza (c’è la famiglia).

L’ostacolo principale è però la conciliazione. Se ci sono figli o anziani da assistere , le donne restano intrappolate a casa. E siccome le famiglie monoreddito fanno fatica a quadrare i conti, anche di figli se ne fanno pochi, uno o massimo due. Come ha osservato il New York Times (CLICCA QUI), di questo passo l’Italia rischia di sparire.

Il modello della Svezia

Superare l’ostacolo non è facile, ma altri Paesi ci sono riusciti. La Svezia è il caso di maggior successo. Per incentivare il lavoro femminile e insieme la natalità, ha messo in piedi un sistema pubblico di conciliazione che — visto dall’Italia — è davvero strabiliante. Vale la pena di ricordarne i principali strumenti. Tenendo presente che la loro generosità ha prodotto, sì, un’elevata occupazione femminile, ma non certo un aumento della popolazione. Più semplicemente, ha consentito di mantenere il tasso di natalità intorno al 2,1 figli per donna, il minimo indispensabile per non decrescere. Per la lettura completa dell’articolo CLICCA QUI

Maurizio Ferrera

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